
Lamezia Terme - "Un nutrito gruppo ha partecipato il 10 febbraio alla visita, organizzata dal Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia - Lamezia, alla Mostra Oblatio Mundi- giubileo degli artisti al museo Marca di Catanzaro, con esposizione di opere di arte sacra contemporanea di 40 artisti nazionali e internazionali" è quanto si legge in una nota.
"Emblema di un tempo di ascolto e di ricerca - spiegano - la mostra ha offerto alle aderenti al Convegno di Cultura uno spazio di riflessione autentica "sul rapporto tra arte contemporanea, esperienza religiosa e responsabilità sociale nel contesto carico di significato del Cantico delle Creature negli 800 anni della morte di San Francesco”. L'intreccio, non scontato, ha messo in dialogo linguaggi diversi, quello tecnico delle guide d'eccezione del Museo, la dottoressa Lara Caccia, allestitrice della mostra, e del critico d’arte Giuseppe Bagnato, quello Teologico, dell'Assistente Ecclesiastico del Convegno Don Domenico Cicione Strangis Strangis, e quello delle osservatrici. Le opere, indecifrabili di primo acchito per forme, materiali, colori, allestimento, sono state magistralmente accompagnate da analisi artistiche, letture critiche, contestualizzazione storica, senza cercare sintesi immediate e accettando la fatica delle domande o la profondità del silenzio".
"Il pubblico - sottolineano - ha goduto della ricchezza di descrizione di dettagli e di impressioni, suggerite dalle guide, e nel contempo, della libertà di interpretazione e della facoltà di spostare lo sguardo. La mostra ha raggiunto il culmine di attenzione nella sala di opere dedicate alla Crocefissione di Gesù: elevare l'animo e facilitare l'incontro personale con l'Assoluto, con l'Incondizionato, l'Eterno , il Perfetto, nella esperienza della Croce. "In epoche antecedenti al Medioevo, nessun artista aveva raffigurato la Crocifissione di Gesù nella Sua realtà concreta- ha argomentato Lara Caccia - Artisti, letterati, poeti si erano fermati prima della morte in Croce, perché ritenuta troppo infamante". La dottoressa Caccia e il giovane critico Giuseppe Bagnato si sono soffermati sull'iconografia specifica, nata nel X secolo, che si concentra sul corpo martoriato e sofferente del Cristo. Don Domenico Cicione Strangis, che puntualmente integrava con riferimenti teologici le opere dei vari artisti, ha puntualizzato il valore salvifico della morte di Cristo. Citando la lettera di San Paolo ai Corinzi, ha commentato: "La legge mosaica considerava maledetto chiunque venisse appeso al legno. Per i Greci la cultura pagana in generale, la morte in croce era un assurdo logico, una follia." È proprio questo il momento più alto del messaggio di San Paolo - ha continuato- "Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, ciò che è debolezza di Dio, è più forte degli uomini".
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