Lamezia, messa crismale apre i riti della Pasqua: venerdì via Crucis e la processione dei “Mistiari”

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Lamezia Terme – La Messa Crismale del Giovedì Santo, solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Serafino Parisi in Cattedrale, apre in città il triduo pasquale. Questa mattina, in Cattedrale, alle 10, il vescovo ha presieduto la Messa del Crisma durante la quale sono stati benedetti gli olii sacri e i sacerdoti hanno rinnovato le promesse sacerdotali. Il Vescovo Parisi e tutto il Clero diocesano sono partiti in processione dal Seminario Vescovile fino alla Cattedrale, percorrendo piazza Felice Antonio D'Ippolito, via Moietta e Corso Numistrano. Inoltre - si ricorda - alle 19 sarà celebrata la Santa Messa “in Coena Domini” e il rito della lavanda dei piedi. Diversi i momenti di riflessione, preghiera e le varie “Via Crucis” organizzate nelle singole parrocchie di tutta la Diocesi di Lamezia per il Venerdì Santo. Sabato, invece, è la “Giornata del grande silenzio in attesa della Risurrezione”. Alle 23 ci sarà la Veglia Pasquale nella Notte Santa mentre, il 9 aprile “Risurrezione del Signore”, ci saranno diverse messe con alle 10:30 quella presieduta dal Vescovo in Cattedrale.

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La Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata del Venerdì Santo

Venerdì 7 Aprile, a partire dalle 19 avrà luogo la tradizionale Processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, alla quale parteciperanno tutte le Parrocchie della città. Pertanto, sono state disposte modiche alla circolazione stradale per consentire la processione, alla quale è atteso un gran numero di fedeli, in sicurezza. La Processione religiosa interesserà il seguente itinerario: Partenza Chiesa Parrocchiale di San Teodoro in Largo Bonacci, Via Giove, Via Marte, Via Mosconà, Via Serra, Via dei Normanni, Via Niola, Via Mosconà, Via SS. Salvatore, Largo Statti, Via Federico II, Via Torre, P.zza F.A. D'Ippolito, Via Lissania, Via U. De Medici, Via M. Paola, P.zza Mazzini, Via Carducci, C.so G. Nicotera, P.zza Ardito, C.so Numistrano, Chiesa Cattedrale. Anche a Sant’Eufemia, a partire dalle 20:30, si svolgerà la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo organizzata dalla Parrocchia di San Giovanni Battista guidata dal parroco Padre Giuseppe Martinelli.

A Sambiase ritornano “I Mistiari”

Preceduta alle 17.30 nella Chiesa Matrice della Solenne Azione Liturgica nella Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, a seguire, alle 18:30 dalla medesima chiesa partirà la Processione dei Mistiari. Per le vie di Sambiase ritorna così la tradizionale Processione. Un gran numero di fedeli attende l’uscita delle statue dalla chiesa madre, nel cuore del centro storico su corso Vittorio Emanuele. La processione attraversa anche via Cataldi e l'intersezione con via D. Porchio/Corso della Repubblica guidati dal Parroco del santuario di San Francesco di Paola e San Pancrazio, Padre Ivano Scalise. Pertanto, anche in questa occasione, per consentire la manifestazione in sicurezza sono anche state disposte delle modifiche alla viabilità. Le statue dei “Mistiari” sono custodite nella chiesa dell’Annunziata e “riprenderanno” il loro cammino nel giorno del Venerdì Santo, come da tradizione. Un forte momento di fede nel giorno più alto di tutto l’anno liturgico. Le statue oltre a fare riferimento ai misteri della Passione di Cristo, conservano anche un significato sociale: con il termine “mistiari” ci si riferisce anche ai mestieri e i più anziani raccontano che un tempo, le statue, nel Venerdì Santo, venivano portate a seconda del lavoro che il portantino, appunto, svolgeva.

A Nocera Terinese il rito dei 'Vattienti' si farà ma con nuove prescrizioni

Spostandoci dai riti tradizionali di Lamezia, a Nocera Terinese dopo alcune polemiche arriva l’ok per lo svolgimento il rito millenario dei "Vattienti" nel giorno di Sabato Santo. In un primo tempo era stato vietato dalla Commissione straordinaria che guida il Comune "per motivi di salute pubblica" che ha poi revocato il divieto già adottato, imponendo comunque alcune prescrizioni per tutelare la salute pubblica e quella dell’Ecce homo.

