
Lamezia Terme - "Ridurre la crisi del Partito Democratico di Lamezia a una vicenda locale significa non voler vedere ciò che sta accadendo in tutta la Calabria". Francesco Grandinetti, già presidente PD Lamezia, interviene nuovamente sulla vicenda del partito cittadino dichirando "o restituiamo il partito ai cittadini o perderemo i cittadini: dai territori calabresi la richiesta di una rifondazione unitaria del PD".
Secondo Grandinetti "non sono solo le dinamiche lametine a denunciare un malessere profondo. Nei giorni scorsi si sono dimessi Aldo Rosa, componente della segreteria provinciale e segretario del circolo “Puccio” di Catanzaro Lido; Giovanni Vitale, membro dell’assemblea regionale e tesoriere dello stesso circolo; e Claudio Chiaravalloti, componente dell’assemblea provinciale e del direttivo. A loro si è aggiunta la lettera alla segreteria nazionale firmata da Antonio De Franco e Stefania Biagini, componenti della Direzione provinciale del PD di Catanzaro, che parlano apertamente di un partito logorato da personalismi e distante dalla realtà. A Lamezia, a mezzo stampa, sono intervenuti Antonio Sirianni, che ha denunciato una “deriva autoreferenziale”; Cesare Perri, che ha parlato di un partito in stato di confusione; Laura Gigliotti e Antonio Pandolfo, che hanno evidenziato anomalie nei percorsi congressuali e nelle scelte politiche. Quando città diverse, dirigenti diversi e ruoli diversi arrivano alle stesse conclusioni, il problema non è più territoriale: è strutturale. Non possiamo ignorare episodi che hanno segnato questa fase: la richiesta di espulsione dell’avv. Masi, consigliere comunale del PD definito “dissidente”, e l’ostruzionismo nei confronti di Doris Lo Moro, fino a metterne in discussione persino l’ingresso nel gruppo consiliare. Sono segnali che vanno oltre la normale dialettica politica. Il nodo resta il sistema di selezione della classe dirigente e la concentrazione del potere sulle candidature. Una legge elettorale che consente ai vertici di decidere chi occupa le posizioni eleggibili soffoca la dialettica interna e rende i territori subalterni".
"La Calabria - ribadisce Grandinetti - ha bisogno di un Partito Democratico vero: libero da interessi legati alle prossime candidature nazionali, capace di occuparsi concretamente di sanità, lavoro, infrastrutture e delle crescenti fragilità sociali che colpiscono anche quella classe media che fino a ieri si riteneva al riparo. Non bastano più dibattiti isolati, facilmente neutralizzati dal silenzio tattico dei dirigenti regionali e nazionali, incominciando da Irto. Occorre superare le appartenenze geografiche e riconoscere che la crisi è comune. Per questo rivolgo un appello a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di parlare pubblicamente: incontriamoci, costruiamo una piattaforma condivisa e chiediamo un incontro unitario a Roma per discutere della situazione del PD in Calabria. Serve una rifondazione vera. Serve una battaglia per cambiare la legge elettorale e restituire ai cittadini il potere di scegliere, magari iniziando proprio dalla Calabria una raccolta firme per il ripristino delle preferenze. O si restituisce democrazia e rappresentanza ai territori, oppure il distacco tra partito e società diventerà irreversibile. Il tempo dei silenzi è finito".
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