Poliziotta di Curinga bloccata a Dubai, appello dei familiari: "Qualcuno ci aiuti, nessun supporto da Farnesina"

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Lamezia Terme – Voli cancellati, mancanza di risposte, silenzi istituzionali, timori e preoccupazioni sempre crescenti. È questo il filo comune che lega migliaia di cittadini italiani, tra cui tanti calabresi, bloccati negli Emirati Arabi mentre la tensione internazionale cresce nell’area del Golfo.

“Erano partite per qualche giorno di vacanza a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Due agenti della polizia penitenziaria in servizio a Catanzaro con un volo di rientro già programmato. Ma il loro ritorno non è mai avvenuto. Il primo volo è stato annullato. L’agenzia ha riprenotato per il giorno successivo. Anche quel volo è stato cancellato. Da quel momento, solo incertezza. La vacanza è ufficialmente finita, l’hotel va ripagato di tasca propria, mentre i collegamenti continuano a saltare e le alternative appaiono poco praticabili”. È quanto racconta a il Lametino.it una signora di Curinga circa la situazione che sta vivendo sua sorella insieme ad un’altra ragazza di Sersale. Una vicenda personale che si allarga a una questione ben più ampia, fatta di incertezza geopolitica e collegamenti aerei sospesi.

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Il rientro in Italia attraverso l’Oman

Tra le opzioni circolate in questi giorni c’è quella di raggiungere via terra l’Oman, attraversando il confine e tentando di partire da lì. “Una soluzione che – sottolinea la signora - però, comporta sette ore di viaggio, l’incognita del passaggio alla frontiera e nessuna garanzia di trovare un volo operativo. Il tutto assumendosi “la responsabilità personale” dell’iniziativa”. È questo il punto che più amareggia i familiari: l’assenza di indicazioni ufficiali chiare. “Chiamavano la Farnesina – che ha sì incrementato i numeri - ma non rispondeva nessuno. Nessuno gli dice niente, e nessuno gli dà la sicurezza di dire prendete questo autobus andate in Oman e partite da lì. Sono tutti bloccati lì, come loro ci sono tante persone completamente abbandonate dallo stato italiano nessuno dice niente. Ho chiamato anche io la Farnesina – riferisce la signora - mi hanno risposto solo domenica sera, ieri ho provato e non rispondevano neanche a me. Mi hanno detto che si dovevano iscrivere nei registri e si sono iscritte subito ma nessuno dice niente”.  

L'appello dei familiari: "Chiediamo comunicazioni chiare e un piano di rientro strutturato"

Il racconto è quello di notti insonni, telefonate in lacrime, paura amplificata dai rumori degli aerei in volo e dalle notizie di attacchi e rappresaglie nella regione. La percezione, per chi è lontano migliaia di chilometri, è quella di una crisi che può degenerare rapidamente. Uno degli aspetti più critici in queste ore è la distanza tra narrazione mediatica e realtà vissuta sul campo. Secondo i familiari “mentre sui social e in alcuni servizi si parla di partenze regolari o di soluzioni semplici, chi è bloccato racconta una situazione molto diversa: voli cancellati, alternative incerte, costi aggiuntivi, mancanza di indicazioni operative precise”. L’appello della signora che ha raccontato la situazione a il Lametino.it è di “non lasciare soli i cittadini italiani bloccati nell’area del Golfo. Non si chiede un trattamento privilegiato, ma un piano di rientro strutturato, comunicazioni trasparenti e indicazioni ufficiali che non scarichino sui singoli la responsabilità di scelte rischiose”. La storia delle due agenti penitenziarie calabresi è una delle tante storie che, giorno dopo giorno, stanno emergendo e che pongono l’accento sulla necessità crescente di avere risposte chiare.

Antonia Butera

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