Procuratore Dda Borrelli: “Dobbiamo agire in fretta per evitare che un’altra cosca prenda il posto dei Giampà”

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di Battista Notarianni

A gennaio di quest’anno, nell’intervista a “il Lametino”, lei, procuratore Borrelli, affermò che in quattro mesi sarebbero state eliminate le cosche di Lamezia. L’ordinanza Medusa arrivò a fine giugno, più o meno nei tempi da lei allora prospettati. Allo stato attuale, con tutta questa ondata di arresti che ha decapitato il vertice del clan Giampà, lei può affermare che questa cosca è stata sgominata definitivamente?

“No, non è sgominata completamente, nel senso che esistono ancora degli esponenti che sono sfuggiti ma nel senso che non sono stati arrestati in occasione della prima tranche del processo e che sono tutt’ora in libertà. Certo, i più pericolosi sono stati sicuramente arrestati, in particolare è stato incarcerato il gruppo di fuoco dei Giampà. Ma anche se ci sono ancora elementi in libertà, la cosa positiva è che abbiamo assoluti elementi per sapere chi sono, anzi abbiamo arricchito il quadro probatorio iniziale, quindi una volta ottenuto un pronunciamento sull’attuale operatività della cosca sapevamo che il proseguo dell’attività investigativa sarebbe stato più semplice e così sarà”.

 

L’arresto e la collaborazione di Giuseppe Giampà è il punto più alto di questa indagine. Le sue confessioni, ancora in corso, sono state riscontrate con quelle dei precedenti pentiti. Quale scenario ne viene fuori?

Sicuramente viene fuori uno scenario di una cosca Giampà come gruppo criminale assolutamente prevalente sul territorio di Lamezia Terme, dal punto di vista della capillarità degli interventi, dal punto di vista della capacità di fuoco, insomma sotto tutta una serie di profili. Viene fuori, dunque, uno scenario, che stiamo sviluppando, di collusione, una parte della società come dire non criminale, chiamiamola così, ufficialmente non criminale lametina. Come scenario era largamente previsto e ovviamente ha trovato conferma in queste dichiarazioni. Voglio dire su questo che noi lavoriamo con una avvertenza, cioè che tutto sommato anche la prima parte delle indagini - quella in cui ad esempio aveva riguardato quelle che erano le relazioni tra i Giampà e alcuni esponenti delle forze dell’ordine - aveva già cominciato a riguardare questo reticolo di collusioni. Questo è del tutto evidente. Ora chiaramente abbiamo l’opportunità di poter usufruire della collaborazione del capo della cosca e quindi ci vengono aperti degli scenari che sono sicuramente più specifici e più puntuali di quelli che ci potevano aprire i gregari”.

 

E quindi c’è un maggior riferimento a quella che attualmente viene definita la “borghesia mafiosa”?

Guardi, diciamo che vorrei riportare la questione con i suoi giusti termini. Il problema di collusione tra fasce diciamo del mondo imprenditoriale e delle professioni e la criminalità mafiosa è un problema non solo tipico della città di Lamezia ma è un problema diffuso su tutto il territorio nazionale e in particolare sulle parti del territorio nazionale che sono infestate dalla criminalità organizzata. C’è una parte della società che ritiene di poter lucrare dei profitti stringendo relazioni con queste persone; s’introduce così in questo modo in un vortice pericoloso nel quale ottiene dei vantaggi, paga dei prezzi e la rilevanza penale di queste collusioni sono state largamente esaminate dalla giurisprudenza di legittimità che ne ha definito i caratteri specifici”.

 

Esiste il pericolo che, eliminando la cosca Giampà, le altre cosche del nostro territorio diventino più forti?

