
Lamezia Terme – Anche se la Calabria non rientra tra le regioni più colpite dall'emergenza siccità, la situazione nel settore agricolo non è certo meno grave rispetto alle aree del Nord. Qui, il gran caldo si va ad aggiungere a vari altri problemi su un settore già in crisi. Non solo siccità, ma anche aumento dei costi delle materie prime e scarsa manodopera, tra i nodi da sciogliere. Il rischio è quello di dover rinunciare a parte delle raccolte estive e, le aziende agricole, non se lo possono permettere. Problemi che si riflettono anche sui piccoli agricoltori del Lametino che vivono grazie ai frutti del lavoro nelle loro terre. Sul tema abbiamo sentito alcune sigle che quotidianamente lottano e si fanno promotori delle richieste di tanti agricoltori calabresi. Stremati da tutto ciò, il Movimento Territorio e Agricoltura ha anche organizzato una manifestazione di protesta per il 6 luglio a Lamezia.
Secondo Coldiretti Calabria “le alte temperature rendono più difficile la situazione nei campi dove manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che mette a rischio le produzioni. In un momento nel quale si dovevano avere riscontri positivi nella produzione di foraggi, arriva un conto salato per l’economia calabrese. Si conferma quello che già da tempo si temeva, ovvero un generalizzato calo produttivo almeno del 40% di mais e foraggere per l’alimentazione degli animali dovuto all’andamento climatico particolarmente siccitoso di quest’anno ma anche all’aumento spropositato dei costi delle materie prime che hanno disincentivato gli agricoltori a seminare. A questo, si è aggiunto il calo delle rese produttive in campo delle varie coltivazioni, dovute alla siccità e al caldo. La situazione è difficile in tutta la regione con un 2022 caratterizzato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate. Nel Lametino sta soffrendo in particolare l’orticoltura e le produzioni frutticole. Si assiste ad una cascola prematura delle olive e presagiamo che il raccolto sarà basso. Ancora non ci sono segni evidenti sulla viticoltura un comparto che stiamo monitorando. Senza l’irrigazione nelle campagne sarebbero compromessi gli equilibri ambientali dell’intera pianura, compresa la ricarica delle falde sotterranee. Stiamo chiedendo a tutti responsabilità e parsimonia nell’utilizzo della risorsa idrica: ai cittadini, alle imprese, agli agricoltori”.

Per Matteo Talarico che fa parte di un movimento di liberi agricoltori (MTA): “le conseguenze del caldo e della siccità rischiano di essere drammatiche per l'intero comparto agricolo a causa della drastica riduzione delle produzioni quali conseguenza del forte stress che le coltivazioni subiscono. Il calo di produzione interessa anche se in misura diversa tutte le colture ed in particolare quelle in asciutto sprovviste quindi di impianto di irrigazione. Nel Lametino particolarmente a rischio, vista l'estensione delle superfici interessate, risulta l'olivo dove le alte temperature e la siccità hanno determinato una drastica colatura dei fiori prima ed ora una consistente cascola dei frutticini. Non meno grave appare la situazione di tutto il comparto dell'ortofrutta dove si registrano importanti cali di produzione. Purtroppo, a parte l'irrigazione di soccorso laddove possibile, non esistono soluzioni immediate. Nel lungo periodo bisognerebbe pensare ad aumentare le superfici servite da irrigazione consortile ed investire sulla ricerca e diffusione di metodi di irrigazione a basso volume irriguo”.
Su quali potrebbero essere le possibili soluzioni, per Coldiretti servirebbe “sicuramente una infrastrutturazione irrigua nel territorio e poi impianti per il risparmio idrico. In generale perdiamo ogni anno l’89% dell’acqua piovana serve subito una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione”.

