
Lamezia Terme - Nasce dall’esortazione di Papa Francesco a vivere “la politica come arte dell’incontro” il momento di riflessione organizzato dall’Azione Cattolica Diocesana attorno al libro del sociologo Vittorio Mete “Antipolitica” edito da Il Mulino. L’evento, moderato da Giuseppe Costanzo, si è svolto presso le sale di Palazzo Nicotera, luogo aperto alla cultura, senza connotazioni religiose o di parte, scelto volutamente a rappresentare lo spirito dell’iniziativa. Questa si propone infatti di essere una prima risposta alla chiamata rivolta a tutti i cattolici ad agire ed incidere nel mondo, ribadita dal Papa proprio in occasione del 150esimo anno dalla fondazione dell’Azione Cattolica nel 2017.
Vittorio Mete, docente associato di sociologia politica all’Università di Firenze, lametino d’origine, un passato nell’associazionismo scout, ha offerto alla platea un’analisi del rapporto fra politica e società moderna strutturata su basi empiriche, con focus su uno degli aspetti che maggiormente lo caratterizzano oggi, ovvero, paradossalmente, la tendenza all’antipolitica. “Si tratta di un sentimento diffuso – spiega – caratterizzato dal disprezzo e dalla disaffezione verso la politica, i suoi simboli, i personaggi e le manifestazioni ad essa legate”. Diffuso in Italia dopo Tangentopoli, il fenomeno è comunque molto comune nelle democrazie occidentali, si riscontra facilmente parlando con la gente, accendendo la tv, anche semplicemente sulla base dell’astensionismo crescente alle urne. Secondo Mete “è collegato alla nascita di partiti populisti o di protesta, come alla presenza di politici di professione che parlano male del professionismo politico”. Il problema dipende da una pluralità di cause, e risulta inutile diventare nostalgici e “gettare la croce” sugli esponenti della politica moderna".

“Senza dubbio – continua Mete – la politica è cambiata perché è cambiata la società, la famiglia, il mondo del lavoro, la scuola, la Chiesa. E siamo cambiati anche noi cittadini: siamo più scolarizzati, meno deferenti verso l’autorità, e viviamo in un mondo antigerarchico. L’autorità presuppone una distanza sociale, e oggi i nostri politici si fanno chiamare per nome a fini di consenso, e si comportano da gente ordinaria”. Mete definisce i nuovi leader come “intimi sconosciuti”, di cui sappiamo tutto pur senza conoscerli: dalla squadra del cuore alla fidanzata. Ma in realtà ad essere cambiati siamo tutti, in processo di individualizzazione progressiva, senza più i punti fermi che istradavano la biografia dei nostri genitori o nonni. Esistono inoltre problemi sociali, economici, ambientali, di conflitto molto pesanti, e questo non fa che aumentare le nostre aspettative nella politica, e il rischio di rimanere delusi è alto: questo genera ostilità. “Inoltre – sottolinea Mete – i politici sempre più spesso vengono da professioni e livelli di reddito notevoli e molto omologati rispetto al passato, e sono in genere percepiti come dei privilegiati”. Viene poi a mancare il “guscio ideologico” dei partiti – “di carta” rispetto a quelli di un tempo – ma è illusorio pensare di poter tornare indietro, anche perché un’Età dell’oro non è mai esistita.
“Anche prima c’era ostilità – spiega ancora l’autore – ma c’era anche coinvolgimento, partecipazione, mobilitazione sociale: oggi la platea di chi odia la politica è molto più ampia. Vorremmo dei politici capaci di risolvere tutti i mali del mondo, ma allo stesso tempo vorremmo che fossero come noi: comuni mortali come noi, pagati come noi”. Anche loro però strumentalizzano l’antipolitica – per distruggere gli avversari e arrivare al potere, per far passare riforme discutibili – fino a che questa non gli si rivolta contro. La soluzione per i cittadini? Prima di tutto ridimensionare le aspettative. “Bisogna capire che la democrazia non è una bacchetta magica che risolve i problemi – conclude Mete – ma uno strumento imperfetto, di cui ci si può appropriare, e che può essere manipolato. Occorre avere un quadro realistico del mestiere del politico, e un quadro empirico della società. Perché se l’antipolitica corrode la democrazia, quello stesso spazio, quel vuoto di potere può essere occupato da qualcun altro: poteri economici, personalità spregiudicate che non lo useranno per il bene della comunità”.
Una lezione preziosa per i molti giovani e per i formatori presenti all’incontro, concluso dal dibattito e dall’intervento finale di Luca Torcasio, che ha prima di tutto ringraziato i rappresentanti dell’amministrazione che hanno reso possibile l’evento – ovvero gli assessori Zaffina e Gargano e il presidente del consiglio comunale Nicotera, intervenuto a portare i saluti. “Dobbiamo avere da cattolici il coraggio di dialogare con tutti per costruire il bene – ha concluso Torcasio – mettere al centro l’uomo, chiamare le cose con il loro nome, essere benedicenti: compagni di strada di chiunque dia la propria disponibilità a mettersi al servizio degli altri”.
Giulia De Sensi
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