Lamezia, il Vescovo Parisi agli studenti: "Uscite dalla tomba dell'egoismo e imparate a stravivere"

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Lamezia Terme - “Se esci dalla tomba del tuo egoismo, della chiusura e, invece, ti apri generosamente agli altri ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena viverla, anzi vale la pena, come abbiamo detto oggi, straviverla”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, partendo dal racconto da Francesco Santino che ha fatto l’esperienza di essere chiuso all’interno di una “bara” per cinque minuti, ha concluso gli incontri con gli studenti delle quarte classi degli Istituti superiori di Lamezia Terme che, organizzati dagli Uffici diocesani di Pastorale giovanile, Pastorale Vocazionale e Progetto Policoro, da anni impegnati a lavorare insieme, ha registrato la presenza di oltre trecento tra ragazzi e ragazze.

Gli incontri, animati dall’esibizione della cantante e musicista Giò Filice e dai monologhi del giovane attore Antonio Vono, come spiega don Luca Gigliotti, direttore della pastorale giovanile, “è un momento prezioso su cui investiamo tanto perché, tra tutte le cose che facciamo durante l’anno, è una di quelle iniziative alle quali diamo importanza per la bella opportunità di incontrare i ragazzi delle scuole. Quest’anno abbiamo messo al centro l’espressione ‘ma vai a stravivere’ che non è tanto un invito a fare qualche cosa, ma è la memoria di poter fare qualcosa di grande con la propria vita. Questa è una prospettiva che stiamo portando avanti da tempo con le scuole ed è sempre una provocazione che proviamo a lanciare ai ragazzi affinchè non rinuncino alla portata dei loro sogni, dei loro desideri e che non vengano risucchiati dalle aspettative che, magari, sentono addosso da parte della società e di persone che, anche bonariamente, sono accanto e si attendono qualcosa di particolare. Non tanto trovare qualcosa da fare, ma qualcuno da poter diventare”.

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Parole, quelle di don Luca, cui fanno da eco quelle che il Vescovo, ha rivolto ai ragazzi ricordando loro che, a volte, la tomba delle nostre vite può essere quella “di un condizionamento che deve essere infranta con la generosità, con un'altra prospettiva, con un altro continente da visitare e così cominciare ad apprezzare una vita che vale la pena essere vissuta. A volte – ha aggiunto - la bara sono i nostri pregiudizi nei confronti degli altri, i ragionamenti che, ormai, sono fatti in serie senza alcuna distinzione e creatività e ci bloccano e non ci permettono di vivere pienamente, come vogliamo”.

“Alla fine – ha affermato ancora monsignor Parisi - siamo schiavi di come l'altro mi vuole, di come la moda mi vuole, di come la costruzione di un'immagine, che deve essere per tutti uguale, mi vuole”. Da qui l’auspicio che, “rotte tutte le zavorre che ci tengono troppo per terra possiate davvero prendere questo dono di una vita possibile. E l'aspetto più bello della vita è aprirsi e amare e, alla fine, amare è l'augurio più bello che riesco a farvi, che la vostra vita possa essere sempre gioiosa. Ma, per essere gioiosa, bisogna uscire da noi stessi ed incominciare ad incontrare gli altri, tessere relazioni, non finte come sui social, ma vere, reali, calde, relazioni che possano essere di fraternità, di fiducia, di amicizia. Anche se la tua forma fisica non è secondo i canoni di oggi, di questo modo di vedere l’uomo o la donna, e non è il massimo, tu sei bello se fai della tua vita un dono perché la vita vale la pena viverla per gli altri, in pienezza, relazionandosi ed avendo la possibilità di esprimere le proprie potenzialità”.

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Un invito a “non perdere le occasioni” perché “la vita è bella e va vissuta pienamente mettendosi sempre alla prova”, è giunto ai ragazzi anche da Nunzia Coppedè della Comunità Progetto Sud e presidente della Fish (federazione italiana superamento handicap) che ha raccontato la sua vita da “persona con disabilità. Ci sono nata – ha detto - e per me è stato normale. Fino ai 10 anni ho fatto le scuole elementari con i bambini normali. La mia vita dopo ha seguito un'altra via: ho vissuto in un istituto perchè avevo bisogno di essere accudita. Volevo continuare a studiare, ma non è stato possibile. Altri hanno pensato quello che potesse fare bene a me. Mi piaceva dipingere. Sono stata a Capodarco dove ho imparato a lavorare la ceramica. Poi sono venuta a Lamezia Terme e qui ho fatto l’esperienza della comunità ‘Progetto Sud’ della quale sono tra i fondatori. Ho recuperato gli studi. Ho iniziato anche ad aiutare gli altri. Questa è un'avventura che porto avanti da 50 anni e per me ha avuto un valore importante: aiuto persone a dare senso alla loro vita. Non sono speciale, sono una persona come tutti gli altri, ho solo riscoperto quali sono le mie capacità”.

Alla domanda cosa è per te stravivere?, Nunzia non ha esitato a dire: “credo di esserci dentro”. Francesco Santino, che porta avanti da qualche anno il progetto “lati umani”, nel parlare della sua esperienza di vita che lo ha portato a visitare luoghi e realtà con svariate tradizioni ha detto ai ragazzi presenti che si può passare dall’ “essere discriminati all’essere rispettati”, che “spesso permettiamo alla società di dirci chi siamo e cosa dobbiamo fare” e che “la dignità non può togliertela nessuno se la porti sulla tua pelle”. Nel corso della sua testimonianza, ha anche raccontato della esperienza con un sacerdote eremita alle porte di Milano che vive in una “solitudine abitata...da Dio” evidenziando che “c’è una differenza tra solitudine ed isolamento” e che “la vita è fatta di storie vere, non di apparenza e performance”. Da qui la sollecitazione ai ragazzi presenti ad “andare a cercare il vostro lato umano” ed a “staccarsi anche solo per un attimo dai pregiudizi degli altri e chiedersi 'chi sono io davvero'?” consci del fatto che “stravivere è avere il coraggio di scegliere, anche quando c'è paura”.

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