A Genova la mostra “Mare Interno”: tra gli artisti anche il lametino Mario Pino

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Genova - È in corso fino al 27 marzo, presso il Galata Museo del Mare, la mostra collettiva di pittura dal titolo “Mare Interno”, un’iniziativa culturale che riunisce diversi artisti impegnati in un percorso espositivo ispirato al rapporto tra geografia, storia e immaginario. Tra i protagonisti anche Mario Pino, originario di Lamezia Terme e oggi residente a Casalpusterlengo, che partecipa con lo pseudonimo Poa Morini. L’artista presenta cinque tele che esplorano particolari correlazioni tra aree geografiche e vicende storiche di rilievo, intrecciando elementi legati a miti e leggende. Un lavoro che unisce ricerca e suggestione visiva, offrendo al pubblico una lettura originale dei legami tra territorio e memoria collettiva. La mostra rappresenta un’importante occasione di visibilità per l’artista lametino e, più in generale, un momento di confronto culturale all’interno di uno dei principali poli museali dedicati al mare in Italia.

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MARE INTERNO | Corpi, memorie e geografie dell’acqua

La Mostra d'arte contemporanea si terrà a Galata Museo Del Mare, di Genova a cura di Gina Affinito. "Il mare non è solo ciò che si guarda. È ciò che ci abita". Mare Interno - è detto in una nota - nasce dal desiderio di spostare lo sguardo oltre la superficie visibile, sottraendo il mare alla dimensione paesaggistica e restituendolo alla sua natura più intima: materia emotiva, archivio di memoria, territorio instabile in cui corpo e mondo si incontrano. Non  l’orizzonte rassicurante, ma la profondità; non la cartolina, ma la risonanza. La mostra riunisce 28 artisti selezionati, provenienti da diverse cifre stilistiche e generazionali, che operano attraverso pittura, scultura, installazione e fotografia. Una pluralità di linguaggi che non cerca uniformità, ma dialogo e confronto: sguardi differenti chiamati a misurarsi con un tema comune, lasciando emergere prospettive, fragilità e visioni personali. Ogni ricerca attraversa il mare come esperienza vissuta — reale o simbolica — facendo affiorare narrazioni intime, memorie sedimentate, riflessioni sul rapporto tra individuo e ambiente. Il mare diventa così soglia, spazio di transito, luogo in cui si accumulano storie, ferite, trasformazioni. Un elemento che custodisce e restituisce, che avvolge e mette alla prova.  e opere in mostra indagano livelli diversi di profondità: dal corpo percepito come materia liquida e permeabile, alla dimensione collettiva del mare come archivio delle nostre contraddizioni contemporanee; dal tema del confine e dell’attraversamento, alla valenza simbolica dell’acqua come tempo, origine e mutazione. Alcuni lavori si muovono in territori dichiaratamente autobiografici, altri costruiscono visioni più concettuali o poetiche, ma tutti toccano corde personali, lasciando emergere una relazione autentica con il tema. In questa pluralità risiede la forza del progetto. Non una risposta univoca, ma una trama di sguardi e possibilità: gesti che cercano di nominare ciò che è mobile, instabile, difficile da contenere. Il mare interno, appunto — quello che resiste alla definizione e continua a trasformarsi. La scelta del Galata Museo del Mare come sede espositiva amplifica il senso della ricerca. Luogo dedicato alla memoria delle rotte, delle partenze e delle derive, il museo custodisce storie di attraversamenti reali che risuonano con quelli interiori evocati dalle opere. Qui il mare non è semplice contesto, ma presenza viva: scenario storico e simbolico che mette in relazione esperienza individuale e dimensione collettiva. Mare Interno diventa così uno spazio di ascolto. Un luogo in cui l’acqua non è solo elemento naturale, ma linguaggio: una grammatica fatta di stratificazioni, silenzi, ritorni. Le opere non illustrano il mare, lo evocano. Lo attraversano. Lo lasciano affiorare. Perché il mare, prima di essere paesaggio, è condizione. Una presenza che ci accompagna, che ci attraversa, che — inevitabilmente — ci restituisce a noi stessi.

Sinossi opere di Poa Morini

Le cinque tele, parte di un nucleo composto da dieci tele di 100 cm x 100 cm, sintetizzano lunghi momenti di osservazione di alcune aree geografiche del nostro pianeta, attraverso le carte degli atlanti e l’applicazione di Google Earth. Questa personale indagine ha avuto lo scopo di mettere in relazione alcune particolari forme assunte da continenti e regioni delimitate da mari e oceani, con importanti vicende storiche, miti e leggende accadute proprio in quei territori. Forme eterogenee, simbolicamente cristallizzate nelle linee di terra e mare, rivelano un particolare legame tra la casuale evoluzione geologica della litosfera e le vicende della storia umana custode di una memoria collettiva intrisa di sentimento, passione, identità con un coinvolgimento emotivo eminentemente viscerale. Tutte le opere sono caratterizzate da una campitura acrilica blu oltremare e nero, che definisce la massa scura dell’acqua marina, intesa anche come una materia legata al lungo scorrere del tempo della storia. Da questo elemento bivalente emerge la superficie della Terra attraverso una texture materica composta da stucco e argilla, che riconduce idealmente ai minerali. Infine, una linea sintetica definisce il disegno di un’immagine simbolica, che si sovrappone al reale contorno del territorio per evidenziare così questo speciale legame tra terra e mare e storie dell’uomo.

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