
Lamezia Terme - Un ritorno grato alla normalità, pure con le dovute attenzioni, ha caratterizzato la messa solenne dedicata a San Francesco di Paola, presieduta nella Chiesa matrice di Sambiase da monsignor Giuseppe Schillaci, già Vescovo eletto di Nicosia, ancora presente in qualità di Amministratore Apostolico della nostra Diocesi. A concelebrare padre Vincenzo Arzente e padre Giovanni Sposato dell’Ordine dei frati Minimi di Sambiase. Quest’ultimo, introducendo la celebrazione, si è unito al Magnificat elevato la sera prima da monsignor Schillaci nel suo commiato alla città, ringraziando Dio per i momenti vissuti con il vescovo e “per la sua testimonianza di persona innamorata di Dio e della Chiesa”. Presenti in Chiesa e oggetto di ringraziamenti anche il delegato ad omnia della Diocesi don Pino Angotti, la suore, gli statuari, i ministranti e l’Ordine Terziario, nonché le autorità civili e militari che in gran numero hanno preso parte alla celebrazione.
Tutta incentrata sulla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi l’omelia di Schillaci, che ha voluto sottolineare l’essenza del messaggio evangelico, al di là di tutte le manifestazioni formali proprie della fede terrena, sull’esempio vero di San Francesco di Paola. “Francesco – dice Schillaci – ha preso sul serio il messaggio del Signore, e si è lasciato interpellare fino in fondo, come anche noi dobbiamo fare celebrando l’eucaristia: la Parola che è Cristo ci consente una sorta di passaggio, da noi stessi a Dio. La Pasqua che celebriamo significa questo. Non si tratta solo di una elaborazione intellettuale: certo servono idee forti per operare, ma Gesù dice “Ti ringrazio perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate agli umili di cuore”. Ancora un pensiero agli ultimi e agli umili, dunque, citati più volte nel Vangelo nella veste di bambini, di poveri da accogliere, di piccoli da non scandalizzare. E un riferimento a Francesco di Paola che fa la scelta radicale di vivere da eremita, in completa povertà, conformandosi a Cristo. “Se la Chiesa perde l’Evangelo perde sé stessa – continua – diventa una bella organizzazione che crea eventi. Ma i devoti di Francesco portano inciso non solo sugli abiti ma anche nel cuore il simbolo della carità che è Cristo, e il Papa invita alla “rivoluzione della tenerezza”. Possiamo dare le interpretazioni più sublimi, ma se non tocchiamo l’umanità facciamo solo ideologia. Francesco dice di guardare al Signore che è l’essenza perché tutti possiamo crescere nel bene. Celebro oggi per la mia comunità di Lamezia perché possa sempre camminare nella Carità”.
Al termine dell’omelia la cerimonia di consegna delle chiavi della città al Santo da parte del sindaco Mascaro, “come segno del nostro amore e devozione” e “perché illumini i governanti”. Al termine la benedizione di una comunità felice di ritrovare i simboli della propria fede.
Giulia De Sensi








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