Ecco, questo è quello che io ho detto, diciamo, inutilmente più volte! In realtà da un lato abbiamo una straordinaria opportunità in questo momento e dall’altra però corriamo uno straordinario rischio, cioè abbiamo la straordinaria opportunità per il materiale che abbiamo di intervenire a 360 gradi facendo una pulizia completa, perché abbiamo materiale che non riguarda solo la cosca Giampà ma anche tutti gli altri gruppi organizzati sul lametino. D’altro canto a fronte di quello che è avvenuto quest’estate di fronte ad una recrudescenza di attentati che non si capivano se provenissero dall’una o dall’altra parte, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a dare un segnale per il materiale che avevamo a disposizione, arrestando anche esponenti di una cosca avversa a quella dei Giampà. C’è un rischio in tutto questo: se noi riusciamo ad intervenire simultaneamente e rapidamente su tutte le cosche, allora diciamo di riuscire a fare una bonifica completa del territorio. In caso contrario noi corriamo il rischio di rafforzare una cosca a scapito di altre perché chiaramente questi soggetti - non parlo neanche dei soggetti organici, parliamo dei Giampà che saranno più o meno tutti quanti in breve colpiti da ordinanza cautelari - diciamo il sottobosco, cioè quegli elementi ancora in cerca di una collocazione, venuto meno un punto di riferimento se ne cercano subito un altro e quindi sostanzialmente finiscono per rafforzarlo”.

 

Quindi c’è questo pericolo.

Sì, c’è questo pericolo, se non si riesce ad intervenire rapidamente”.

 

Come si spiega questa ondata di pentimenti, abbastanza inusuale all’interno di una cosca e nella storia della ‘ndrangheta?

Beh, si spiega con il fatto che, come si dice, è finita una stagione. Guardi, la criminalità organizzata è molto sensibile essenzialmente a questo ragionamento, cioè in altri termini l’essere colpiti da provvedimenti cautelari di per sé non è determinante nell’innescare fenomeni di pentitismo. Quello che è determinante è invece il senso che sia finita una stagione, è finito un film, come è stato espressamente detto. Quindi è evidente che la prima ordinanza cautelare rivelava di per sé che la Procura aveva a disposizione ulteriore materiale e che l’avrebbe potuto approfondire in breve tempo, ma soprattutto la prima ordinanza decapitava completamente tutti i vertici della cosca. In sostanza, voglio dire, abbiamo decapitato quella che è l’intera struttura direttiva della cosca Giampà, quindi abbiamo fatto poi seguire all’ordinanza cautelare per 416 bis una serie di ordinanze cautelari per omicidio, ordinanze che non solo nemmeno esaurite ovviamente. Questi sanno perfettamente quello che hanno fatto e sanno chi può incastrarli e chi no, quindi hanno fatto i loro calcoli e hanno capito che una stagione si era definitivamente conclusa”.

 

La cosca Giampà aveva rapporti con altre cosche calabresi. Le dichiarazioni di Giampà possono influire sulle indagini sulle altre cosche?

Naturalmente non posso entrare in dettaglio, ma io ritengo che Giuseppe Giampà è ovviamente un esponente apicale di un’organizzazione che ha dei tradizionali collegamenti con altre cosche soprattutto nel Vibonese, quindi tragga lei le sue conclusioni”.

Il processo per rito abbreviato dove si svolgerà?

Non più a Lamezia ma a Catanzaro”.

 

Giovanni Governa, del quale si parla molto nel CNR Cerbero, è (o è stato) un collaboratore di giustizia attendibile? Le sue dichiarazioni sul contesto politico-affaristico in cui poi maturò, tra l’altro, l’omicidio dei due netturbini, Tramonte e Cristiano è una ricostruzione esatta?

Noi praticamente le dichiarazioni di Governa le abbiamo valutate come dimostrazione dell’esistenza di una cosca Giampà. Il contenuto delle singole dichiarazioni di Governa lo riteniamo sinceramente superfluo, tenuto conto il fatto che ha interrotto la collaborazione e che quindi non confermerà quello che ha già dichiarato del corso del dibattimento, quindi sono dichiarazioni processualmente non utilizzabili. Voglio dire che nell’economia complessiva della richiesta cautelare, dalle dichiarazioni di Governa si sarebbe potuto tranquillamente prescindere. Insomma non ci siamo neanche posti il problema di verificare la veridicità delle singole accuse. Va bene, Governa ha fatto le sue valutazioni e sono insomma valutazioni rispettabili.

 

Ci sono degli episodi che interessano molto la comunità lametina, come l’omicidio dei netturbini, due persone innocenti uccise mentre stavano svolgendo il loro lavoro.

