
Lamezia Terme - Tenerezza, compassione, consolazione. Queste le parole che il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, ha ripetuto in occasione della XXXIV Giornata Mondiale del malato, memoria della Madonna di Lourdes, nel corso della celebrazione eucaristica in Cattedrale con i volontari della sottosezione lametina dell’Unitalsi. “Parole che – ha detto il vescovo nell’omelia – ci ricordano lo stile di Dio, il modo in cui Dio si rapporta con noi uomini e il modo in cui noi siamo chiamati a rapportarci all’altro, in particolare a chi si trova in una situazione di fragilità. Perché c’è una condizione ancora più pesante della stessa fragilità, della sofferenza, della malattia: la solitudine, il sentirsi abbandonati. La consolazione sta nel far sentire all’altro che non è mai solo. Noi siamo chiamati, come comunità, a tessere relazioni di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di consolazione”. Commentando la pagina del profeta Isaia, il presule ha sottolineato le immagini che rimandano “alla tenerezza di Dio, all’atteggiamento di una madre che allatta, porta in braccio i suoi figli. Riflettiamo: quanto vale una carezza per una persona che è in ospedale, lì dove le ore non passano mai? Ecco lo stile di Dio: uno stile di tenerezza, di consolazione, di compassione. Dio ci consola come una madre consola il proprio figlio e fa gioire il nostro cuore. Il Vangelo è questo: annuncio della gioia della salvezza che viene dal Signore Gesù e che noi dobbiamo portare nelle situazioni dove la gioia sta per finire o è addirittura finita”.
Richiamando l’immagine del buon samaritano, al centro del messaggio di Papa Leone XIV per la giornata mondiale del malato di quest’anno, il presule lo ha indicato come “il modello dell’attenzione particolare che dobbiamo avere verso gli ammalati. Il buon samaritano ha ascoltato il grido dell’uomo incappato nei briganti, si è fatto prossimo, ha provveduto alle spese della locanda, ha fasciato le ferite. In una sola espressione: si è preso cura di quell’uomo. Compatire significa fare in modo che la sofferenza dell’altra sia anche un po' la mia per rendere più leggero il
Riflettendo sul brano evangelico delle nozze di Cana, Parisi sottolinea l’attenzione di Maria che “capisce la difficoltà, capisce che la festa è finita perché era venuto a mancare il vino e dice ai servitori di ascoltare il Figlio. Il Signore cambia l’acqua dell’ordinarietà nel vino dell’eccezionalità e della festa. Questo è il miracolo che possiamo realizzare anche noi cambiando la banalità di un’esistenza senza senso nel vino dell’allegria e della gioia”.
“Mentre vi ringrazio per il lavoro che fate ogni giorno – ha concluso il vescovo di Lamezia – voglio ricordarvi che il miracolo che noi possiamo realizzare ogni giorno ruota intorno a queste tre parole: tenerezza, compassione, consolazione. Il Signore ha cambiato così la storia. La sua vita è stata una vita completamente donata e così possiamo fare anche noi. È questo l’augurio per noi “privilegiati” che serviamo la carne di Cristo negli ammalati e per gli ammalati affinché attraverso di noi possano trovare consolazione, tenerezza e gioia”. Nel corso della celebrazione, il vescovo ha amministrato l’unzione degli infermi.
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