Impianto rifiuti a Marcellinara, Legambiente: “Scelta sbagliata, figlia dell’assenza di pianificazione”

legambiente-bandiere_805d9_74641_16061_898d1.jpgMarcellinara - Il prossimo 12 ottobre si terrà, presso il Dipartimento Territorio e Ambiente della Regione Calabria, la conferenza dei servizi, finalizzata al rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) in materia ambientale, relativa all’istanza formulata dalla Calme cementi per un impianto di produzione di combustibile solido secondario, derivato dalla lavorazione dei rifiuti da realizzare nella zona industriale di Marcellinarae da utilizzare successivamente nel forno del cementificio già esistente. "Un progetto - spiegano da Legambiente Calabria - avversato dalle amministrazioni del territorio, a partire da Marcellinara e da gruppi spontanei di cittadini che hanno indetto, contestualmente alla conferenza dei servizi, un sit-in di protesta con l’obiettivo di bloccare l’installazione dell’impianto. Una mozione di contrarietà è già stata presentata anche dai limitrofi Comuni di Maida e Tiriolo. Oltre i comprensibili allarmi ed alle tentazioni Nimby (“Non nel mio giardino”) sono opportune una serie di riflessioni, sempre doverose nel parlare di ambiente e di salute, all’insegna di quell’ambientalismo scientifico che ha sempre caratterizzato l’operato di Legambiente".

"La Calabria è attualmente penultima a livello nazionale per percentuali di raccolta differenziata - che attualmente è sotto il 50% - e quindi sarà ancora più indietro quando dovrà confrontarsi con il tasso di riciclo. Per proteggere l’ambiente - affermano dall'associazione - la salute delle persone ed innescare meccanismi economici positivi dobbiamo quindi differenziare molto di più e differenziare molto meglio per come richiesto dalla normativa europea.Per uscire realmente dagli enormi problemi costituiti dalla gestione del ciclo dei rifiuti e dai conseguenti danni ambientali, non servono né nuove discariche né impianti che brucino i rifiuti, ma è necessaria la costruzione, in tutte le province calabresi, di impianti tecnologicamente avanzati per il trattamento dei rifiuti ed il loro riciclo superando le attuali gravissime carenze del parco impiantistico calabrese. Servono un cambio di passo sia nella gestione dei rifiuti urbani che nell’impiantistica a supporto: a partire dai centri del riuso e della riparazione, i sistemi di tracciabilità della raccolta differenziata, il compostaggio diffuso di comunità laddove possibile e impianti integrati di digestione anaerobica dei rifiuti organici per la produzione di biometano e compost, la raccolta spinta dei rifiuti tessili e dei RAEE, l’applicazione della tariffa puntuale accompagnata da controlli rigorosi sulla piaga dell’abbandono dei rifiuti. E soprattutto, è necessario ridurre la quantità di rifiuti prodotti".

“La logica di bruciare i rifiuti, oltre che nociva per l’ambiente e per la salute, rischia di creare, nel medio e lungo periodo, dei veri e propri corto-circuiti - afferma Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. Il problema dei rifiuti in Calabria è strutturale e gestionale e che la sola diatriba tra discarica sì/no. E’ questo il motivo, per il quale una presa di posizione che riguardi il solo impianto di Marcellinara, senza considerare visione sul futuro e contesto, rischia di essere fuorviante. Il CSS deriva, infatti, dallo scarto delle raccolte differenziate urbane: più è fatta “male” la raccolta differenziata in termini di qualità più è elevata la quantità che dovrà essere smaltita con trattamenti tipo TMB considerando che i materiali di scarto finiscono in discarica o vanno ad incenerimento. Il CSS bruciato nei cementifici, previo adeguamento del camino con filtri specifici per filtrare gli inquinanti derivanti dal processo di combustione, costituisce paradossalmente una soluzione migliorativa al cosiddetto “pet coke” normalmente bruciato nei cementifici. In Calabria manca, sostanzialmente, una visione di insieme perché partire dalla fine del ciclo dei rifiuti (programmando gli impianti) senza basarsi sulle reali quantità in gioco è fuorviante e rischia di far realizzare impianti troppo grandi che poi vincoleranno e ostacoleranno lo sviluppo dell'economia circolare e della corretta gestione dei rifiuti".

"Tornando nello specifico dell’impianto di Marcellinara, occorre una valutazione ambientale approfondita mentre dagli elaborati presenti sul sito della Regione Calabria non si ricavano nè le caratteristiche del CSS prodotto, né la tipologia o provenienza dei rifiuti. Difatti, l’ATO rifiuti Catanzaro ha una buona percentuale di raccolta dei rifiuti differenziata, che non devono essere utilizzati come combustibile, ma devono essere riciclati con la conseguenza che i rifiuti da trasformare in CSS arriverebbero da altre aree, limitando - affermano infine - il percorso di aumento del riciclo dei rifiuti. Inoltre, non sono presenti i dati relativi alle scorie risultanti dal processo di combustione: tutti elementi essenziali per tutela e la salvaguardia dell’ambiente e della salute".

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