A Falerna incontro a più voci su erosione costiera in Calabria: “Opere costose ma spesso non risolutive, necessari interventi mirati”

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Falerna - Un tema annoso e ricorrente quello dell’erosione costiera, finalmente affrontato in un incontro che ha visto la partecipazione di tutti gli attori coinvolti: i rappresentanti delle Istituzioni, gli esperti del mondo accademico, le associazioni impegnate sul fronte dell’ambiente. Il convegno, dal titolo “Erosione costiera in Calabria: opere di difese del litorale, aspetti ecologici e ambientali”, moderato e introdotto da Raffaele Greco, direttore generale dell’Ente Parchi Marini Regionali di Calabria, ha visto intervenire in particolare l’assessore regionale con delega all’Ambiente Antonio Montuoro, il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso con delega ai Lavori Pubblici, all’Urbanistica e alla difesa del suolo, i sindaci di Falerna e di Nocera Terinese Francesco Stella e Saverio Russo; dalle associazioni il professor Silvestro Greco, membro del Comitato scientifico WWF e Marevivo e vicepresidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Alfonso Pappalardo in rappresentanza del WWF, Maria Caruso in rappresentanza di AISA, Giovanni Arena per Legambiente, Enrico Cataneo per Marevivo e ISDE; infine la dottoressa Renata Caroprese dell’Ordine dei Biologi della Calabria. La parte dedicata alle relazioni degli esperti, provenienti dall’Università della Calabria, si è invece strutturata in quattro trance: “Rischio erosivo e opere a difesa del litorale”, a cura del dottor Attilio Fiorini Morosini, del professor Francesco Aristodemo, dell’ingegner Gianfranco Sbarra; “Equilibri geo-bio-idrologici e variazioni geomorfologiche della costa”, a cura del professor Rocco Dominici, del professor Fabio Ietto, del professor Adriano Guido; “Restauro ecologico e incremento della biodiversità”, a cura della professoressa Liliana Bernardo, della professoressa Silvia Mazzucca, della dottoressa Amalia Piro; “Stazioni sperimentali per preservare gli ecosistemi”, a cura del professor Mario Maiolo, del dottor Francesco Sesso, della dottoressa Gioia De Raffaele.

“L’erosione non è un tema di facile soluzione”, esordisce nei saluti Filippo Mancuso, “e non è limitato alla nostra regione ma riguarda tutta la penisola: va dunque affrontato con determinazione. In Calabria lo spopolamento delle aree montane, a favore di quelle di mare, ha fatto sì che si costruisse troppo e male. Che sia stata responsabilità delle amministrazioni locali, dell’abusivismo, dei singoli cittadini, si tratta comunque di un dato di fatto. Il punto è che in Calabria, su 404 Comuni, solo 70 hanno un psc approvato: non si è programmato uno sviluppo armonico del territorio. Per non parlare dei piani spiaggia: su circa 120 Comuni di mare, solo 60 hanno un piano spiaggia approvato. Certo con la messa in dubbio della legittimità delle concessioni demaniali questo è un momento di transizione, e inoltre ci sono dei costi, ma la Regione sta incentivando anche dal punto di vista finanziario i Comuni che approvino psc e piani spiaggia, e negli ultimi 4 anni si sono spesi in Calabria 140 milioni di euro per la difesa del suolo”.

Denaro purtroppo non sempre speso bene, in base alle relazioni degli esperti, che hanno portato all’attenzione del pubblico diversi casi studio dove gli interventi fatti si sono rivelati talvolta vani, talvolta non completamente risolutivi, talvolta persino peggiorativi: le T del litorale di Paola che pur proteggendo la ferrovia hanno provocato l’erosione del litorale di San Lucido; il caso dello Scoglio della Regina; quello di Capo Bonifati, dove a fronte di una spesa milionaria per un intervento sul deficit sedimentario “sono spariti 10.000 metri quadri di spiaggia con punte d’arretramento di 20 metri”; o il caso del porto di Cetraro, a lungo monitorato, dove le barche finivano per arenarsi. “Questo convegno è stato importante”, conclude Silvestro Greco, “perché era presente l’intera comunità scientifica calabrese: l’Università – l’Unical si occupa storica storicamente di questi temi –, la stazione zoologica Dohrn, il CNR. Dunque tutti gli attori scientifici insieme alle associazioni ambientaliste, che sono state il motore dell’iniziativa. La conclusione che è venuta fuori, preponderante e chiara, è che non si può fare un’opera a mare senza avere l’appoggio strategico, di contenuti, di sapere della comunità scientifica. Abbiamo visto migliaia di euro spesi per opere che non solo non sono servite ma hanno aumentato il problema dell’erosione. Oggi si è fatta chiarezza. Le associazioni manderanno un documento sui lavori al presidente Occhiuto, che si è sempre dimostrato sensibile ai problemi ambientali, e mi auguro che colga l’occasione di fare una cabina di regia con la comunità scientifica calabrese, che ha competenze riconosciute a livello internazionale, per fare in modo che tutto quello che si fa d’ora in avanti abbia un imprinting di tipo scientifico, e non si commettano altri errori”.

Giulia De Sensi

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