
Lamezia Terme - Sul palco del Teatro Grandinetti, la scena si presenta quasi ascetica con una sola scrivania a sottolineare il primato della parola. È in questa cornice che la rassegna Caudex Oltre, sotto la direzione artistica di Sabrina Pugliese, ha ospitato il professor Umberto Galimberti per una Lectio Magistralis capace di decostruire le certezze del nostro tempo. Il titolo, “L’io e il noi. Il primato della relazione”, si è rivelato solo il punto di partenza per un viaggio negli abissi dell'umano, dove la ragione abdica in favore di forze più antiche e travolgenti. Galimberti ha esordito smantellando l'idolo della razionalità assoluta. Riprendendo la saggezza greca, ha descritto la follia non come patologia, ma come il dono che gli dei hanno fatto agli uomini per renderli simili a loro. E l’arte diventa così il frutto non di una razionale ricerca di bellezza, ma espressione di un'inquietudine profonda che nasce dal Daimon. Per Galimberti realizzare il proprio demone è un dovere etico di ciascuno poiché chi lo soffoca rischia di perdere la propria verità interiore.

L'analisi si è fatta serrata quando il filosofo ha intrecciato amore e follia. "L'amore non è razionalità", ha ammonito; quando amiamo davvero, l'Io è messo fuori gioco, in un cantuccio. Innamorarsi significa che qualcuno ha catturato la nostra follia e ci accompagna a viverla. È un atto di consegna totale nelle mani dell'altro, un gesto pericoloso e sublime che la modernità, col suo bisogno di controllo, tende ad escludere. Un passaggio cruciale è stato dedicato alla forza della specie, quella spinta biologica che ci abita e che asseconda le leggi della Natura. In questo gioco di forze, Galimberti ha tracciato una distinzione antropologica tra l'uomo e la donna, la cui natura la rende più vicina a quel Daimon, a quella follia che è la vera essenza dell’essere umano. La donna è la vera protagonista della procreazione e questo la rende libera dalla razionalità delle scelte ordinarie, perché sceglie secondo l’ordine istintivo e folle che governa la specie. L’uomo è invece incastrato nella logica del razionale, perché ha il ruolo pratico di protezione del fine di sopravvivenza della specie.
Il congedo del professore è stato un ritorno alle radici della filosofia occidentale. Citando Platone, Galimberti ha offerto al pubblico di Lamezia l'immagine definitiva per uscire dal solipsismo contemporaneo “come l'occhio per vedere se stesso deve fissarsi nella pupilla dell'altro, così l'anima può conoscersi solo specchiandosi in un'altra anima”. Cercare l'altro è dunque una necessità ontologica. Con questa conferenza dal respiro profondo, Caudex Oltre “ha saputo offrire una originale chiave di lettura della realtà capace di arricchire la sensibilità e la riflessione dei numerosi spettatori, i quali hanno tributato un caloroso applauso al filosofo”.
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