Lamezia, Giornata della legalità: anche l’istituto Manzoni ha il suo albero di Falcone

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Lamezia Terme - “Ri-innamoriamoci del destino di chi ci sta a fianco”. Questo il messaggio e l’augurio del Procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio rivolto dall’Aula magna dell’Istituto comprensivo Manzoni, dove si è svolta la giornata della legalità, organizzata dall’istituto di via Ferlaino in collaborazione con L’Aiga (Associazione italiana dei giovani avvocati). In occasione del 31° anniversario delle Stragi di Capaci e via D’Amelio avvenute del 1992, i più alti vertici del mondo della giustizia e delle forze dell’Ordine hanno accolto l’invito della Dirigente scolastica dell’IC Manzoni-Augruso, Antonella Mongiardo, a celebrare i valori della legalità e della giustizia, messi in risalto in un manifesto esposto all’esterno dell’edificio: “Noi diciamo No alla Mafiosità... Capaci di non dimenticare”. In una aula magna gremita di alunni e docenti, gli alunni, accompagnati dai rispettivi docenti, hanno ascoltato con interesse e partecipazione il dibattito, moderato dal giornalista Pasqualino Rettura. Un parter prestigioso, quell’IC Manzoni-Augruso, che ha scritto una pagina importante nell’istruzione lametina e calabrese, grazie alla pregnanza e al peso educativo e sociale degli autorevoli interventi.

Dopo il saluto della Dirigente scolastica Antonella Mongiardo e dell’avvocato Serena Perri, Presidente Aiga, sono intervenuti: il Presidente del Tribunale di Lamezia Terme, Giovanni Garofalo, il Dirigente del Commissariato Polizia di Stato di Lamezia Terme, Antonio Turi, accompagnato dalla dott.ssa Gaetana Ventriglia, il Comandante del Gruppo Carabinieri Colonnello Sergio Molinari. Il colonnello dei Carabinieri Nicola Cucci, comandante del reparto bio-diversità di Catanzaro, è stato rappresentato dal Maresciallo Spanò, il quale ha spiegato il significato dell’Albero di Ficus, scelto come simbolo della giornata della Legalità, perché è la pianta che cresce nei pressi della casa del giudice Giovanni Falcone, assassinato nel 1992 dalla mafia. Al pubblico sono pervenuti anche i saluti del sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati Giuseppe Pandolfo.

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Dal presidente del tribunale Garofalo l’invito ad investire con impegno nella cultura come valore per acquisire autonomia, capacità critica ed essere liberi. il Primo dirigente Turi ha sottolineato l’importanza di ricordare Falcone, Borsellino e le tutti coloro che hanno sacrificato la vita nella lotta alla mafia, sottolineando in particolare il significato del termine mafiosità usato in modo efficace nella locandina. Il Comandante del gruppo CC Col. Molinari e il Procuratore Curcio si sono soffermati sull’importanza del rispetto delle regole, che non devono essere viste come una limitazione della propria libertà o come un’affermazione di autorità, bensì come un modo per realizzare una sana convivenza civile. Tutti i presenti hanno sottolineato l’importanza della scuola, come baluardo di legalità e civiltà, primo luogo in cui si deve formare nelle future generazioni la cultura della legalità

“La cultura della legalità - si legge nel manifesto redatto dalla dirigente scolastica Antonella Mongiardo e condiviso dai presenti - intesa come rispetto delle leggi, delle regole, dell’ambiente, delle cose e delle persone, costituisce un aspetto fondamentale della nostra scuola, come di tutte le scuole. Perché la mission dell’istituzione scolastica è anche sviluppare negli alunni una coscienza civica, che, unitamente all’azione educativa della famiglia, li faccia diventare un giorno cittadini responsabili, oltre che professionisti competenti.  La legalità, però, non è un concetto astratto che si apprende solo dai libri. È soprattutto un habitus mentale, che si acquisisce principalmente dall’esempio quotidiano di chi è chiamato ad educare e formare i giovani.

E d’altro canto, anche per la mafia si può dire la stessa cosa. Essa non è solo un’organizzazione criminale, strutturata con dei nomi e cognomi noti, ma è anche un linguaggio, un modo di agire e di pensare. Nella quotidianità il peggiore nemico che abbiamo da combattere è la «mafiosità», ovvero un atteggiamento, un nemico subdolo, e forse anche più pericoloso, perché nasce da dentro e, talvolta, si manifesta in persone insospettabili della cosiddetta società civile, che nulla hanno a che fare con le cosche. È la mentalità di chi usa il potere e la prepotenza per avere ragione, di chi usa la logica del branco e della calunnia per sopraffare le persone oneste, per affermare la bugia sulla verità, l’inciviltà sul rispetto, il pregiudizio sul progresso morale, la povertà intellettuale sulla cultura e sulla dignità. È tutto questo che dobbiamo combattere perché è questo l’humus in cui nasce e attecchisce la violenza.

