
Roma - Si è tenuta ieri,nel secondo pomeriggio, l’audizione di Federazione Medici Territoriali-FMT in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per l’esame del disegno di legge C. 2700, recante “Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Per FMT è intervenuto il segretario nazionale Francesco Esposito che oggi, all’esito della sessione, ha dichiarato: “Eppur si muove, dopo anni di immobilismo nell’agenda politica sanitaria, apprezziamo lo sforzo del Governo e confidiamo nei lavori di questa Commissione e del Parlamento, affinché si avvii un processo riformatore organico per il potenziamento e la modernizzazione del SSN sul piano del personale e dell’organizzazione dei servizi, per assicurare i livelli essenziali di assistenza e per poter rispondere alla domanda di salute di una società profondamente mutata dal punto di vista sociale, soprattutto sotto il profilo dell’invecchiamento della popolazione, per la presa in carico della cronicità e della fragilità”.
Nell’audizione (è stato depositato un documento) Esposito ha sottolineato: “In premessa, anche facendo riferimento al capo 1, che poi è collegato anche all’articolo tre, esprimiamo forti perplessità sugli strumenti messi in campo, in primis la mancata previsione di risorse adeguate. La sanità pubblica ha sempre meno personale, sempre più professionisti sono in fuga, verso il privato, la pensione e anche all’estero, per il crollo dei compensi e l’abbassamento della qualità delle condizioni di lavoro; il SSN è una nave in deriva che affonda, sotto l’effetto di anni di sotto finanziamento, di un malinteso federalismo, di una privatizzazione strisciante e di una permanente esternalizzazione dei servizi: serve quindi un cambio di rotta radicale, intanto sugli investimenti, ma anche su università, accesso e formazione specialistica, poi nuove politiche sui redditi e sgravi fiscali, ma anche di welfare attivo per una professione sempre piu al femminile (un pacchetto di provvedimenti per garantire tutele per la maternità e la conciliazione oraria e i permessi), quindi una riorganizzazione dei servizi territoriali, di assistenza primaria, continuità assistenziale, ed emergenza-urgenza e ospedalieri, infine una nuova governance, con centralità dei medici a livello nazionale, regionale e aziendale”.
“Un primo tassello di una vera rivoluzione copernicana - ha continuato - passa per la formazione, per esempio con la previsione di una specializzazione medica non solo universitaria, ma più proiettata nelle strutture ospedaliere, in modo da poter avere sempre più specialisti anche sul territorio. Quindi nella medicina generale: la formazione deve diventare una specialità a tutti gli effetti, in linea con tutte le altre specializzazioni mediche e con i canoni europei, anche dal punto di vista delle tutele e delle borse. Un percorso moderno effettuato sul territorio, con un ruolo importante affidato ai medici di medicina generale che vi operano, e che dia largo spazio a quelle che sono le nuove forme di diagnosi di primo livello, ovvero una serrata formazione per quanto riguarda le metodiche radiologiche, cioè l’ecografie, i doppler, la lettura dell’elettrocardiogramma. Così anche da coordinare in modo coerente le risposte alla domanda di salute in rete con l’ospedale, riducendo così anche l’eccesso di visite improprie. Questi interventi potrebbero anche essere le premesse per un contratto unico della medicina convenzionata, offrendo maggior tutele ai medici di medicina generale e rendere più attrattiva la professione”.
“Sul piano ordinistico - ha proseguito il segretario nazionale FMT - crediamo sia necessario fissare il principio dell’alternanza e porre i limiti di mandato ma esclusivamente alle figure apicali, quindi presidente, tesoriere, segretario. Su quello professionale: nella responsabilità penale si accoglie con favore la sostituzione dell’art. 590-sexies c.p. La previsione della punibilità a solo titolo di colpa grave in caso di osservanza di linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali rappresenta un passo fondamentale. È di estrema rilevanza l’estensione di tale limitazione non solo ai casi di imperizia, ma anche ai casi di imprudenza e negligenza, superando le precedenti incertezze interpretative. L'introduzione di criteri legali per la graduazione della colpa con l’inserimento dell’art. 590 septies — quali la scarsità di risorse umane e materiali, le carenze organizzative e le situazioni di emergenza — risponde finalmente alle istanze dei professionisti che operano in contesti degradati o sotto-organizzati. Anche in ambito civile l’inserimento del comma 3-bis all’art. 7 della Legge 24/2017 recepisce i medesimi parametri di valutazione del contesto organizzativo previsti per il settore penale. Nonostante l'innovazione, resta fermo il rinvio all’art. 2236 c.c., che limita la responsabilità alla sola colpa grave solo dinanzi a ‘problemi tecnici di speciale difficoltà’. Sarebbe auspicabile che il legislatore valutasse un’estensione più decisa dello ‘scudo’ della colpa grave a tutta l’attività sanitaria prestata in condizioni di accertata carenza organizzativa, indipendentemente dalla complessità tecnica della prestazione, per evitare che la tutela penale venga vanificata da un’eccessiva esposizione risarcitoria in sede civile.In relazione al futuro inserimento dei Medici di Medicina Generale (MMG) all'interno delle Case di Comunità, potrebbe essere utile chiarire esplicitamente che la responsabilità derivante da carenze di dotazione strumentale, logistica o di personale di supporto all'interno delle strutture aziendali gravi esclusivamente sulla struttura sanitaria (Azienda), sollevando il singolo professionista che si trovi a operare con mezzi inadeguati messi a disposizione dalla parte pubblica”.
“La parola passa ora al Parlamento - ha concluso Esposito - che ci auguriamo analizzi le nostre osservazioni e proposte e possa farne tesoro nell’interesse dei cittadini e dei medici, per la modernizzazione della sanità pubblica”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
