
Lamezia Terme – “Negli ultimi trent’anni l’Unione Europea ha scelto di porsi in prima linea nella lotta al cambiamento climatico. Dalle prime politiche degli anni Novanta fino al Green Deal europeo, Bruxelles ha progressivamente alzato l’asticella degli obiettivi. Ma oggi, come evidenzia il Rapporto “Obiettivi e realtà delle politiche climatiche” presentato alla XVII Conferenza Nazionale sull’Efficienza Energetica, la distanza tra ambizioni dichiarate e risultati concreti è sempre più evidente”. Il Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra riflette sul tema sulla base dei dati che, afferma: “mostrano che l’Europa ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di circa il 35–37% rispetto al 1990. Tuttavia, questo percorso non è sufficiente per centrare l’obiettivo del –55% al 2030 fissato dalla Legge europea sul clima. Nel frattempo, mentre l’UE riduce emissioni e consumi, il resto del mondo continua ad aumentare la domanda energetica e l’uso di fonti fossili. Oggi l’Europa pesa per meno del 6% sulle emissioni globali”.

Il Green Deal, lanciato nel 2019, secondo Piletti “ha trasformato la politica climatica nel progetto politico centrale dell’Unione. Ma proprio questa accelerazione ha messo in luce fragilità crescenti. Come evidenziato nel Rapporto degli Amici della Terra, “le politiche climatiche UE continuano a non riconoscere pienamente tutte le opportunità di decarbonizzazione, privilegiando solo alcune tecnologie”, generando nuove dipendenze industriali e costi elevati per il sistema economico. La crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina ha reso queste contraddizioni ancora più evidenti. Prezzi dell’energia elevati, difficoltà per l’industria e tensioni sociali hanno accompagnato una transizione che, in molti casi, ha prodotto riduzioni delle emissioni anche grazie alla deindustrializzazione e alla contrazione della domanda. Il caso italiano riflette in modo emblematico questo quadro. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), aggiornato nel 2023, recepisce gli obiettivi europei ma evidenzia le difficoltà strutturali del Paese: forte dipendenza dalle importazioni, costi elevati dell’elettricità e ritardi nel rinnovo del patrimonio edilizio e del parco veicolare. La strategia continua a puntare soprattutto sulle rinnovabili elettriche e sull’elettrificazione, con risultati però limitati nei settori termico e dei trasporti. Emblematico, in questo senso, è il recente decreto di attuazione della Direttiva RED III. E il comunicato degli Amici della Terra del 31 dicembre 2025 dove si legge: “Ipocriti i partiti di maggioranza e di opposizione che lamentano l’alto prezzo dell’elettricità mentre stabilizzano per legge gli incentivi anche per la quota (crescente) di energia rinnovabile che viene buttata via per garantire la stabilità della rete”.
Va considerato che «la tariffa pagata in bolletta perde completamente di senso, perché finisce per remunerare anche un’energia che non viene né utilizzata né consegnata». Il riferimento è al curtailment, cioè a quell’energia rinnovabile che viene prodotta ma poi “spenta” per esigenze di rete, pur continuando a essere incentivata. Un corto circuito che pesa direttamente sulle bollette. È un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno e le isole, dove la diffusione di impianti eolici e fotovoltaici è cresciuta più velocemente della domanda locale e delle infrastrutture necessarie a trasportare l’energia verso il resto del Paese. Il risultato è un paradosso sempre più evidente: energia pulita disponibile, ma non utilizzabile; costi certi per i cittadini, benefici incerti per il sistema. In Calabria questo squilibrio emerge con particolare chiarezza. Secondo i dati del GSE, circa il 35% dei consumi elettrici regionali è coperto da fonti rinnovabili, in una regione che però resta tra quelle con i consumi più bassi d’Italia. Sul territorio sono installati oltre 600 aerogeneratori e decine di migliaia di impianti fotovoltaici: una capacità produttiva rilevante che spesso supera i fabbisogni locali e che, senza una rete adeguata, rischia di trasformarsi da opportunità in inefficienza. A questo si aggiunge il grave impatto sul paesaggio e sugli ecosistemi forestali della Calabria, dove i 628 aerogeneratori eolici hanno interessato crinali, aree boscate e zone interne di elevato valore ambientale, con effetti permanenti sulla frammentazione degli habitat, sull’assetto idrogeologico e sulla percezione dei territori da parte delle comunità locali”.

Questo divario strutturale, precisa il geologo: “tra Sud produttore e Nord consumatore non è solo un problema tecnico: è il segnale di una transizione pensata più sui target che sulla realtà. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: bollette elevate, difficoltà per il sistema manifatturiero, conflitti sui territori e una distanza crescente tra le decisioni politiche e la percezione dei cittadini”.
“Da qui nasce l’idea di una “transizione possibile”: meno slogan e più pragmatismo. Mettere al centro l’efficienza energetica, mantenere la neutralità tecnologica e valorizzare tutte le soluzioni disponibili. Accanto alle rinnovabili, trovano spazio biocombustibili, teleriscaldamento, cogenerazione, riduzione delle emissioni di metano, recupero energetico dei rifiuti e, nel medio-lungo periodo, anche il ritorno dell’energia nucleare nel dibattito nazionale. La sfida climatica – conclude Pileggi - resta fondamentale e non può essere elusa. Ma se Europa e Italia vogliono davvero incidere sul clima globale senza indebolire economia e coesione sociale, serve un cambio di passo. Continuare a fissare obiettivi sempre più ambiziosi ignorando i dati, i limiti tecnologici e i costi sociali non rafforza la lotta al cambiamento climatico: la rende più fragile. E una transizione che perde il contatto con la realtà rischia di fallire non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e democratico”.
BOX: Calabria, il paradosso dell’energia che non trova sbocco
La Calabria è uno dei casi più evidenti degli squilibri che segnano la transizione energetica italiana. Nel 2023 circa il 35% dei consumi elettrici regionali è stato coperto da fonti rinnovabili, in una regione caratterizzata da livelli di domanda tra i più bassi d’Italia, secondo i dati ufficiali del GSE. Sul territorio sono presenti 628 aerogeneratori eolici, per una potenza installata di circa 1,15 GW, che producono oltre 2 TWh di energia all’anno (dati ANEV). A questa capacità si somma una significativa diffusione del fotovoltaico, circa 55 mila impianti per quasi 900 MW di potenza. Questa abbondanza di fonti rinnovabili, però, spesso eccede i fabbisogni regionali e si scontra con limiti infrastrutturali, alimentando il fenomeno del curtailment: energia pulita disponibile ma non sfruttata, con benefici ambientali e sociali inferiori ai costi sostenuti, che continuano comunque a gravare sulla bolletta della collettività. (Fonti: GSE – Monitoraggio FER regionale 2023; ANEV – dati regione Calabria).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
