Funerali dei fratelli morti nel rogo a Catanzaro, monsignor Maniago: "Città sia cordone di affetto per arginare il dolore”

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Catanzaro - “Siamo qui attoniti, feriti e con nel cuore un dolore indicibile di fronte alla terribile tragedia che si è abbattuta sui piccoli Saverio, Aldo e Mattia. Ci uniamo con le lacrime, l’amore e la preghiera, invocando la consolazione dello spirito e la misericordia di Dio. Tutta la città di Catanzaro e oltre, si stringe con un unico cordone d’affetto quasi per arginare l’onda di dolore che ci trafigge il cuore, lasciandoci nello sgomento e nello sconforto”. Sono parole dell'Arcivescovo di Catanzaro-Squillace Claudio Maniago in apertura dell'omelia ai funerali di Saverio, Aldo Pio e Mattia Carlo Corasoniti, morti per asfissia nell'incendio che ha distrutto sabato scorso la loro abitazione. Le esequie sono state celebrate nella Basilica dell'Immacolata dove in centinaia sono accorsi per dare l'ultimo saluto ai tre fratellini. Tante le istituzioni presenti dal presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, all'assessore regionale Filippo Pietropaolo e poi il presidente della Provincia di Catanzaro Mario Amedeo Mormile e una folta delegazione dell'amministrazione comunale con in testa il sindaco Nicola Fiorita. Presenti anche i consiglieri comunali Valerio Donato e Antonello Talerico, quest'ultimo anche in veste di presidente dell’ordine distrettuale degli avvocati. “Oggi è il giorno del dolore, un dolore collettivo e quindi più acuto e straziante” - ha affermato il primo cittadino. “Non ci sono i genitori di Saverio, Aldo e Mattia a salutare per l’ultima volta i loro amati figli. Ma c'è, non solo fisicamente, tutta la Città, coinvolta in una tragedia assurda e finora inspiegabile che sta costringendo tutti a fare un profondo esame di coscienza”.

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“Il grido e il silenzio”

“La nostra gente, che ben conosce il dolore, è stretta intorno a questa famiglia – ha continuato il vescovo nel corso dell'omelia - colpita da un’immane tragedia (e qui vogliamo ricordare anche la mamma Rita, il papà Vitaliano e gli altri figli Antonello e Zaira Mara): sa “compatire” con loro, facendo vibrare le corde di un affetto convinto, partecipe e tenace. La Città oggi è tutta qui: Saverio, Aldo e Mattia sono al centro dei sentimenti dell’intera Comunità Catanzarese e non solo: della comunità ecclesiale e civile. Il dolore “estremo” – il più lacerante che possa colpire un essere umano – è la sofferenza e lo sgomento di fronte alla morte di ragazzi innocenti. È un dolore che non può essere “detto”, perché le parole non sono in grado di contenerlo ed esprimerlo. Forse le due espressioni che meglio riescono a segnalarlo sono “il grido” e il “silenzio”. “Di fronte alla disgrazia, che ha devastato la loro esistenza – ha aggiunto - , penso che nell’anima di tutti noi abbia fatto irruzione una lancinante domanda: perché è capitato? E subito scattano pure gli altri interrogativi: “perché così?”, “perché adesso?”, “perché proprio lì”? Certo il fatto che questo tragico evento si sia consumato in un quartiere tristemente famoso, che è spesso abitato nella solitudine, con una rarefazione dei legami comunitari (quelli dei partiti, dei sindacati, delle comunità religiose, delle associazioni e altro) e una disgregazione dei legami familiari, ci porta subito a puntare il dito verso quelle periferie dove spesso si concentrano i problemi di ogni convivenza civile, come delle vere discariche di tensioni sociali e umane. Certo le forze dell’ordine, i tecnici e gli inquirenti, faranno luce sulla dinamica dei fatti, ma questa tragedia, di cui siamo testimoni, ci chiede il coraggio di riconoscere che tutto questo non darà la risposta ai “perché” che abbiamo nel cuore e soprattutto non placherà il nostro dolore. Di fronte al problema del dolore, che si abbatte sui bambini, la ragione non trova soluzioni accettabili: ce lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco”.

La nonna dei fratellini morti: "Mio figlio Vitaliano bussava per chiedere aiuto e tutti gli sbattevano la porta in faccia”

Un lungo applauso ha accognato l'uscita dei feretri. Attimi di forte commozione in un silenzio che stato interrotto dalla nonna dei tre fratellini morti nel rogo dell'abitazione del quartiere Pistoia. "Mio fioglio ritornerà a combattere per chi non ha voce e io combatterò insieme a lui  - ha affermato la nonna. Mio figlio - ha aggiunto - andava a bussare a tutte le porte, a tutti gli uffici ma tutti gli sbattevano la porta in faccia"

 

Bruno Mirante

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