
Lamezia Terme - Mentre tiene banco l'allarme lanciato nei giorni scorsi dal commissario della Zes, Giosy Romano, sui rischi per la Calabria di non riuscire a utilizzare i fondi del Pnrr a disposizione per le infrastrutture a supporto della Zona economica speciale, la Cgil dell'Area vasta, dalle pagine del Lametino.it, rilancia la necessità per la regione di non perdere l'occasione offerta non solo dal Piano di ripresa e resilienza ma anche da una rimodulazione dei fondi Por 2014-2020 per rafforzare l'asse tra l'area industriale di Lamezia e il porto di Vibo. Una occasione unica per lo sviluppo economico dell'intera regione secondo il segretario generale della Cgil Area vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, che abbiamo raggiunto a margine dell'attivo regionale contro le politiche governative organizzato nei giorni scorsi dai sindacati confederali a Lamezia.
"Il punto da cui partire - afferma - deve essere quello di puntare sul ruolo attrattivo di sviluppo ricoperto dall’area portuale di Vibo che nell’asse con l’area industriale di Lamezia Terme, può assumere una funzione trainante nel sostegno all’economia dell’intera regione. In virtù anche delle potenzialità del raccordo operativo dei porti di Vibo e Crotone, con Gioia Tauro, bisogna discutere con l’Autorità portuale e con tutte le istituzioni interessate per ridisegnare in ottica di sviluppo una area, quella in cui ricade la Zes di Lamezia e Vibo, con una grande superficie demaniale disponibile per l’insediamento di nuove imprese o l’ampliamento di quelle esistenti, che si caratterizza per l’immediata prossimità all’area portuale, sia del terminal contenitori, del terminal ferroviario, del terminal gomma ed anche del terminal automobilistico. Sono tutti fattori che rendono la Zes strumento particolarmente idoneo ad attrarre investimenti sia locali che esteri, ma bisogna fare di più".
Secondo Scalese gli sforzi compiuti dal commissario Romano nel velocizzare e snellire le procudure burocratiche per le imprese che scelgono di investire in Calabria "rappresenta un fatto importante ma che potrebbe non bastare se tutti gli attori istituzionali non contribuiranno a rendere attrattiva l'area industriale anzitutto colmando quel gap infrastrutturale che scoraggia molti investitori. Fiscalità agevolata, processi burocratici snelliti, rapidità delle finalizzazioni procedurali e autorizzazioni rilasciate alle imprese in poche settimane rappresentano sicuramente un fattore di attrattività. Ma allo stesso tempo è fondamentale valorizzare un polo logistico intermodale complesso e completo: nave, ferro, gomma, azienda. E soprattutto vanno realizzate opere come lo svincolo autostradale per l'area industriale lametina e il cosiddetto "ultimo miglio" del trasporto ferroviario che collega la stazione centrale con l'aeroporto. Il sistema di trasporto che guarda alle “vie del mare” rappresenta, infatti, per l’area centrale della Calabria occasione di sviluppo e crescita. Solo rafforzando l'asse tra area industriale lametina e le strutture portuali si potranno, infatti, intercettare i flussi economici derivanti dal sistema di trasporto navale e le rotte del turismo crocieristico internazionale". Nei 351 ettari dell'area industriale lametina che ricadono nella Zes (secondo i dati in possesso al sindacato), attualmente, sono presenti 54 aziende che si occupano per lo più di logistica e trasporti e in minima parte di metalmezzanica per un totale di circa 1500/1800 lavoratori. "Oggi si parla tanto di energie rinnovabili, perché non si possono creare le condizioni per insediare delle industrie che si occupano di batteria ad accumulo o di pale eoliche? Puntare sul risparmio energetico può rappresentare una ulteriore fonte di attrattiva e di risparmio per le imprese considerato che sono già presenti nell'area diversi impianti fotovoltaici".
Bruno Mirante
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