Tragedia di San Pietro lametino, tempi lunghi per il processo: ancora un'udienza rinviata

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Lamezia Terme - Ancora un rinvio per il processo nato dalla tragedia di San Pietro Lametino che il 4 ottobre 2018 provocò la morte di Stefania Signore, 30 anni, e dei figli Christian, 7 anni e Nicolò di soli 2 anni. L’ultima udienza si era tenuta a luglio dopo uno stop di quasi nove mesi e oggi si sarebbe dovuto tenere un altro step in aula del procedimento penale ma - da quanto si apprende - il processo è stato rinviato al prossimo 5 febbraio. Nel corso dell’ultima udienza di luglio, attraverso anche la testimonianza dei familiari sono stati ricostruiti gli ultimi e fatali istanti di vita di Stefania e dei suoi bambini. In particolare, sono state ascoltate le persone con cui la donna entrò in contatto attraverso il telefono prima che tutte le comunicazioni si interrompessero. In aula avvocati, giudici e teste si sono soffermati sulle telefonate e le richieste d’aiuto tra Stefania, il marito, il fratello e un’altra donna.

Sono in tutto cinque le persone finite sotto processo dopo il rinvio a giudizio stabilito dal gip del tribunale di Lamezia Terme, a seguito delle indagini effettuate dalla procura cittadina guidata da Salvatore Curcio. Si tratta di Antonio Condello, 51 anni di Curinga (difeso dagli avvocati Maria Zaffina e Renzo Andricciola); Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco (difeso dall'avvocato Maurizio Siniscalco); Francesco Paone, 61 anni di Lamezia Terme (difeso dall'avvocato Francesco Iacopino); Giovanni Antonio Lento, 61 anni di Lamezia Terme (difeso dall'avvocato Lucio Canzoniere) e Cesarino Pascuzzo, 63 anni di Lamezia Terme (difeso dall'avvocato Francesco Domenico Murone). Sono un imprenditore agricolo, un dirigente e tre dipendenti della Provincia di Catanzaro. Tutti i familiari delle vittime già nella fase preliminare del giudizio si sono costituite parti civile. Si tratta dei genitori della giovane donna e delle sorelle, del padre dei piccoli Angelo Frijia e della sua famiglia.Secondo l'originario calendario dei lavori processuali, l'udienza di oggi doveva essere dedicata all’ascolto e alla testimonianza degli agenti che per prima sono intervenuti sul luogo della tragedia.

La tragedia di San Pietro lametino

La sera del 4 ottobre 2018, verso le 20:15, Stefania è a bordo della sua Alfa Mito in compagnia dei suoi due figlioletti, Nicolò di due anni e Christian di sette anni, sta percorrendo la s.p. 113 dirigendosi da San Pietro a Maida verso San Pietro Lametino. Tornano a casa dopo aver trascorso il pomeriggio dai nonni perché la mamma lavora al call center, è buio, la pioggia è battente e la strada comincia ad allagarsi. Ad un certo punto, nei pressi del chilometro cinque, Stefania perde il controllo dell’auto e sbanda fermando la sua corsa di traverso rispetto alla carreggiata e con parte sinistra della Mito esposta al deflusso dell’acqua. L’auto è di traverso e la donna nota che l’acqua sta entrando nell’abitacolo, è spaventata, il buio e la pioggia la disorientano. Istintivamente cerca di mettere al sicuro i suoi due bimbi abbandonando il veicolo e uscendo dalla portiera sul lato del passeggero. Appena si allontanano di qualche metro, il forte flusso d’acqua travolge tutto violentemente e l’auto, Stefania e i due piccoli si perdono tra il fango e i detriti. I corpi di mamma e figlio maggiore vengono ritrovati esanimi di lì a poco, mentre il corpicino del piccolo Nicolò viene rinvenuto solo il 12 ottobre, coperto di fango, a cinquecento metri di distanza dal luogo dell’incidente.

G.V.

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