Per quanto riguarda la manodopera, anche nel settore agricolo persiste il problema di scarsa reperibilità di lavoratori stagionali come avviene nella ristorazione.
“L’ingresso in Italia di lavoratori stranieri è regolato da un percorso burocratico lungo e complesso - spiegano ancora da Coldiretti Calabria - incompatibile con le esigenze dell’economia. Il problema riguarda in particolare agricoltura, agroalimentare e turismo, che hanno bisogno di manodopera stagionale. La finestra per la presentazione delle domande si è chiusa il 17 marzo. Il criterio di valutazione si basa esclusivamente sulla data (anzi, l’ora) di presentazione, secondo l’ormai consueto meccanismo del “click day”. A quel punto scattano le verifiche da parte di questura, prefettura e Ispettorato del lavoro (sia sul lavoratore che sul datore di lavoro). Ma poi la filiera si complica con altri atti amministrativi che nella prassi non avvengono mai secondo i tempi (60 gg) stabiliti dalla legge. Accade però che all’agricoltura calabrese servono almeno 2mila lavoratori per garantire le campagne di raccolta estive di frutta e verdura. L’arrivo del grande caldo accelera la maturazione nei campi e rende ancora più urgente far fronte alla carenza di manodopera. Occorre velocizzare il rilascio dei nulla osta necessari per consentire ai lavoratori extracomunitari, ammessi all’ingresso con il decreto flussi, di poter arrivare in Italia per lavorare nelle imprese agricole al più presto”.
E, sottolineano ancora: “La situazione è preoccupante e qualche azienda ha dovuto rinunciare in parte a raccogliere dopo aver affrontato peraltro un pesante aumento dei costi di produzione determinato dalla guerra in Ucraina. La presenza di lavoratori stranieri è diventata strutturale nell’agricoltura. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese, spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli che li hanno anche professionalizzati e ciò testimonia il rispetto dei contratti di lavoro. Ma con Coldiretti ribadiamo ovviamente il rispetto dei contratti ma anche strumenti concordati con i sindacati, per consentire anche ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi con un piano per la formazione professionale e misure per ridurre la burocrazia e contenere il costo del lavoro e una radicale semplificazione che possa garantire flessibilità e tempestività”.

Anche per Talarico quella della manodopera è problema reale e preoccupante: “La scarsa reperibilità di personale qualificato è fattore limitante per molti settori produttivi e in agricoltura la situazione è assolutamente drammatica: concretamente si rischia di perdere molto raccolto per impossibilità di poter raccogliere nei tempi appropriati”. A ciò si aggiunge: “L'aumento del costo del gasolio e più in generale delle materie prime e dei mezzi di produzione rischia di dare un colpo definitivo e irreversibile all'intero comparto agricolo. La pressione dei costi di produzione accompagnata da una bassa remunerazione dei prodotti e da una concorrenza sleale dei mercati esteri nonché della contraffazione su numerosi nostri prodotti rischiano di affossare l'economia del comparto con la conseguenza della chiusura di numerose aziende”.
Il 6 luglio protesta dei trattori a Lamezia
Infine, dal Movimento Territorio e Agricoltura annunciano una manifestazione di protesta: “Il comparto è ormai al collasso per cui numerosi agricoltori locali e non abbiamo deciso di metterci insieme in un movimento di liberi agricoltori (MTA) in quanto non possiamo e non vogliamo rassegnarci all'amaro destino che 30 anni di errata politica agricola ed una classe dirigente inadeguata ci hanno riservato. Pertanto, mercoledì 6 luglio inizieremo a far sentire il nostro "grido di dolore e di riscossa" con una manifestazione che si terrà a Lamezia”. Il raduno col fine di “fermare gli speculatori che inginocchiano gli agricoltori” contro l’aumento delle materie prime e contro l’accanimento sui lavoratori e sulle Partite Iva si terrà alle 7 (con il raduno delle macchine agricole allo stadio Carlei) e alle 11 è previsto un dibattito in piazza Italia a Sant’Eufemia sul motto “tutti in strada con gli agricoltori”.
Ramona Villella
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