Grandinetti (Associazione L.A.M.E.T.I.A.): “Città al bivio, valorizzare ciò che abbiamo per non perdere il futuro”

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Lamezia Terme – “C’è un momento in cui una comunità deve fermarsi, guardarsi allo specchio e chiedersi se sta davvero utilizzando tutto ciò che ha. Io credo che Lamezia, oggi, si trovi esattamente a questo bivio, mentre altre città stanno accelerando per posizionarsi in modo concreto e competitivo. Abbiamo risorse, storia, una posizione geografica strategica, energie e competenze umane. Quello che spesso manca non è il potenziale, ma la consapevolezza del valore che già possediamo”. È la riflessione di Francesco Grandinetti in qualità di Presidente dell’associazione L.A.M.E.T.I.A..

Secondo Grandinetti, “negli ultimi anni si è discusso molto del ruolo del nostro aeroporto. Troppo spesso è stato considerato soltanto un punto di transito, una porta di ingresso e di uscita verso altri luoghi della Calabria. Ma uno scalo non è solo una pista e una sala partenze: è un biglietto da visita, un’opportunità economica, culturale e turistica. L’aeroporto di Lamezia può e deve diventare uno strumento per attrarre visitatori che scelgano la città, che la vivano, che si fermino, che la raccontino. È per questo che dobbiamo custodirne e valorizzarne l’importanza e la storia. Per valorizzare Lamezia serve una visione chiara e condivisa. Serve la capacità di mettere in rete ciò che già esiste: i nostri centri storici, da Nicastro a Sambiase; il patrimonio archeologico e termale, ancora non pienamente sfruttato; il mare, la montagna a pochi minuti; la storia industriale e ferroviaria; una metropolitana di fatto già esistente, che andrebbe valorizzata, resa più frequente nelle partenze e negli arrivi, più conosciuta e più funzionale alla vita quotidiana e al turismo. In questo contesto si inserisce anche l’insediamento nella zona SIR legato al progetto cinematografico su Sandokan, proprio nella città che ha dato, sin dall’inizio del Novecento, i natali ai primi cinema della Calabria e che ha ospitato figure di livello internazionale, come Carlo Rambaldi. Un insediamento, peraltro, situato in prossimità dell’aeroporto, che rappresenta un patrimonio per il nostro territorio e che non possiamo permetterci di lasciare deperire, come purtroppo è accaduto spesso con altre opportunità. Il progetto Sandokan non è un episodio isolato né una semplice produzione audiovisiva, ma un segnale importante: dimostra che Lamezia può dialogare con l’industria culturale e creativa, diventare scenario, set e laboratorio, aprendo la strada a nuove professionalità e a nuovi lavori. È lo stesso spirito che anni fa mi portò a immaginare MEDIPARK, un parco del divertimento capace di adattarsi anche a studi cinematografici e teatri moderni. Abbiamo inoltre una ricettività diffusa, con i B&B come elemento chiave per garantire la permanenza in città e non il semplice passaggio, oltre a numerose attività di ristorazione e a un’offerta attrattiva in ogni periodo dell’anno”.

Tutto questo, prosegue la nota “non richiede miracoli. Richiede una cosa sola: mettere le persone nelle condizioni di fare, non di essere ostacolate. Imprenditori, associazioni culturali e operatori del turismo non devono essere considerati un problema da controllare, ma una risorsa da accompagnare. Affidare loro spazi e zone della città, renderli vivi, accessibili e attrattivi, significa restituire Lamezia ai cittadini e ai visitatori. Al contrario, una burocrazia lenta e autoreferenziale, che si sostituisce alla politica sana invece di servirla, finisce per soffocare ogni iniziativa e allontanare energie preziose. Come presidente dell’associazione L.A.M.E.T.I.A., sento il dovere di lanciare un appello chiaro ai cittadini: prendiamo consapevolezza di ciò che Lamezia è. Perché molto spesso il non sviluppo nasce proprio da qui, dalla mancata percezione del nostro valore. Per questo vi invito a partecipare il 16 gennaio presso “Il Piccolo”, in Piazza Mazzini, per discuterne insieme ed evitare di continuare a dividerci in scaramucce inutili, interne ed esterne, mentre il tempo passa e i giovani, uno dopo l’altro, scelgono di andare via. Non possiamo più permettercelo. Se vogliamo che Lamezia cresca, dobbiamo lavorare insieme, superare personalismi politici e diffidenze, costruire una visione condivisa. Le potenzialità ci sono tutte. Sta a noi decidere se lasciarle inespresse o trasformarle in futuro. E il futuro, soprattutto per i nostri giovani, non può più aspettare”.

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