
Lamezia Terme – Con l’avvio della campagna referendaria, il Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme ribadisce la propria contrarietà alla riforma della giustizia oggetto del referendum, ritenendola inefficace rispetto ai reali problemi del sistema giudiziario e pericolosa per l’equilibrio costituzionale dei poteri dello Stato.
Secondo il Comitato nella figura del presidente Mario De Grazia “Occorre ribadire che i problemi della giustizia sono ben altri e non vengono assolutamente affrontati da questa riforma. Mi riferisco alla lentezza dei processi, che interessa direttamente i cittadini che aspettano giustizia, alla mancanza di magistrati e di personale di cancelleria, alla scarsa digitalizzazione nei processi civili e penali. Poi, la divisione delle carriere dei PM e dei giudici, esiste già. Con l'ultima legge Severino le carriere sono già divise ed è molto, molto difficile il passaggio da una funzione di PM a quella di giudice e viceversa. Su dieci mila magistrati solo circa 40 magistrati all'anno passano da una carriera all'altra e lo possono fare solo una volta nella vita e debbono trasferirsi in altra regione”.
Il presidente del Comitato, Mario De Grazia, sostiene quindi che la riforma della giustizia oggetto di discussione non affronta i veri problemi del sistema giudiziario italiano, che sono invece strutturali e concreti, e che incidono direttamente sulla vita dei cittadini.
“L'Ordine Giudiziario rappresenta – sottolinea De Grazia che - secondo la Costituzione, un potere autonomo, indipendente dagli altri due poteri, quello legislativo e quello esecutivo. Esso svolge il delicatissimo ruolo di rispettare e fare rispettare la legge dichiarando il diritto con equità e giustizia nei confronti di tutti. Proprio per questo deve avere un' autonomia assoluta e indipendente nei confronti del Parlamento e del Governo. I giudici, dice la Costituzione, sono soggetti soltanto alla legge! Ora, la creazione di due Consigli Superi, uno per i PM e l'altro per i Giudici, oltre ad impegnare importanti risorse economiche, indebolisce la Magistratura rendendola permeabile dalla politica, ne divide la cultura giuridica unitaria, avvicina i PM alla funzione repressiva e organizzativa tipica del Ministero degli Interni. Intanto non credo che, per gli errori e l'illegalità di alcuni, debbano criminalizzarsi gli organismi associativi presenti nella Magistratura”.
Il ragionamento di De Grazia parte da un caposaldo della Costituzione italiana: l’Ordine Giudiziario è uno dei tre poteri dello Stato, distinto e autonomo rispetto al potere legislativo (Parlamento) e a quello esecutivo (Governo). Questa separazione non è teorica, ma serve a garantire che la giustizia sia amministrata senza condizionamenti politici.
“C'è da dire infatti, che – prosegue De Grazia - le correnti costituiscono per i magistrati il modo associativo per mettersi insieme e poter condurre iniziative comuni più efficaci in ordine ai problemi della giustizia, alla loro incidenza nel Paese, alle ragioni professionali della categoria. Il sorteggio dei membri togati è anch'esso voluto dal governo per rendere più fragile, caotico, e improvvisato l'autogoverno dei magistrati. Nessuna assemblea elettiva al mondo si regge sul sorteggio!!! È immaginabile un Consiglio Comunale eletto per sorteggio tra determinati cittadini? O un Consiglio dell'ordine avvocati, eletto con sorteggio? Chi lo vorrebbe? Il sorteggio, poi, non solo è culturalmente riduttivo, oserei dire anche infantile, quanto non garantisce la qualità dei componenti scelti. I membri "laici", non togati, dei nuovi organi saranno invece sorteggiati in una lista già predisposta dalla maggioranza di Governo, che quindi potrà condizionare le carriere, i trasferimenti dei Magistrati”.
Secondo De Grazia quindi il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura perché, a suo avviso, indebolisce l’autonomia dei magistrati e rende caotico l’autogoverno, mentre le correnti permettono ai magistrati di coordinarsi e difendere la categoria. Inoltre, il sorteggio dei membri laici, scelti da liste predisposte dal governo, rischia di dare al governo un’influenza sulle carriere e trasferimenti dei magistrati, senza garantire competenza né serietà nelle scelte.
“La funzione disciplinare, già presente tra i compiti del Consiglio superiore, con la riforma affidata ad un nuovo organo, serve alla politica e all'esecutivo per condizionare e intimorire l'azione giudiziaria dei Magistrati. La nuova Corte disciplinare verrà, infatti, composta da magistrati sorteggiati e da esperti non togati sempre sorteggiati ma tra 100 nomi scelti a maggioranza dal Parlamento e, quindi dalla maggioranza al governo! “Questa riforma è ingiusta non verso i magistrati, ma proprio nei confronti dei cittadini. Ad essi interessa una giustizia più veloce e puntuale, non una giustizia asservita alla politica. È del tutto evidente che i motivi veri di questa ingiusta riforma sono: condurre PM e magistrati giudicanti sotto il controllo politico e creare le condizioni per l'abolizione dell'obbligatorietà dell'Azione penale nel prossimo futuro”.
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