Lamezia, la storia di una vittima dei poteri forti in “Come un granello di sabbia”

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Lamezia Terme - Una pièce tratta da una vicenda realmente accaduta, di grande impatto sociale, che mette sul piatto temi ancora poco battuti: “Come un granello di sabbia – Giuseppe Gullotta, storia di un innocente” con testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla, di “Mama Chuma” Teatro, sarà in scena giorno 20 aprile al Teatro Grandinetti per la Stagione di Prosa di AMA Calabria. Al centro dello spettacolo, l’arresto e il percorso giudiziario, giunto alla sentenza d’assoluzione solo nel 2012, di un muratore diciottenne, obbligato a confessare il duplice omicidio, mai commesso, di due carabinieri di Alcamo, fungendo da capro espiatorio per coprire trame oscure di poteri forti, collusi con uomini dello Stato, sullo sfondo di un traffico di droga e armi.  Arena, nel ruolo del protagonista, ci racconta la scelta, umana e artistica, di puntare i riflettori sulla vicenda.

Lei crede che il teatro, e in generale l’arte, possano contribuire ad un’operazione di giustizia nei confronti di una vita spezzata, che è stata volontariamente interrotta, e portare all’attenzione pubblica l’esistenza di poteri e connivenze altrimenti destinati a rimanere nell’ombra?

Direi che, di fronte a una storia come questa, parlarne è meglio che restare in silenzio. Perché uno spettacolo che racconta una storia vera, e di una verità così devastante, soprattutto per chi l’ha vissuta, può aiutare a riflettere, a pensare che quanto è accaduto può accadere di nuovo, può succedere ad altri. Certo, il compito del teatro è di suggerire, non di spiegare: bisogna spingere le persone a porsi delle domande più che offrire delle risposte preconfezionate.

Come mai ha deciso di scegliere in particolare la vicenda di Gullotta? Cosa l’ha colpita spingendola a preferirla ad altre storie?

In realtà, è la storia che è venuta a cercare noi. E dico “noi” perché, lavorando in una compagnia, è stata una scelta collettiva, nata in particolare da un incontro casuale del mio collega Massimo Barilla con il cameraman che ha filmato la sentenza d’assoluzione di Gullotta, avvento sul Lungomare di Reggio Calabria. Il cameraman, che lo conosceva, gli ha riferito di essersi imbattuto in una “storia assurda” raccontando in breve l’accaduto. Poco tempo dopo veniamo contattati da un avvocato reggino, che dice di avere per noi “una storia che merita di essere raccontata”: beh, era la stessa storia. A quel punto, abbiamo capito che dovevamo proprio metterci al lavoro, e abbiamo contattato Giuseppe Gullotta, il suo protagonista reale, perché volevamo vederlo e sentirlo: lavoriamo così, non ci bastano le testimonianze indirette.

Che riscontro di pubblico e di critica ha avuto finora lo spettacolo? Crede il suo messaggio sia stato recepito?

Credo proprio di sì, perché ogni singola volta che la raccontiamo sulla scena, accade che alla fine qualcuno ci proponga di rifarla altrove: siamo stati a Parigi, a Malta, a Colonia, e attualmente il lavoro sta per essere tradotto in Macedone. Spesso lo stesso Giuseppe Gullotta è presente agli spettacoli, e così alla fine nasce un dialogo, un vero e proprio dibattito fra lui, noi e il pubblico, che dura a volte anche un’ora. Perché è uno spettacolo spiazzante nella sua veemenza, è l’urlo di un innocente che ha vissuto un incubo lungo 36 anni. E a chiedere ancora giustizia sono anche i due carabinieri uccisi, Salvatore Faccetta e Carmine Puzzo, di cui tuttora rimane ignoto l’assassino.

In un luogo come la Calabria, che conosce intrighi di potere anche legati alla malavita organizzata, che impatto crede potrebbe avere questo lavoro?

Un ottimo impatto, proprio perché la Calabria non è fatta solo di malaffare, ma anche di gente che si ribella. Gente comune, che lavora per mandare avanti le cose con un rigore morale che non ha nulla a che fare con la cultura della ‘ndrangheta o dei poteri forti. Io sono siciliano e vivo a Reggio Emilia, ma questa è anche la mia terra. Abbiamo scelto di lavorare qui, e lo facciamo con orgoglio.

Giulia De Sensi

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