“Laudate Hominem” arriva a Tiriolo: in scena il teatro che restituisce l’uomo all’uomo.

casa-della-culturaA0004_056df.jpg

Tiriolo - Dopo la intensa e partecipata accoglienza della prima rappresentazione, Laudate Hominem torna in scena per una nuova  replica. Domenica 12 aprile 2026, alle 19, la Casa della Cultura di Tiriolo ospiterà lo spettacolo della Scuola di Teatro “Enzo Corea”, prodotto da Edizione Straordinaria, nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni di attività della storica realtà teatrale catanzarese. Firmato da Franco Corapi e Salvatore Emilio Corea, che ne cura anche la regia insieme a Ninì Mazzei, Laudate Hominem si propone come una rilettura laica e profondamente umana della Passione di Cristo.

"Non una semplice rappresentazione religiosa - è detto in una nota - ma un attraversamento dell’umano, della fragilità e della coscienza collettiva. Cristo non è soltanto Cristo: è ogni uomo ferito dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla guerra. Maria è ogni madre che soffre. Maddalena è ogni donna che custodisce memoria e dolore. Gli uomini in scena sono tutti gli uomini. Lo spettacolo, ispirato anche alle suggestioni de La Buona Novella di Fabrizio De André, sceglie di spostare lo sguardo dal sacro al profondamente umano, restituendo centralità all’uomo nella sua dimensione più autentica, fraterna e universale".

In scena, un gruppo numeroso di giovani interpreti dà vita a una drammaturgia corale fatta di corpi, immagini e relazioni, in cui la parola si intreccia alla fisicità scenica, dando forma a un racconto emotivo e di forte impatto visivo. Le musiche dal vivo, affidate a Massimiliano Rogato, accompagnano e amplificano l’esperienza teatrale, creando un dialogo costante tra suono, gesto e parola. La replica di Tiriolo si inserisce anche nel lavoro portato avanti sul territorio da Pasquale Rogato, responsabile della sede di Tiriolo della Scuola di Teatro “Enzo Corea”, che da tempo contribuisce alla crescita e alla diffusione del progetto formativo e artistico della scuola. "Laudate Hominem" è anche una "dichiarazione netta contro ogni forma di guerra e violenza. In un tempo in cui il conflitto rischia di diventare normalità, il teatro torna a essere spazio di resistenza, memoria e responsabilità. Un’opera che non offre risposte facili, ma invita il pubblico a riconoscersi nell’altro e a ritrovare, attraverso la scena, il senso profondo dell’essere umani".

© RIPRODUZIONE RISERVATA