Lamezia, studenti liceo “Galilei” simulano in Tribunale processo minorile sul cyberbullismo

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Lamezia Terme - "“La tavernetta”: sembra un invito accogliente, ma in realtà (vitalizzata in seno alla performance cui ha dato vita la 1^ C, integrata con Studenti di classi parallele, del Liceo Scientifico Galilei di Lamezia Terme, grazie all’autorizzazione della dirigente, prof.ssa Teresa A. Goffredo, con la simulazione di un processo minorile, drammatizzato nell’aula penale Garofalo presso il Tribunale di Lamezia Terme) nasconde la perversa insidia del “bullismo elettronico” o “bullismo in internet” -c.d. cyberbullismo- che purtroppo coinvolge, in modo esponenziale, come vittime o carnefici, numerosi minorenni" è quanto si legge in una nota.

"Il canovaccio - spiegano - liberamente tratto da una storia vera (che ha purtroppo un finale tragico, poiché la ragazzina cyberbullizzata non regge agli insulti, alle profferte oscene, ai “complimenti” volgari, e si toglie la vita) nonostante la drammaticità del tema affrontato, vuole e deve lanciare un messaggio “possibilista” e di recupero. E, visti gli esiti on field, è riuscito nel suo intento, come hanno palesato le voci incrinate e gli occhi lucidi delle parti processuali, operatori del diritto in erba, pienamente calati nei rispettivi ruoli, cui hanno dato la voce e prestato l’Anima. Lo studio delle implicazioni che seguono alla commissione dei crimini da cyberbullismo non può prescindere da un approccio incentrato soprattutto sul ruolo della vittima, sempre più ritenuta, oggi, soggetto interagente nella complessa dinamica relativa alle origini, ai moventi e alle modalità dell’azione criminosa compiuta".

"E’ bene precisare - aggiungono - che il cyberbullismo, non è di per sé reato, ma poiché si contraddistingue per la prepotenza con cui vengono poste in essere le azioni e gli attacchi alla persona, molto facilmente  sconfina in veri e propri delitti puniti dal codice penale, giungendo sino ad indurre nella vittima un’alterazione sostanziale delle proprie abitudini di vita quotidiana, un’ansia generalizzata con disturbo dell’umore, dovuti allo stress e alla paura ingenerati dal o dai cyberbulli, tutti fattori che spesso possono indurre, a lungo andare, prostrazione psicologica e stimoli al suicidio. Secondo la definizione proposta nel 2006 da Peter Smith unitamente ad altri giuristi anglofoni, per cyberbullismo si intende “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico, agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi”.   Si comprende, quindi, la gravità e complessità del fenomeno, in particolare quando viene attuato nelle mura scolastiche o attiene a compagni di scuola o di classe per le dinamiche che vengono innescate, e dunque alla valenza fondante del progetto".

"Ad affiancare i Ragazzi nell’accattivante prestazione -continuano - l’avvocato Caterina Berlingeri, vice presidente Camera Minorile di Lamezia Terme e Rossella Gallo, psicologa e già G.O. Tribunale e Corte d’Appello per i Minorenni di Catanzaro, nella veste di Formatrici del “Progetto Ciak” - nonché l’avv. Gianfranca Bevilacqua, referente del progetto e assistente nel corso delle prove. Gli “attori” hanno altresì ricevuto, a sorpresa, il gradito e accogliente saluto della “padrona di casa”, la dott.ssa Angelina Silvestri, presidente della sezione penale del Tribunale della Città.  Al di là degli aspetti tecnico – processuali, le Studentesse e gli Studenti hanno approfondito una costruttiva lezione di vita, sintetizzabile nella massima: “Maschi e femmine si nasce, Uomini e Donne si diventa.”".

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