
Catanzaro - "Noi non siamo contro nessuno, non siamo contro la magistratura e nemmeno contro la libertà di informazione. Noi siamo per un sistema liberale del diritto penale nel quale le garanzie possano trovare spazio nell'esercizio della giurisdizione. Il dato che registriamo è che troppo spesso nel nostro distretto si assiste a un abuso della leva cautelare con effetti collaterali su vittime innocenti che in qualche modo vengono risucchiate all'interno del contrasto alla criminalità organizzata mediante un sistema che abbiamo definito di pesca a strascico". È quanto ha dichiarato il presidente della Camera penale di Catanzaro Francesco Iacopino a margine della conferenza stampa convocata per spiegare le ragioni che hanno portato nella giornata di oggi, alla astensione dalle udienze da parte dei penalisti calabresi in segno di protesta, contro la "spettacolarizzazione" del sistema giustizia nella regione.
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L'incontro con i giornalisti si è svolto nella biblioteca della Corte d'Appello del capoluogo. Nel mirino dei penalisti è finita "la oramai quotidiana - si afferma in un documento del Coordinamento delle Camere penali calabresi -concentrazione mediatica rivolta esclusivamente alle cosiddette maxioperazioni, veri e propri bastimenti in cui vengono 'ammassati' esseri umani considerati e trattati come presunti colpevoli. La Calabria - prosegue il documento - è diventata la regione giudiziaria delle centinaia di ordini di cattura eseguiti nottetempo, nell'ambito di quei maxiprocessi in cui vengono concentrati presunti innocenti in forza di un'interpretazione giuridicamente eccentrica, da parte della pubblica accusa, dell'istituto della connessione, che rende tutto, mafiosamente e non teleologicamente, connesso". Nel documento si afferma, inoltre, che "l'utilizzo di tale forma di mediaticità della giustizia calabrese rappresenta una vera e propria 'arma di distrazione di massa' che impedisce all'opinione pubblica di conoscere il reale stato della giustizia penale nella regione e, nello specifico, del distretto della Corte d'appello di Catanzaro, in cui, invero, si assiste alla concreta demolizione dei diritti dei cittadini indagati e imputati che formulano istanze di libertà nonché dei cittadini che sono stati 'sequestrati dallo Stato', ossia le persone che sono state ingiustamente detenute mediante provvedimenti giudiziari che si sono rivelati sbagliati".
B. M.
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