Vescovo Parisi: "Siamo credibili se siamo in comunione"

“Noi siamo credibili se siamo in comunione. E la comunione non vuol dire livellamento, uniformità; la comunione vuol dire dinamismo dei carismi, dei talenti, dei ministeri. Comunione vuol dire lealtà nei rapporti, non doppiezza; franchezza nel dialogo, non dietrologia; guardarsi con lo sguardo sereno e vero di chi, nell’infedeltà, sa di poter contare sulla fedeltà di Dio e nelle difficoltà sa di poter contare nella forza e nel sostegno dell’amico, del confratello, dell’altro che è di fronte a te. Ognuno di noi, riempito dallo Spirito Santo, è chiamato a comunicare la forza dello Spirito che passa attraverso di noi quando siamo legati nella comunione, nella differenza dei carismi, dei ministeri, dei talenti, ma nella franchezza del dialogo e nella lealtà delle relazioni”. Così il vescovo di Lamezia Terme monsignor Serafino Parisi che, in Cattedrale, ha presieduto la Messa del Crisma, alla presenza di sacerdoti da tutta la diocesi, nel corso della quale sono stati benedetti il crisma e gli oli utilizzati dalla Chiesa nei sacramenti e i sacerdoti hanno rinnovato le promesse sacerdotali. Il senso dell’unzione sacerdotale, la missione del sacerdote nell’umanità di oggi, la comunione al centro dell’omelia del pastore della chiesa lametina che, per la prima volta, ha presieduto la Messa del Crisma. Richiamando le parole del profeta Isaia, il presule ha sottolineato come “il senso della nostra unzione è espresso dalle parole del profeta Isaia, che Gesù riprende e attualizza nella sinagoga di Nazareth, dove era stato accolto in un clima ostile e di diffidenza. Isaia aveva parlato a un popolo che ormai aveva perso le ragioni per vivere e sperare, che portava con sé lo stigma della schiavitù dell’esilio, che aveva sperimentato l’abbandono. Gesù, il Messia, è l’unto del Signore che comunica la Parola della salvezza e della speranza a coloro che non avevano più speranza. Prendere coscienza della nostra unzione significa testimoniare nel mondo il nostro essere riconoscenti e gioiosi per il dono che abbiamo ricevuto. Nel mondo c’è tristezza, apatia, sfiducia. Che cosa vogliamo dire a questo mondo oppresso e sfiduciato se non se non la forza gioiosa del Vangelo? Il Vangelo è la gioia che entra nella nostra vita, non il riso di quelli che ridono nell’inconsapevolezza; è la gioia che viene dalla consapevolezza della fedeltà di Dio che non si è stancato di noi e non si stancherà mai di noi. La nostra gioia è il Dio fedele. Lì è costruita la nostra esistenza sacerdotale: nelle nostre fragilità e nei nostri limiti che tutti sperimentiamo”.

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“Tra poco noi saremo chiamati a rinnovare le promesse – ha proseguito Parisi rivolgendosi in particolare ai sacerdoti -  Che cosa vogliamo rinnovare noi? Che cosa siamo capaci di promettere, noi? Siamo chiamati ancora una volta a dichiarare la nostra piccolezza, la nostra fragilità vera, la nostra finitudine, Questo siamo, io e voi, voi e io. Dentro questa dichiarazione di finitudine, scopriremo che ancora una volta sarà il Signore a promettere fedeltà nei nostri confronti e solo in virtù di questa fedeltà noi possiamo dichiarare: “tutto posso in Colui che mi dà la forza”.

Dal vescovo di Lamezia, il monito ai sacerdoti a dire alla gente di “guardare alla sofferenza, al dolore, alla morte, come Dio guarda la sofferenza, il dolore, la morte; guardare con gli stessi occhi di Dio una realtà segnata dall’ingiustizia, dalla mancanza di pace, dalla perdita del lavoro, dalle stragi della guerra, dai naufragi funesti dei migranti. Che sono le nostre fragilità? Che sono le nostre ossa aride? Che cosa sono le esperienze disgreganti dell’esilio? Impariamo a guardarle con lo sguardo di Dio e le scopriremo certamente ferite sanguinanti, ma ferite sanate dal sangue di Cristo offerto per noi. Invito tutti, me per primo, a presentare le nostre fragilità nella verità al Signore che ci ama per ricollocarci in una dimensione definitiva di popolo amato, come comunità con la quale il Signore ha voluto stabilire per sempre la sua alleanza. E da qui far ripartire la nostra testimonianza del mondo.”

“Quando la gente vede la comunione tra di noi – ha concluso Parisi - non solo diventiamo credibili ma diventiamo, con il nostro esempio e la nostra testimonianza, portatori di gioia, liberazione, pace, vita, fedeltà, in un mondo lacerato che aspetta da ognuno di noi questa Parola profetica come forza dello Spirito che non si stanca mai di agire attraverso l’esercizio del nostro sacerdozio ministeriale. Un sacerdozio che è ministeriale perché è a servizio di questa Parola che coinvolge, salva, redime e riporta alla vita. Auguro a me, a tutti voi, a tutto il popolo santo di Dio: che il Signore ci guardi teneramente”.

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