Sì, questo l’ho capito, ma sulle dichiarazioni di Governa, sulle singole dichiarazioni, sulle specifiche dichiarazioni di Governa non siamo neanche in condizione di fare una valutazione di attendibilità. E’ chiaro il concetto? Quello che a noi interessava è che praticamente quello che ha dichiarato Governa nella parte in cui Governa stesso riconosce di avere per un determinato momento della sua vita fatto parte della cosca Giampà. Queste dichiarazioni ci interessavano automaticamente e unicamente perché queste dichiarazione dimostravano l’esistenza di una cosca perché naturalmente lui non poteva far parte di qualcosa che non esisteva, ma tra questo e ritenere provate le singole imprese o  i singoli contesti che Governa descrive e che sostanzialmente riconosce alla cosca francamente c’è un lungo tratto. Ma questo è un problema economico che non possiamo affrontare, tenuto conto che Governa comunque non riconfermerà le dichiarazioni perché ha interrotto la collaborazione e quindi è inutile imbarcarci un lavoro inutile, non lo so se mi sono spiegato”.

 

A quanto ammonta il giro d’affari della cosca Giampà?

Non abbiamo potuto ancora fare un calcolo perché noi ovviamente per poter fare questo dobbiamo anche ricostruire in qualche maniera quelli che sono i rapporti  e il reticolo di imprese che facevano capo ai Giampà, cosa sulla quale noi abbiamo elementi specifici sui quali stiamo attivamente lavorando ma sul quale il lavoro è ancora all’inizio, naturalmente”.

 

Il vostro lavoro è un anche dovere per la comunità, ma la comunità vede a sua volta questo vostro lavoro come un diritto. Manca il concetto del bene comune, il rapporto di scambio, di collaborazione attiva tra istituzioni e popolazione. In base a ciò lei si aspetta o aspettava un sostegno maggiore dalla cittadinanza lametina non come ringraziamento ma  sotto forma di più attiva collaborazione?

Sì, guardi, questo è un problema largamente diffuso in aree infestate dal fenomeno mafioso, ma io direi, se mi consente, che è un problema a livello italiano, cioé la delega assoluta a più o meno improbabili salvatori della patria. L’ultimo ventennio è emblematico in questo senso. Gli italiani ogni tanto si scelgono un salvatore e sostanzialmente mettono se stessi nelle sue mani, poi c’è qualche salvatore che riesce a lavorare bene, qualche salvatore che opera male, diciamo è difficile capirlo prima. Il problema è che dal punto di vista dell’impegno dello Stato per il rispetto della legalità c’è una larga parte del territorio calabrese - che fino a prova contraria è territorio italiano, i calabresi vanno a votare alle elezioni e quindi i loro voti contano quanto i lombardi - c’è una larga parte del territorio calabrese, dicevo, che sotto questo profilo è stata completamente abbandonata. In questo abbandono ci sono delle responsabilità che non solo solamente della politica ma sono anche della stessa magistratura. C’è stata un’insensibilità alla gravità del fenomeno mafioso, ci sono state delle scelte a volte infelici, magari indotte dalla carenza di risorse a disposizione, ci sono state a volte delle scelte felici ma che non hanno sortito comunque il loro effetto a causa delle carenza di forze a disposizione che hanno consentito  di affermare che i due terzi del territorio calabrese erano praticamente immuni dalla presenza mafiosa, si affermava che la presenza mafiosa per anni è stata considerata limitata alla sola sibaritide e al crotonese”.

Qualcosa però adesso è cambiato, almeno come valutazione generale.

Ora, quando sono arrivato qui a Catanzaro, io ho visto tutti i colleghi impegnati nel contrasto al fenomeno della criminalità organizzata e anche al fenomeno della criminalità comune, colleghi che sostanzialmente vivevano con difficoltà questa situazione, perché il magistrato può essere bravo quanto vuole lei però di fatto, se non ha validi operatori di polizia giudiziaria a disposizione, la sua è una bravura che rimane confinata alla lettura delle carte che la polizia giudiziaria gli dà, ma se la polizia giudiziaria non gli da niente rimane una bravura sprecata. Io ho colto sostanzialmente una certa difficoltà, qua la ‘ndrangheta c’è ma è come se non ci fosse, ora però la ‘ndrangheta ufficialmente c’è. Allora possono gli organismi centrali dello Stato essere indifferenti a questa situazione? La risposta qui è complessa perché in realtà la risposta più logica “non possono essere indifferenti” è una risposta aprioristica perché invece loro possono tranquillamente essere indifferenti, possono far finta che quello che è emerso non sia emerso”.

