
Lamezia Terme, 18 marzo - Dopo il grande impatto mediatico dell’”Operazione Medusa” e della lunga sequela di pentiti, il lavoro della DDA e delle forze dell’ordine non si è fermato, come più di qualcuno cominciava a sussurrare. L’ha ribadito molto bene il capo della squadra mobile di Catanzaro, Rodolfo Ruperti, nell’intervista concessa a questo numero (il 196) de “il Lametino, da sabato in edicola. Ruperti ha spiegato che dopo il clamore degli arresti, gli investigatori non si sono concessi una pausa, ma stanno facendo il lavoro di riscontro, dei controlli incrociati, per dare ancora più sostanza alle confessioni dei collaboratori di giustizia. Un lavoro oscuro ma meticoloso. Ruperti ha voluto sottolineare ancora una volta la “grandissima importanza” delle dichiarazioni di Giuseppe Giampà, che ha definito “informatissimo su tutte le vicende non solo della sua cosca, come ovvio, ma anche delle varie cosche calabresi”.
Aggiungendo che le sue confessioni “sono entrate anche nell’operazione che ha portato in carcere diversi componenti della cosca Mancuso perché le dichiarazioni di Giampà sono venute più che altro a supporto del materiale investigativo raccolto”. Sempre nell’intervista Ruperti ha detto che potrebbero esserci ancora fenomeni di richiesta di pizzo e di estorsioni a danno di commercianti ed imprenditori di Lamezia, ma questo, anche se in misura minore rispetto al passato, “dipende dal fatto che la cosca ha bisogno di soldi per pagare gli avvocati e per sostenere i familiari degli arrestati”. Ma non c’è un ritorno, secondo l’investigatore, massiccio alle estorsioni, vale di più l’ipotesi che la cosca cerca di dimostrare di esistere ancora. Ruperti ha parlato anche delle minacce da parte dei capi della ‘ndrangheta, esprimendo la sua tranquillità, “sono minacce che non intaccano minimamente la mia serenità. Non mi interessa essere voluto bene”. Sempre nell’ambito dell’Operazione Medusa, in questo numero pubblichiamo i verbali di altre confessioni.
Quelle di Giuseppe Giampà parlano del ruolo della famiglia Notarianni, del “lavoro” che ogni singolo componente svolgeva per conto della cosca. Le confessioni della moglie di Giampà, Franca Teresa Meldiadò, raccontano del ruolo che la donna svolgeva all’interno della cosca. Non nei primi anni di matrimonio, ma successivamente: un ruolo attivo sui soldi che i vari affiliati portavano per il marito, gli sconti che le praticavano in vari negozi proprio perché moglie di Giuseppe Giampà, i pizzini provenienti dalle carceri che lei smistava ai vari componenti della cosca in libertà. Infine le dichiarazioni di Umberto Egidio Muraca, che ha confessato di avere avuto un ruolo attivo nell’uccisione di Francesco Torcasio “Carra” per due motivi. A chiudere le pagine sull’inchiesta della DDA, uno studio della Banca d’Italia sul peso che le organizzazioni mafiose hanno negativamente sull’economia. Una su tutte: nelle zone ad alta densità mafiosa il costo del credito è maggiore rispetto ad altre zone. Seguono poi le consuete rubriche. Buona lettura a tutti.
Battista Notarianni

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