
Conflenti - Dalla violenza digitale a quella invisibile, fino alle forme più subdole che colpiscono, spesso inconsapevolmente, tante donne. Dai servizi offerti a ciò che la comunità può fare ogni giorno, anche attraverso gesti semplici: ecco i primi passi per contrastare e combattere la violenza di genere. Conflenti ha così ospitato il convegno “Oltre l’Otto Marzo: coltiviamo parità, fermiamo la violenza”. L’iniziativa, svoltasi il 20 marzo nella Sala Consiliare del Comune di Conflenti, è nata nell’ambito del progetto SAI di Conflenti (ampliamento del progetto SAI di Filadelfia), che accoglie, tra gli altri, numerose donne provenienti da contesti in cui i diritti femminili sono spesso negati e la violenza rappresenta una realtà quotidiana, in sinergia con il CAV Demetra di Lamezia Terme e l’APS Libramenti.
Come raccontato con amarezza e commozione da una beneficiaria del progetto: “nel mio paese d’origine lo Yemen, l’uomo è superiore in tutto. Le donne non possono uscire di casa senza un maschio. Può anche picchiare una donna e decidere come deve vestirsi”. Parole forti che fanno rabbrividire ma anche pensare a quanto ancora c’è fa fare in una società come la nostra dove ancora oggi si parla di violenze e femminicidi. Come sottolineato dalla coordinatrice progetto Sai Filadelfia – struttura di Conflenti, Serena Villella, nell’introdurre i lavori: “spesso mi capita di confrontarmi con le giovani ospiti del nostro progetto, le quali rimangono colpite nel sapere che le donne sono, purtroppo, ancora vittime di violenza e che si registrano centinaia di casi di femminicidio all'anno anche in una società moderna come la nostra. Si meravigliano nello scoprire che anche in Italia non esiste ancora una piena uguaglianza salariale e di opportunità tra donne e uomini”.
A moderare l’incontro la Presidente di Aps Libramenti, Noemi Vescio. Presente all’evento anche il sindaco di Conflenti, Emilio d’Assisi che nel salutare i relatori e la platea si è dichiarato orgoglioso di ospitare tale evento: “è un grande onore per me darvi il benvenuto in questo importante momento di riflessione e confronto. L’8 marzo non può essere solo una ricorrenza simbolica, ma un punto di partenza. Siamo qui per dire con forza che la parità ci riguarda tutti. Che nessuna donna deve mai sentirsi sola, la comunità e le istituzioni ci sono e oggi ne è un esempio”. Conflenti vanta anche una squadra di calcio femminile dal nome 8 marzo, che porta alto il nome del piccolo centro in Calabria e lotta per la parità anche sul campo.

Ospite d’eccezione, il sindaco di Filadelfia, avv. Anna Bartucca, premiata per il ruolo delle donne nelle istituzioni locali e sulla centralità delle aree interne nelle politiche di sviluppo del Paese. Il comune da lei guidato è anche capofila del progetto di accoglienza. “Di violenza - ha detto - se ne parla spesso ma per me è sempre poco perché le difficoltà e le problematiche crescono sempre di più. Incontri come questo non possono che favorire la sensibilità di tutti noi. Temi come la parità, la violenza non appartengono solo alle istituzioni ma a tutta la comunità, anche ai cittadini”. Secondo la Sindaca occorre, accanto alle misure come il Codice Rosso, “un profondo cambiamento culturale: bisogna partire dai giovani, dalla scuola, insegnare qual è il ruolo e cos’è il rispetto per la donna”. Ha parlato di un convengo dal valore inclusivo: “tutte le donne indipendentemente dalla loro origine e storia e dal loro percorso migratorio devono poter vivere in sicurezza”. Ha concluso puntando sull’importanza della collaborazione tra Enti, Associazioni e professionisti del settore: “Non ci può essere parità se anche una sola donna vive nella paura”.
Hanno relazionato sul tema portando le testimonianze dirette di chi lavora e ogni giorno ascolta e aiuta le donne vittime di violenza che hanno deciso di dire basta, denunciare e raccontare le loro storie di violenza, Suor Anna Cerutti educatrice e operatrice sportello Cav Demetra Lamezia Terme e l’avvocato Francesca Mansueto del comitato pari opportunità del tribunale di Lamezia. Il centro - hanno evidenziato - offre, nel rispetto della cultura, della segretezza e dell’anonimato servizi per le donne che hanno avuto esperienze di violazione e che vogliono iniziare un percorso di consapevolezza e reale autonomia partendo dall’ascolto fino al sostegno psicologico con consulenze legali e percorsi personalizzati: basta rivolgersi al numero verde 800550403 o al cellulare 3277872647 oppure contattando il 1522.
Suor Anna ha raccontato il lavoro che svolge il Centro antiviolenza Demetra di Lamezia: “tra le parole chiave che hanno dato via a questo progetto vi è quella di emersione”. Il centro svolge un ruolo cruciale nel favorire appunto l’emersione del fenomeno: portare alla luce situazioni di violenza spesso confinate nel silenzio domestico. Un progetto che parte dalle donne che hanno dato voce a chi non l’aveva e si sono unite, con la collaborazione di Enti pubblici e privati come l’Asp, il Comune di Lamezia: “Una scommessa vinta quella di affrontare situazioni complesse e mettersi insieme in partenariato per coltivare parità: non un luogo dove le donne vanno ma uno spazio dove incontrare e ascoltare le donne”. Tra i punti di forza, dichiara: “quello di avvicinare i territori, soprattutto dove servizi e spazi di ascolto non ci sono”. Per Suor Anna, il termine parità va letto anche nel senso di risorse per i diritti delle donne in più territori possibili, anche in quelli marginali.
I numeri solo allarmanti, ricorda riferendosi all’ultimo Report del Centro: “78 donne accolte di queste 48 hanno fatto un percorso continuativo. Le altre hanno avuto solo un primo approccio… alcune con timidezza e paura ma pur sempre un primo passo con la speranza che ritorneranno”. Il contrasto della violenza deve partire anche dalla società, da qui un monito: “tutti ce ne dobbiamo prendere carico, aprire gli occhi e riconoscere il malessere che un altro vive”.