Quindi la risposta della cittadinanza è utile.

“Certo, perché chi determina l’intervento degli apparati centrali non è la magistratura ma sono i cittadini, perché il consenso rispetto alle forze politiche lo danno i cittadini non i magistrati quindi solo se i cittadini pretenderanno, dal punto di vista politico, un intervento degli organi delle amministrazioni centrali, la politica indurrà e determinerà le amministrazioni centrali a questo intervento e se questo non avverrà si continuerà come sostanzialmente si è andati avanti fino a prima. Qua noi abbiamo avuto una situazione contingente ma occasionale, fortunata, abbiamo avuto sostanzialmente l’arrivo di alcuni, parlo sempre del dirigente della polizia distrettuale Rodolfo Ruperti, perché Ruperti ritengo che sia il mio principale collaboratore. Ovviamente, diciamo la verità, non è solo Ruperti, noi sulle altre parti del territorio del distretto abbiamo avuto l’occasionale coincidenza a volte indotta anche da noi, quindi mica sempre occasionale, di avere buoni investigatori che hanno prodotto risultati che altri non avevano saputo produrre. Ma questo è successo, le cose non sono capitate così per caso, allora se ad esempio arrivassero altri bravi investigatori su altre parti del distretto, se le capacità operative dei bravi investigatori che già vi sono fossero potenziate i risultati sarebbero assolutamente migliori”. Le voglio raccontare una cosa: un collega di questo ufficio ha fatto durante il mese di ottobre venti udienze, tra l’altro a una distanza da Catanzaro mai inferiore ai 90km. Ora tenuto conto che in un mese ci sono minimo 8 tra sabato e domenica, e che il sabato e la domenica il personale amministrativo non è presente in ufficio e quindi il magistrato può anche venire, può guardarsi le carte, ma non è che può fare chissà che cosa, questo significa che questo magistrato ha avuto la possibilità in un mese di lavorare alle attività investigative per tre giorni, ma queste venti udienze che ha fatto se le doveva preparare in qualche maniera, quindi i tre giorni che ha avuto sono stati integralmente destinati alla preparazione delle udienze. Quindi giorni residui per le indagini sono uguale zero, è chiaro?”.

Adesso gli imprenditori, i commercianti che non collaborano con voi, che non denunciano le estorsioni, non hanno più alibi?

“Collaborazione? Glielo ripeto, il fatto è che loro sostanzialmente ritengono che il problema glieli risolve la Procura e la Repubblica o la squadra mobile di Catanzaro, e invece così non è! Perché la Procura e la Repubblica e la squadra mobile di Catanzaro intanto glielo possono risolvere in quanto loro sostanzialmente hanno la pretesa a che questo problema venga risolto in astratto e questa pretesa non si può far  valere se da parte di questi signori non vi sarà, in primo luogo, un impegno diretto e personale a sottrarsi al giogo della criminalità organizzata”. 

 

Ci dovrebbe essere la fila di fronte alla porta degli inquirenti per collaborare alle vostre indagini e incastrare ancora di più la cosca…

Beh, non c’è la fila, però comunque il velo di omertà, le posso garantire, che mentre prima era impenetrabile invece ora presenta delle crepe, ora sotto questo profilo qualcosa è cambiato. Queste persone - che generosamente vincono il terrore, che ora non è particolarmente fondato, di queste forze criminali, per svolgere quello che è il loro dovere di cittadini - dovrebbero essere assistite anche dalla presenza di altri che del tutto depotenzia un pericolo astratto che rende anche più fisiologica la collaborazione con le forze di polizia”.

 

Poniamo che adesso si presenta davanti ad un commerciante o imprenditore lamentino un estorsore a nome di un altro clan mafioso. Giustamente questi commercianti o imprenditori dicono che a loro non è cambia la realtà…

Questo lo sappiamo, e questa domanda conferma quella che è la mia diagnosi. Cioè noi qua non dobbiamo solo portare a compimento le indagini, le dobbiamo portare a compimento rapidamente, perché abbiamo materiale che sostanzialmente ci consente di intervenire su Lamezia con una bonifica radicale, completa e a 360°”.

il Lametino 193

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