31 anniversario della strage di Capaci e di Via D’Amelio, ricordiano "non solo gli uomini che hanno perso la vita per combattere la mafia, ma anche tutti coloro che hanno vissuto per affermare i valori della giustizia. E che hanno sacrificato la vita per dire NO a tutto questo. Non eroi vorrei definirli - perché oggi questa parola è troppo inflazionata - Ma ESEMPI. Esempi di civiltà e di coerenza. Esempio… è una parola bellissima, ma anche difficile da indossare. E gli uomini e le donne che lottano per la legalità sono esempi che i giovani devono conoscere, ricordare e amare, per poter diventare, un giorno, vere donne e veri uomini. E, a loro volta, essi stessi esempi per altre persone. Io credo che quando non ci saremo più, la tracia più bella che potremo lasciare noi sarà il nostro esempio. I nostri figli, i nostri studenti devono imparare che la prepotenza non è la via giusta per affermare le proprie ragioni. Non lo è mai! Essi devono imparare, da noi adulti prima di tutto, e dovranno insegnarlo un giorno ai loro figli, che la cultura, quella vera, quella sudata, frutto dell’abnegazione e della lettura attenta e critica della realtà, è l’unica arma per combattere l’ignoranza e far crescere la società. Che il male non si sconfigge con la forza, bensì con la volontà, con il rispetto, con l’impegno, con l’abitudine a ragionare, con il coraggio di dire no e di scegliere in modo netto da quale parte stare. Questo coraggio dobbiamo trovarlo se amiamo davvero la nostra comunità. Amore e coraggio sono due parole che devono camminare sempre insieme".

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Paolo Borsellino disse una volta: “Il contrario dell’amore non è l’odio, è la paura”. E a volte, anche se è difficile, bisogna trovare il coraggio di dire NO. Perché il senso della legalità non è solo una virtù personale innata, no, troppo semplicistico. È prima di tutto una scelta di vita. È la scelta che siamo chiamati a compiere ogni volta che la vita ci pone davanti ad un bivio: imboccare la via più breve e facile, illusoria parvenza di vittorie facili o vantaggi personali, oppure preferire il rispetto della legge; una strada più lunga questa, probabilmente, che talora può sembrare disagevole e faticosa, magari anche meno gratificante nell’immediato, per chi ha la vista corta. Eppure è questa la strada da scegliere, quando la vita ci mette alla prova. Bisogna avere la vista lunga e guardare oltre, essere consapevoli che è questa, solo questa, la scelta giusta, che prima o poi ci darà vera soddisfazione, ci renderà orgogliosi di noi stessi, renderà orgogliosi i nostri figli, e soprattutto, ci darà il senso pieno della libertà.

Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, la nostra Comunità Scolastica, in condivisione con coloro che incarnano e rappresentano legge e la civiltà nel nostro territorio, vuole dare un segno tangibile di adesione ai valori della giustizia. E vuole dire “grazie” a Falcone, a Borsellino, a Livatino, e a tutti coloro che lottano ogni giorno, anche se in silenzio, nel loro piccolo esempio di vita quotidiana, per affermare questi valori. La mafia ha ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e come loro molte altre persone. Eppure questi uomini, credendo pervicacemente nella giustizia hanno inflitto alla mafia colpi ben più incisivi, e, da morti, hanno dato vita ad un movimento di massa antimafia che ha cambiato la realtà del Paese, raccogliendo quella che era stato l’auspicio di Giovanni Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano - le sue parole - Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Sono gli esempi, le relazioni positive, le azioni quotidiane di sensibilizzazione e di educazione al rispetto altrui e al senso di responsabilità gli anticorpi che possono far reagire la società per vincere il male. Questo cammino richiede un’alleanza tra cittadini e istituzioni, perché il nostro Paese cresca in modo consapevole e responsabile, animato dalla stessa forza di quegli eroi che hanno dato la vita per dimostrare che un’Italia diversa, nonostante tutto, è possibile”. Al termine dell’incontro, nel cortile dell’Istituto, alla presenza delle autorità e del personale scolastico, gli alunni hanno assistito alla messa a dimora dell’albero di Falcone, a simboleggiare l’impegno costante nell’educazione alla legalità dell’IC Manzoni-Augruso, che dal 23 maggio 2023 è ufficialmente entrato a far parte delle scuole aderenti al progetto “Un albero per il futuro”, promosso dal Ministero della transazione ecologica, in collaborazione con il Carabinieri della Biodiversità.

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