Operazione Jerakarni, Curcio: “Cosche violente, narcotraffico fondamentale per welfare clandestino”

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Catanzaro – Pestaggi, spedizioni punitive, colpi di pistola esplosi per strada contro animali randagi. E poi estorsioni, traffico di droga con il coinvolgimento di un capo ultras, detenzione abusiva di armi. Lo spaccato che emerge dall’inchiesta Jerakarni realizzata dalla Dda di Catanzaro nell’area delle Serre vibonesi e con ramificazioni nei Nord Italia consegna l’immagine di una criminalità organizzata efferata e violenta e disposta a tutto per esercitare il controllo del territorio e reperire i fondi necessari a sostenere gi affiliati in galera.

Sono in tutto 54 le misure cautelari firmate oggi dal gip Arianna Roccia nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale e condotta dalla I Divisione del Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dalla Sisco di Catanzaro. Al centro dell’indagine la consorteria di 'ndrangheta "Locale dell'Ariola" e, in particolare la 'ndrina facente capo alle famiglie Emanuele - Idà di Gerocarne con articolazioni in diverse regioni settentrionali, a partire dalla Lombardia dove – secondo le ricostruzioni effettuate dagli investigatori e che ora dovranno passare al vaglio dei magistrati – tra i sodali vi sarebbe stato anche il capo ultras dell’Inter coinvolto nell’inchiesta milanese “Doppia curva”.

“L'importanza della indagine – ha spiegato Salvatore Curcio, procuratore capo di Catanzaro nel corso della conferenza stampa - sta nella operatività della cosca, con spiccata pericolosità. È una ndrangheta che può far paura. Tra gli aspetti più rilevanti l'associazione mafiosa, il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni e l'uso delle armi. I tratti salienti riguardano il narcotraffico, come momento di autofinanziamento per alimentare una sorta di welfare illecito finalizzato ad assistere i detenuti e i loro familiari. Lo spaccio avveniva in Nord Italia, soprattutto Lombardia e Piemonte. Rilevati collegamenti con un capo ultrà della curva dell'Inter, coinvolto in una indagine "Doppia curva" della Dda di Milano, e sarebbe stato referente della cosca di Soriano, dove avrebbe anche giocato anche in una squadra locale. Anche in questo caso le comunicazioni avvenivano su piattaforme criptate, ecco perché l'approccio investigativo è molto cambiato facendo leva su un coordinamento territoriale. Sono state sequestrate numerose armi che venivano utilizzate anche per l'addestramento dei sodali". "Siamo di fronte ad organizzazioni criminali pervasive e pericolose che vanno sempre attenzionate", ha aggiunto Rodolfo Ruperti, questore di Vibo Valentia.

Marco Calì, direttore della Scico ed ex capo della Squadra mobile di Milano, ha spiegato l’importanza del coordinamento nelle indagini: "C'è stata una straordinaria attività di coordinamento nelle indagini durata molti anni, che ci ha consentito di capire l'evoluzione delle attività criminali. La 'ndrangheta è diventata imprenditrice ma nel suo DNA resta la matrice efferata. È un'operazione strategica che attesta la presenza dello Stato sul territorio”. Secondo Marco Garofalo, direttore della prima divisione dello Sco: "Esistono nuove leve molto dinamiche. Siamo di fronte a una criminalità violenta e molto attenta alle attività investigativa per cui il lavoro è molto complesso". A spiegare la complessità delle indagini e il sistematico ricorso degli indagati a piattaforme criptate per gestire i traffici illeciti Sergio Leo, dirigente Squadra mobile di Vibo Valentia, e la dirigente della Sco Catanzaro Paola Grazia Valeriani.

G.V.

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