
Lamezia Terme - "Scelgo di uscire dal Gruppo del Partito democratico perché si è creata una situazione insostenibile che si ripercuote anche sul livello della politica e del mio modo di fare opposizione, quindi mi riprendo la mia storia e la mia libertà". A parlare così, Doris Lo Moro che, convocando i giornalisti, ha spiegato le ragioni di aderire al Gruppo misto in Consiglio comunale. Lo ha fatto con il solito piglio della rappresentante politica mai doma, e che non accetta compromessi di nessun genere, stigmatizzando atteggiamenti negativi che in verità si sono palesati fin dal momento della sconfitta elettorale, nonostante un ottimo risultato in termini di consensi personali. Ha parlato di "unità come valore assoluto, ma non a tutti i costi".
“È chiaro che perdere le elezioni non aiuta - ha sottolineato - perché quando si vincono le elezioni dovrebbe esserci più coesione. C'è chi si è candidato per fare il vicesindaco, l'assessore, il rappresentante della Sacal e magari ci riesce, e quindi poi non esprime tutto quello che aveva dentro, invece quando si è opposizione cade la maschera e ognuno è quello che è. E allora io voglio capire in questo momento chi sono io, la mia responsabilità maggiore è garantire l'opposizione e garantirla anche rispetto a quello che io sono e quello che io so che posso fare".
Puntualizzando il fatto che "il capogruppo (Fabrizio Muraca, ndr) è stato accettato perché c'è stata un'interlocuzione con il livello nazionale e si è detto: lasciamogli fare il capogruppo fino a settembre poi si discute di politica. Ma il capogruppo non è stato mai votato da alcuno, quindi è un capogruppo che si sente tale e chi vuole usare tutti gli strumenti, perché evidentemente non ha molto equilibrio nella gestione del potere che gli è stato consegnato". In questo contesto quanto accaduto con la "vicenda Masi è emblematico".
"In questi giorni, e anche prima dell'episodio Masi, mi sono chiesta se il mio fare opposizione fosse coerente con l'impegno che avevo assunto con la città. La mia risposta è che non devo spezzare i legami, perché devo tornare ad essere una persona capace di fare denunce anche coraggiose come ho sempre fatto nella vita. Come mai non si parla di LameziaEuropa? Noi lo sappiamo perché non se ne parla, perché qualcuno nella segreteria del Partito democratico è molto legato ai vertici della LameziaEuropa...".

Strali quindi sui silenzi di fronte a certi numeri e dati che riguardano le Partecipate. Non a caso la Lo Moro ha decisamente rifiutato di prestarsi a qualsiasi forma di "consociativismo", da destra o da sinistra che sia.
Una gestione, quella del Gruppo Pd, segnata da disagi e veti interni. "Se io - ha evidenziato ancora - per avere il gruppo del Pd e quindi la coalizione compatta, devo trattare ogni pratica, occuparmi dell'istruttoria, riferire insieme agli altri, ovviamente arrivare ad una conclusione ingoiando ogni giorno tutto quello che succede sul piano politico, e ricevo scortesie istituzionali e non istituzionali, e la caduta di stile che sta avendo il gruppo del Partito democratico sin dal dopo elezioni, vengo meno a un pezzo del mio impegno. Il mio impegno è fare politiche in questa città, fare opposizione. E quindi per fare opposizione devo essere una persona libera. Libera non significa che non lavori con gli altri, significa però che non hai la preoccupazione giornaliera di che cosa sta succedendo. Significa per esempio, che non puoi concepire o accettare che essendo stata la candidata sindaco fino a otto mesi fa, il capogruppo del Partito democratico prenda decisioni senza neanche informare il gruppo, e senza informare quella che secondo la sua visione non doveva essere componente del gruppo, ma capo dell'opposizione significa che non ti devi guardare le spalle dalla mattina alla sera dall'interno della coalizione, ma ti devi guardare alle spalle dai poteri forti e riuscire a fare opposizione con una linearità visibile".
