"Il paese che è nato due volte", duemila anni di storia nel libro su Martirano Lombardo tra terremoti, solidarietà e identità

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Martirano Lombardo - C’è un’ora del pomeriggio, d’estate, in cui Martirano Lombardo sembra sospeso nel tempo. Le vie quasi deserte, le persiane accostate contro il calore, il silenzio rotto soltanto dal canto delle cicale. Chi cammina oggi per quelle strade difficilmente immagina che il terreno sotto i suoi piedi, poco più di un secolo fa, era un bosco fitto di querce e castagni. Si chiamava Piano delle Sorbe. Fu un terremoto a fare di quel bosco il luogo di una rinascita straordinaria. L’8 settembre 1905 la terra tremò per quarantacinque secondi. Magnitudo 7.0. Martirano — borgo calabrese di duemilacinquecento anime, con radici che risalgono all’antica Mamertum bruzia e a una Diocesi fondata nel 1058 — crollò quasi interamente. Circa settanta morti, il novantaquattro per cento degli edifici distrutti. Quello che accadde dopo è una storia di solidarietà che non ha paragoni nella Calabria del Novecento. Da Milano arrivò il Comitato Pro Calabria: raccolse fondi, inviò ingegneri e tecnici, progettò un paese completamente nuovo su quel pianoro boscoso lontano dalle rovine. Due anni dopo, nel 1907, dove c’era la foresta sorgeva Martirano Lombardo — strade, piazza, chiesa, scuola. E un nome scelto deliberatamente per non dimenticare da dove era arrivato l’aiuto. Questa storia non era mai stata raccontata in un libro. Fino ad oggi.

Clemente Ernesto Aiello, originario di Martirano Lombardo, ha dedicato anni a ricostruirla attraverso archivi diocesani e comunali, registri parrocchiali e prefettizi, memorie familiari tramandate di generazione in generazione. Il risultato è "La nascita di Martirano Lombardo: ricostruzione, solidarietà lombarda e identità dopo il terremoto del 1905" — venti capitoli, 157 pagine, appena pubblicato su Amazon. Il libro non si ferma al passato glorioso. Gli ultimi capitoli affrontano con onestà il presente difficile: lo spopolamento che ha dimezzato la popolazione dagli anni Cinquanta, l’indice di vecchiaia più alto dell’area lametina, le opportunità mancate. Ma anche la resilienza di chi è rimasto, la diaspora come risorsa, e un futuro che - scrive Aiello - dipende soltanto da chi ha il coraggio di volerlo. Un libro per chi è rimasto, per chi è partito, e per tutti i nipoti nati a Milano o a Zurigo che cercano da dove vengono.

 

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