Vescovi Calabria: a migranti morti sulle spiagge non rispondere con il silenzio

fiori-cutro470cc0e4c404ac_30875_82d63_eb969_b4816_d500f_4bc9f.jpg

Catanzaro - "Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio". Lo affermano i vescovi della Conferenza episcopale calabra dopo il ritrovamento, sulle coste calabresi e siciliane, di almeno 15 corpi di migranti portati a riva dal ciclone Harry dopo naufragi "silenziosi", chiedendo l'apertura di "corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria".

"Un salvagente arancione. È quello - affermano i vescovi - che il comandante della Guardia costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c'era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l'aveva fatta".

"Noi - proseguono - non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata. L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nel 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 del 2025. Meno arrivi, più morti. Il nostro pensiero e la nostra preghiera sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo. Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato diventi ordinaria amministrazione. Il comandante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore".

"Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee - concludono i vescovi calabresi - di essere all'altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro Paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità".

© RIPRODUZIONE RISERVATA