"Ovviamente - ha proseguito Doris Lo Moro riferendosi alla scelta di lasciare il gruppo - tutto questo ha delle conseguenze, perché ho fatto la tessera fino all'anno scorso, ora non la rifaccio. La scelta del Gruppo misto non è un atto di trasformismo, avrei potuto trovare ospitalità in altre liste del centrosinistra. Ma vado nel Gruppo misto che è il luogo che visualizza questa mia scelta di fondo personale e motivata, che non provoca un distacco dal Partito democratico ideologico politico, ma un distacco dal Partito democratico locale che porta a queste conseguenze".
“A Murone dico: chi sono questi poteri forti?”
Nel corso della conferenza stampa, Doris Lo Moro ha avuto modo di sottolineare, in alcuni passaggi, la situazione amministrativa del Comune, e non sono mancate critiche all'esecutivo guidato dal sindaco Murone dopo otto mesi di gestione della Cosa pubblica.
"Non è stato rivisto il Documento unico di programmazione - ha detto - che è quello che ha lasciato l'ex sindaco. Cosa succede per esempio al Piano degli investimenti che era legato ai vecchi provvedimenti e smentito oggi dai fatti perché oggi è previsto il Piano delle alienazioni? E che voi trovate in pubblicazione sul sito del Comune di Lamezia Terme? Oggi è stato rivisto per necessità, perché come voi sapete sono previste alienazioni a go go per coprire, o per tentare di coprire, o per fare finta di coprire, i buchi che continuamente emergono nelle finanze comunali. C'è un sindaco - ha stigmatizzato altresì - che non affronta con coraggio la realtà. Io non sono mai intervenuta a parlare dei suoi svarioni, delle parole utilizzate dal sindaco, degli audio che sono stati diffusi. Un intervento di quel genere non mi interessava farlo, sugli "straccioni" sulla "striscia", che pure è la cosa che mi ha colpito di più perché guardate che la "striscia", per chi ha indossato la fascia tricolore, chiamarla "striscia" è una cosa inconcepibile. Non so quale fantasia possa generare una cosa di questo genere, però su questo sinceramente, non sono intervenuta. Non sono intervenuta nemmeno sui cosiddetti poteri forti. Però - ha chiosato la Lo Moro - un sindaco che dopo otto mesi combina poco e niente, con una maggioranza che combina poco e niente, che parla di poteri forti dovrebbe dire di chi sta parlando perché noi che ci siano poteri forti in questa città lo sappiamo. È una città sciolta tre volte per mafia. È una città dove c'è una forte massoneria; è una città dove ci sono cosche criminali. Che ci siano poteri forti lo sappiamo, e li abbiamo contrastati. Quindi, questi poteri forti qualcuno hanno pure votato, e non sappiamo chi hanno votato. Noi lo possiamo anche immaginare, perché immaginiamo di non essere stati votati dai poteri forti. Anzi, personalmente ne sono sicura. Ma il sindaco dovrebbe chiarire perché dovrebbe anche individuare quali sono i nemici di questa città. E se lo facesse avrebbe anche degli alleati contro i poteri forti. Se uno ha ricevuto il sostegno di un potere forte, faccio un esempio, poi lo vuole scaricare e fa bene a scaricarlo. Fa benissimo. Perché ci sono tanti che accettano i voti e poi si accorgono che i voti sono pesanti, perché le cambiali possono essere pesanti. Ma tutto questo rimane nel campo delle ipotesi. Rimane solo una denuncia di poteri forti alla quale possiamo solo rispondere: siamo qui per capire e siamo qui per contrastarli. Però qualcuno ci dica qualcosa di più. Perché - ha concluso Doris Lo Moro - è un potere forte quello che ha in mano il sindaco; avere il governo della città è, in senso positivo, un grande potere. Un grande onore e una grande responsabilità, e tra le responsabilità c'è la chiarezza".
A.C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