“All’aumento delle norme non è seguita una diminuzione dei reati”
“Ogni piccolo passo serve per conquistare la propria dignità e riappropriarsi della propria libertà”, sono le parole dell’avvocato Francesca Mansueto rappresentante del Comitato pari opportunità del Foro di Lamezia. L’avvocata ricorda che questo accordo di volontariato con il Centro per offrire consulenze è partito dalla volontà della compianta avvocata Angela Davoli. In Italia, dichiara “abbiamo fatto tanta strada, con fatica, ma oggi possiamo dire che c’è tutela piena. Ma la quotidianità ci restituisce una fotografia distorta: all’aumento delle norme non è seguita una diminuzione dei reati”. La Mansueto parla di dati e numeri: dall’abbassamento dell’età delle persone che si rivolgono al centro e ricorda: “la più giovane aveva 16 anni”, alle nuove e diverse problematiche per fasce di età. In particolare, sottolinea: “nella fascia 16-30 anni il confine tra normale e quello che non lo è diventato molto sottile”. Cita poi alcuni esempi di controllo e subordinazione che possono sfociare in comportamenti preoccuparti da parte di fidanzati e compagni come la geolocalizzazione o situazioni più delicate, ad esempio nelle relazioni sessuali: “molti ragazzi pensano che il consenso sia valido solo nei rapporti occasionali e non di coppia”. Qui subentra l’importanza del ruolo della scuola, degli educatori e delle istituzioni: “dobbiamo parlarne, non ci dobbiamo nascondere”. Il compito della società? “essere vigili e aiutare a indirizzare un’amica, una conoscente una vicina verso centri antiviolenza e professionisti”.

A chiudere l’incontro gli interventi della psicologa Sabrina Ciambrone che ha parlato dell’impegno che svolge il centro “Attivamente coinvolte” dal 2008 in Calabria che ha sedi a Pizzo, Soverato e Catanzaro. La psicologa ha posto l’attenzione su alcuni termini, come quello di autodeterminazione. Ha esposto poi le diverse forme di violenza e sottolineato che riconoscerle “è un primo passo prevenirla”. In particolare, si è concentrata sulla violenza invisibile, quella psicologica: “non lascia lividi ma produce ferite ancora più profonde” a quella digitale che colpisce sempre più giovani. Ha ricordato il fenomeno della “rana bollita” in riferimento a una violenza che può essere lenta e graduale alle varie fasi con la quale essa può instaurarsi in una relazione solo apparentemente “sana” ma in realtà tossica e malata.
L’assistente sociale del Progetto Sai Conflenti, Valentina Gallo, ha fatto un focus sulla possibilità di richiedere il reddito di libertà per le donne: “ci sono fondi per le donne vittime di violenza anche se le domande sono superiori alle disponibilità e molte restano temporaneamente escluse da questi fondi che servono a soddisfare bisogni primari”.
“Un seme che porterà al cambiamento”
Nelle conclusioni le convenute al tavolo nella sala consiliare di Conflenti erano tutte d’accordo nel sottolineare come solo la collaborazione tra enti, associazioni e professionisti del settore può dare la giusta spinta e piantare un seme che porterà al cambiamento.
R. V.
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