
Lamezia Terme – Nel distretto giudiziario di Lamezia cresce la produttività ma permangono diverse criticità legate alla carenza di organico stimata nel 50%, a partire dalla figura apicale della Procura – che dopo il trasferimento di Salvatore Curcio a capo dei magistrati di Catanzaro, è attualmente affidata a Vincenzo Quaranta, in attesa che il Csm nomini il procuratore capo. Sono diverse le indicazioni sull’andamento della giustizia a Lamezia tracciate all’interno della relazione di apertura dell’anno giudiziario dalla presidente della Corte d'appello Concettina Epifanio.
Un dato sicuramente positivo è che in un anno si è registrato un parziale abbattimento delle pendenze nel settore dibattimentale. In circa un anno a Lamezia sono stati definiti 56 processi in sede collegiale e 678 in sede monocratica. In ambito civile, sono state definite 2019 cause di contenzioso (a fronte delle quasi 4mila pendenti). Il tutto nonostante i vuoti di organico che colpiscono l’ambito penale, quanto quello civile e il personale amministrativo tutti segnalati dal presidente del tribunale, Giovanni Garofalo. A Lamezia e non solo, perché la presidente Epifano si è soffermata – numeri alla mano – sulle difficoltà con cui tutti i tribunali del distretto catanzarese si misurano nei vari ranghi della giustizia, ribadendo l’urgenza di una maggiore attenzione.
Il lavoro di contrasto alla criminalità organizzata
“Il circondario di Lamezia Terme - che ha un territorio comprendente 26 Comuni e una popolazione residente di circa 150.000 abitanti - è caratterizzato dalla pervasiva presenza di potenti e articolate organizzazioni criminali di stampo mafioso e, come riferisce il Procuratore Curcio, negli ultimi anni si è distinto per il crescente numero di soggetti appartenenti a consorterie di 'ndrangheta che, a seguito di applicazione di misura cautelare e/o di condanna, hanno deciso di collaborare con la giustizia – si legge nella relazione - Operando in un'area geografica ad alta densità mafiosa la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme ha sempre assicurato un supporto diretto e immediato alle attività della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, pianificando anche attività di indagini congiunte e provvedendo simultaneamente all'esecuzione di misure cautelari, nonché prestando collaborazione in occasione del fermo di indiziati di delitti per fatti di mafia che, nel corso dell'ultimo anno, la DDA ha eseguito nel circondario di Lamezia Terme”.
Tra i procedimenti che hanno riguardato il circondario di Lamezia Terme nei quali è stata impegnata la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro si segnalano per importanza: “il procedimento "Arthemis" per associazione mafiosa, associazione finalizzata al narcotraffico e numerosi reati-fine aggravati dalle modalità e finalità mafiose, nell'ambito del quale 59 soggetti sono stati colpiti da misure cautelari. L'attività investigativa ha consentito di individuare ben cinque coltivazioni di cannabis indica dislocate tra le province di Catanzaro e Crotone; il procedimento "Mantus", che ha riguardato soggetti gravemente indiziati di far parte della storica cosca lannazzo; il procedimento Quarta Chiave, che ha visto l'applicazione di misure cautelari a carico di 29 persone, quasi tutte di etnia rom, indagate e poi imputate di far parte di un'associazione di stampo mafioso finalizzata al traffico illecito di rifiuti; il procedimento Svevia, instaurato nei confronti di 58 soggetti (destinatari di provvedimenti cautelari) per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e alla commissione di una serie impressionante di reati (estorsioni, detenzione di armi, ricettazione, ecc.) compendiati in 181 capi di imputazione”.
Il contrasto alla criminalità comune
“Quanto all'azione di contrasto alla criminalità comune, la Procura di Lamezia Terme – si legge nella relazione -è stata particolarmente impegnata nella repressione dei reati in materia ambientale in ragione dei serrati controlli a cui è stata sottoposta l'ex area industriale del comune di Lamezia Terme. Costante è stata la lotta ai fatti delittuosi su intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: l'attività di indagine, culminata in più procedimenti taluni dei quali già definiti in primo grado, ha accertato che molti datori di lavoro retribuiscono sistematicamente l'attività lavorativa dei loro dipendenti in misura notevolmente inferiore rispetto a quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, facendo risultare fittiziamente in busta paga una retribuzione, magari comprensiva anche di lavoro straordinario e indennità varie, ben superiore a quella realmente percepita dai lavoratori. Si tratta – scrive la presidente Epifano - di una tristissima realtà: i lavoratori, pur essendo consapevoli di essere sfruttati, "accettano", per così dire, di sottostare a una siffatta politica aziendale, rassegnati all'idea che il mercato non offre nulla di meglio e che il poco che ricevono è sempre meglio del niente che uno stato di disoccupazione comporterebbe”.
“L'ufficio di Procura - che a decorrere dall'inizio di febbraio 2025 è rimasto privo del Procuratore capo e per tutto il periodo in esame ha sofferto di importanti scoperture di organico fino al 50% - è stato anche impegnato nell'azione di contrasto ai reati in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope, essendosi registrato peraltro negli ultimi anni un notevole incremento di piantagioni di cannabis, che in passato riguardavano le zone aspromontane e la piana di Gioia Tauro. Infine massima attenzione ha riservato la Procura della Repubblica di Lamezia Terme ai reati in materia di violenza domestica e di genere, in relazione ai quali si conferma il trend in crescita già segnalato lo scorso, ma per fortuna non si segnala, come già lo scorso anno, nessun femminicidio”.
G.V.
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