
Lamezia Terme - Una proposta che nasce da anni di esperienza sul campo quella di Fondazione CON IL SUD che prova ad innovare il modello di gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, per una restituzione più efficace alla comunità. Se ne è discusso in un incontro all’Oasi Bartolomea moderato da Luciano Squillaci, portavoce del Forum Terzo Settore Calabria, insieme a don Giacomo Panizza di Comunità Progetto Sud, al coordinatore del gruppo di lavoro permanente della Fondazione sul tema dei beni confiscati Luigi Lochi, e ad una serie di rappresentanti del mondo delle Istituzioni, in particolare il generale Fernando Verdolotti dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata); l’assessore regionale Filippo Pietropaolo con competenze di indirizzo politico in materia di organizzazione, risorse umane, transizione digitale, sicurezza, legalità e valorizzazione a fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata; il presidente e il vicepresidente della Commissione Consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità Pietro Molinaro – alla prima apparizione pubblica – e Amalia Bruni. A concludere il presidente designato di Fondazione CON IL SUD Stefano Consiglio. Un incontro fatto di numeri e di bilanci ma anche di progetti per il futuro, che comincia dalla testimonianza di don Panizza sul bene confiscato di via dei Bizantini, oggi sede del Centro “Pensieri & Parole” gestito da Progetto Sud: “Un luogo dove lavorano oggi 26 operatori, che accoglie delle persone ed eroga dei servizi” – 261, nel consuntivo 2020-21, i beneficiari totali.

“Il finanziamento ai beni confiscati non è un’elemosina ma un atto politico” chiarisce don Panizza. “Anche non fare nulla è un atto politico, e di politica becera. Chi dà contributi fa un atto meritorio, ma la buona politica sarebbe darli e fare in modo che sortiscano un cambiamento positivo”. Don Panizza ricorda poi il coraggio di quanti hanno deciso e decidono di abitare un bene confiscato: “le pallottole, le gomme tagliate, le bombe, e le parole intercettate di chi diceva, in termini rozzi e degradanti: “Facciamo saltare in aria lei e tutti i suoi ospiti”. Un coraggio che però ha diminuito di molto la paura degli altri cittadini”. Inoltre Panizza ricorda la presenza di “circa 100 appartamenti confiscati e fermi da 10 anni: la maggior parte in zona Ginepri, fatti ristrutturare già due volte – la seconda con fondi europei – dovevano essere destinati a turismo sociale. Per evitare questo è necessario coprogettare con chi dovrebbe gestire”. È finalizzata a questo la proposta della Fondazione, esposta da Luigi Lochi insieme ad una serie di numeri altrettanto inquietanti che confermano la gravità della situazione relativa ai beni confiscati in tutta la penisola, particolarmente in Calabria, e riguarda non solo i beni immobili ma anche quelli mobili, la liquidità, i beni aziendali e societari che vengono sequestrati alle mafie, che “ammontano attualmente ad un totale di circa 2 miliardi, il 2%del pil, e vanno riutilizzati nelle forme dell’economia civile, come fa Progetto Sud”. Secondo l’ultimo censimento di Libera infatti solo 947 beni, il 5% di quelli effettivamente destinati, vengono usati da enti del Terzo Settore.

“Attualmente in realtà” continua Lochi, “manca il collegamento fra ente titolare ed ente gestore, e i piani di ripristino non sono collegati ai piani di gestione. Per superare questa criticità proponiamo la creazione di un Ente pubblico in grado di far incontrare la domanda di utilizzo di un bene confiscato con l’offerta da parte del Comune, e che offra consulenza tecnica e operativa ai Comuni e agli operatori del Terzo Settore. Un Ente a costo zero per lo Stato, capace di autosostentarsi con i proventi della messa a reddito del patrimonio che dovrebbe gestire. Proponiamo inoltre l’utilizzo della liquidità sequestrata per la valorizzazione dei beni e gli interventi strutturali, l’istituzione della figura di un manager temporaneo in sostituzione dell’amministratore giudiziario, un accordo con le banche per dare continuità aziendale alle imprese confiscate, la restituzione dei danni dovuti ad atti di ritorsione”. Importanti anche le novità portate dall’assessore Pietropaolo, che annuncia “l’arrivo di una delega specifica per la valorizzazione dei beni confiscati, e di un finanziamento di 32 milioni di euro da investire nella valorizzazione e gestione delle attività connesse. È prevista una linea d’intervento specifica, con l’utilizzo di nuovi fondi anche più cospicui. Infatti il 13 febbraio il Ministro Piantedosi dovrebbe firmare un protocollo che prevede una serie di atti amministrativi utili all’intervento sui beni confiscati”. Utili chiarimenti da parte di Verdolotti e grande interesse istituzionale e partecipazione da parte di Molinaro e Bruni. In chiusura Consiglio auspica un lavoro di squadra che veda partecipi “Ministero dell’Interno, Regione, Comuni, Chiesa, Sindacati, Imprenditori e Terzo Settore, perché con pazienza e coraggio il cambiamento è possibile”.
Giulia De Sensi
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