Premio “Si può”: "Il meraviglioso viaggio di Karol" commuove Lamezia

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Lamezia Terme - La sala conferenze “Monsignor Azio Davoli” della Chiesa della Pietà, ha ospitato la XXVI edizione del premio “Si può”, un appuntamento ormai significativo che unisce testimonianza, cultura e riflessione. In questa occasione è stato presentato il libro di Barbara Sidoti, "Il meraviglioso viaggio di Karol", che ha dato il tono profondo e umano all’intera serata. La conferenza si è aperta con la moderazione dell’avvocato Giancarlo Nicotera, ideatore del premio, che ha guidato con equilibrio e sensibilità i vari momenti dell’incontro, introducendo gli ospiti e accompagnando il pubblico nel percorso della serata.
Sono seguiti i saluti iniziali del parroco, don Emanuele Gigliotti, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa come occasione di incontro e condivisione.

Successivamente è intervenuta l’autrice, Barbara Sidoti, che ha aperto il proprio cuore al pubblico raccontando la storia di suo figlio Karol, colpito da una rarissima malattia genetica, la trisomia 9 a mosaico, e scomparso prematuramente all’età di 13 anni. Le sue parole hanno restituito la profondità di un’esperienza insieme dolorosa e luminosa, capace di trasformarsi in testimonianza. Karol si configura così come una presenza fragile nel corpo, ma abitata da una forza interiore straordinaria. Attraverso lo sguardo, i gesti e la sua semplice presenza, ha saputo comunicare in modo autentico e profondo, oltre le parole. La sua vita viene ricordata come una luce silenziosa, capace di insegnare il valore dell’amore gratuito, della pazienza e di una dimensione spirituale che si manifesta nella quotidianità più semplice. Nel corso dell’incontro non sono mancati interventi da parte del pubblico, che hanno arricchito il dialogo con testimonianze personali e momenti di intensa emozione, creando un clima di partecipazione sincera e condivisa

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A concludere l’incontro è stato il vescovo, Monsignor Serafino Parisi, che ha offerto una riflessione profonda e delicata sul senso della sofferenza vissuta alla luce della fede e sull’importanza della vicinanza concreta a chi soffre. Ha ricordato come, per un cristiano, la malattia non debba essere né idealizzata né esaltata, ma accolta nella sua realtà, ponendo al centro la cura, l’ascolto e la capacità di farsi prossimi, riconoscendo sempre la dignità della persona. Il momento si è chiuso in un clima di silenzio raccolto e gratitudine, lasciando nei presenti un messaggio forte e semplice: non è la sofferenza ad avere valore in sé, ma l’amore con cui si sceglie di accompagnare chi la attraversa.

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