Arriva il gran finale di Felici & Conflenti con la festa della grispelle e il ritmo del Salento

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Conflenti - Si chiude oggi con una giornata intensa e simbolica l’edizione 2025 di Felici & Conflenti. Il festival che da oltre un decennio intreccia memoria e futuro attraverso pratiche, laboratori, suoni e saperi condivisi. Il gran finale di sabato 26 luglio sarà un vero e proprio viaggio nella tradizione viva, fatta di mani che impastano, corpi che danzano e voci che raccontano.

Nel pomeriggio, l’atmosfera si scalda con il ritorno dei Giganti di Felice Napoleone da Porto Salvo, che percorreranno le strade di Conflenti accompagnati da tamburi, passi e sguardi, per annunciare uno degli appuntamenti più attesi dell’intera rassegna: la “Festa d’a Grispeddra Cujjintara”, curata da Nicola Butera. È qui che il gesto quotidiano dell’impastare e friggere la grispeddra diventa rito, celebrazione collettiva, incontro intergenerazionale. Farina, patate, mani esperte e canti antichi si fondono in un momento di intensa vitalità popolare, dove il sapore si fa racconto e la memoria si fa presente.

Nel tardo pomeriggio, tra i vicoli e le piazze, torna anche la performance “Anomali Selvatici”, una camminata teatrale che mescola corpo e paesaggio, natura e visione. E alle 21 in Piazza Pontano, il palco accoglierà un ospite d’eccezione: gli Officina Zoè, gruppo storico della riproposta musicale salentina. Attivi dagli anni ’90, gli Officina Zoè hanno contribuito a far conoscere nel mondo la pizzica, restituendole la sua profondità rituale e la sua forza ancestrale. Il loro concerto sarà un momento catartico, in cui il ritmo si fa trance, la musica diventa ponte, e il ballo un atto di liberazione collettiva.

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A chiudere la serata, come da tradizione, sarà il Ballo del Ciuccio, rito di chiusura che spegne le luci della festa ma accende la memoria di ciò che è stato vissuto. Una danza finale che unisce suonatori tradizionali e pubblico in un abbraccio simbolico, fino all’anno prossimo.

"Felici & Conflenti" si conferma ancora una volta non solo come festival, ma come processo culturale: un laboratorio vivente di comunità, in cui la tradizione non è museo, ma materia mobile, capace di trasformarsi restando fedele a sé stessa. "Non si tratta di salvare le tradizioni, ma di farle camminare con noi – ricordano i promotori – 'Felici & Conflenti' è prima di tutto una possibilità: per stare, per tornare, per costruire senso a partire da ciò che abbiamo già".

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