Ergastolo ostativo, a Catanzaro dibattito su problemi e implicazioni costituzionali

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Catanzaro - "Il consiglio Superiore della magistratura deve essere molto attento, sempre, in ogni caso, non soltanto a Catanzaro ma ovunque a cercare di garantire non soltanto l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura ma anche l'apparenza dell'indipendenza e dell'imparzialità della magistratura. I cittadini hanno diritto, nel momento in cui si rapportano alla magistratura, di poter pensare che i magistrati siano autonomi e indipendenti rispetto a ogni altro potere, istituzionale ma anche illegale". A dirlo il consigliere del Csm Antonino Di Matteo, oggi a Catanzaro, rispondendo ad una domanda sullo stato di salute della magistratura nel distretto di Catanzaro alla luce di recenti decisioni del Plenum, come il trasferimento di due giudici della Corte d'Appello - Pietro Scuteri e Giuseppe Perri - e la sanzione della censura da parte del Csm all'ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla.

Il magistrato è intervenuto all'università Magna Graecia al convegno su "Ergastolo ostativo - Il problema e le implicazioni costituzionali", organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia, dal centro di ricerca Rapporti privatistici della Pubblica Amministrazione, dalla scuola di Alta formazione dell'Università e dalla struttura di formazione decentrata presso la Corte d'Appello di Catanzaro. "Il tema dell'abolizione dell'ergastolo, inteso come fine pena mai - ha affermato Di Matteo - è un tema che è stato sempre a cuore alle mafie, ai vertici di Cosa Nostra e non solo di Cosa Nostra fin dai tempi in cui una riforma in tal senso costituiva uno degli obbiettivi della campagna stragista tra il 1992 e il 1994. Oggi il paradosso è che proprio uno di quelli che sono stati condannati per avere organizzato ed eseguito quegli attentati, potrebbero accedere ai benefici e uscire dal carcere. A distanza di 30 anni da quelle stragi potrebbero essere liberati proprio coloro i quali sono stati condannati per le stragi. Da questo punto di vista credo che il decreto legge sia un segnale di attenzione importante nella lotta complessiva al sistema mafioso, è sicuramente un decreto che potrà essere migliorato ed emendato in fase di conversione in legge".

"Sono tanti i problemi che si pongono. E' comunque - ha detto Di Matteo - un tema molto delicato, nel senso che le aspettative delle mafie su questa vicenda sono tante, e certamente lo Stato in tutte le sue componenti dovrà dimostrare di non sottostare a eventuali ricatti mafiosi che possono essere ancora in atto proprio sul tema dell'ergastolo. La mafia ancora si aspetta dalla politica il raggiungimento di obiettivi precisi: uno di questi è l'abolizione dell'ergastolo, l'attenuazione del regime del 41 bis, ma si aspetta anche che la politica in qualche modo ridimensioni i poteri di indagine del pubblico ministero, renda più difficili le inchieste, le intercettazioni e tutto quello che può mettere in luce eventuali contatti e rapporti tra le mafie e altri poteri". "Oggi - ha concluso Di Matteo - stiamo assistendo al paradosso per cui collaborare con la giustizia non conviene più o comunque non è così conveniente dal punto di vista delle conseguenze processuali e penitenziarie rispetto a quanto lo fosse prima. La proposta del senatore Scarpinato può essere una ulteriore base per una modifica, per miglioramento del decreto legge in sede di conversione anche perché non credo che possa passare l'idea che lo Stato non è in grado di proteggere un collaboratore di giustizia".

Gratteri: "Su riforme pronti a confronto con Nordio"

Con il ministro della Giustizia Nordio “non abbiamo parlato di riforme il giorno in cui è sceso a Catanzaro per l'inaugurazione della Procura, il 15 novembre, non era corretto parlarne, non era delicato, era un giorno di festa”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. “Ovviamente – ha poi aggiunto Gratteri - le nostre posizioni, le mie posizioni, quelle di Di Matteo, sono conosciute a tutti. Siamo pronti e disponibili a qualsiasi confronto gratuito e disinteressato”. “Se ne discute, se ne parla, ma penso che forse noi come Italia siamo stati poco chiari. Parliamo poco con l'Europa, spieghiamo poco alla Corte europea cosa sono le mafie, qual è la pericolosità delle mafie, qual è la filosofia criminale delle mafie. Poi forse anche per questo leggiamo certe decisioni, leggiamo certe sentenze. Andrebbe spiegata meglio, con fatti concreti e in modo strutturale”. “L'Europa – ha proseguito Gratteri - dovrebbe capire intanto la differenza tra criminalità comune, criminalità organizzata, gangsterismo e mafia: la criminalità organizzata spesso si confonde per mafia, la mafia per criminalità organizzata, e quindi non penso ci debba essere lo stesso trattamento o lo stesso approccio anche per un condannato all'ergastolo, nel senso che anche per due soggetti condannati all'ergastolo ci può essere una pericolosità diversa se si tratta di soggetto appartenente a un'organizzazione mafiosa o di soggetto appartenente alla criminalità organizzata”.

Ferro: "Chiara posizione antimafia governo"

“Nella salvaguardia dei principi costituzionali, anche per chi ha dichiarato guerra allo Stato, il governo ha indicato con estrema chiarezza da quale parte vuole stare: quella del contrasto alle mafie, della tutela delle vittime, del rispetto del lavoro di magistrati e delle forze dell’ordine che con grandi sacrifici e rischi personali combattono le organizzazioni criminali che soffocano e affamano i nostri territori”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro intervenendo all’Università di Catanzaro ad un convegno sull’ergastolo ostativo al quale hanno preso parte tra gli altri i magistrati antimafia Nicola Gratteri e Nino Di Matteo. “Il tema dell’ergastolo ostativo - ha detto Ferro - mette in gioco in un delicato equilibrio da un lato il principio della funzione rieducativa della pena, dall’altro l’esigenza di contrastare l’attività delle organizzazioni criminali. E’ una questione sulla quale il governo guidato da Giorgia Meloni ha espresso una posizione chiara fin dai suoi primi provvedimenti. Ho sempre ritenuto che abolire l’ergastolo ostativo significasse smantellare il sistema di contrasto alla mafia ispirato da Giovanni Falcone, consentendo ai boss di uscire dal carcere e riprendere il controllo del territorio. E’ di tutta evidenza che l’abolizione dell’ergastolo ostativo smantellerebbe il sistema delle collaborazioni, perché nessun mafioso avrebbe più la convenienza a collaborare con la giustizia. Si toglierebbe ai magistrati uno strumento decisivo nella lotta alle organizzazioni mafiose”.

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