Lamezia, il Progetto “Intrecci” per superare Scordovillo: integrazione abitativa e inclusione per la comunità rom - Video

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Lamezia Terme - Non un progetto per le persone Rom, ma un progetto collettivo che coinvolgerà tutti i cittadini di Lamezia, nell’imminenza dello smantellamento di Scordovillo: è il Progetto Intrecci – abitiamo il lametino, promosso da Comunità Progetto Sud e presentato in un incontro di sensibilizzazione presso il salone della chiesa di San Giuseppe Artigiano, alla presenza della direttrice Marina Galati, della mediatrice Nada Amato, del parroco e direttore di Caritas Diocesana don Fabio Stanizzo.

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“Il progetto nasce come messa in atto delle strategie nazionali ed Europee a tutela di Rom, Sinti e Caminanti - spiega Galati - che mette insieme le quattro parole importanti della casa, della scuola, del lavoro, della salute, oltreché della partecipazione attiva delle stesse persone Rom nei processi di inclusione sociale. Certo la nostra emergenza è lo smantellamento del campo Rom di Scordovillo, ma non c’è solo quello”. La creazione di Scordovillo risale al 1982, quando dopo un’alluvione le famiglie Rom vengono confinati in questo terreno, dietro un muro alto tre metri che le divide dal mondo, e dal resto della città. Ma di fatto la presenza dei Rom a Lamezia è documentata fin dagli anni ’30 del ‘900, e oggi la loro comunità è composta da 96 famiglie per un totale di circa 400 persone, delle quale 100 sono bambini, e la stragrande maggioranza persone in età da lavoro: una popolazione giovane, sulla quale si può lavorare al cambiamento. “Dopo tante promesse la mia comunità ha capito che è arrivato il suo momento”, sottolinea la mediatrice Nadia Amato, presidente dell’associazione Rom Zanà, “Oggi a Scordovillo si vive in condizioni poco dignitose e poco umane, nel terrore dei topi e del maltempo, che rischia continuamente di divellere le lamiere dei tetti. Finora abbiamo incontrato le famiglie dei beneficiari del progetto per stabilire nei colloqui i bisogni abitativi di ciascuno. Poi è partita la fase lavoro per accompagnare l’inserimento dei giovani. I Rom stanno reagendo benissimo, con grande disponibilità”.

“La popolazione Rom è composta da nostri concittadini, nati e residenti a Lamezia”, continua Galati, “che meritano di essere inseriti nei percorsi abitativi, con un nuovo approccio: non andremo a costruire nuovi campi, nuove case, nuove finte “aggregazioni”, ma a identificare all’interno del tessuto abitativo della città percorsi che possano includere nell’abitare di tutti anche le famiglie Rom. Il lavoro che si sta facendo, con la Regione, la Prefettura, il Comune e l’Aterp, è quello di individuare case disponibili, che l’Aterp comprerebbe – chi è intenzionato a vendere può rivolgersi ad un ufficio comunale preposto – che possano accogliere le famiglie Rom”. Per preparare la popolazione sono in calendario una serie di incontri nelle parrocchie: oggi appunto a San Giuseppe artigiano, ospiti di don Fabio Stanizzo, direttore di Caritas che ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Intrecci, finalizzato alla sensibilizzazione, attraverso l’impegno delle parrocchie e delle Caritas parrocchiali.

“Favoriremo questi incontri”, spiega don Stanizzo, “per parlare con le persone di ciò che sta accadendo, per incontrarle, per far capire che è un momento di rinascita, di scommessa per la nostra realtà. Scordovillo è una zona della città che per anni è rimasta da parte, dove c’è tanta sofferenza, miseria, tante povertà umane, materiali e immateriali. Un luogo che oggi può vivere un senso di riscatto, sia per le persone che abitano lì che per tutto il territorio”. Tante le iniziative di Intrecci per abbattere la marginalizzazione del popolo Rom e accompagnarlo nella fase di uscita dal campo, dalla regolarizzazione del lavoro, alla prevenzione e alla cura di patologie insorte per aver vissuto in un luogo insano; ma forte è soprattutto l’esigenza di coinvolgere nel processo l’intera comunità lametina. “Il nome Intrecci si riferisce ai tanti fili che costruiscono relazioni, legami: quelli fra vicini di casa, fra abitanti dello stesso quartiere, condominio, palazzo”, conclude Galati, “Ci saranno paure iniziali ma dobbiamo affrontarle. Siamo convinti di poter realizzare un’integrazione. Ci vorrà del tempo, ma questo non ci spaventa. Ѐ necessario chiudere con una realtà, Scordovillo, di cui tutti ci vergogniamo, che rappresenta una ferita comune, e che tutti siamo chiamati a curare”.

Giulia De Sensi

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