
Lamezia Terme - Ragazzi straordinari nella loro normalità, che dopo solo tre mesi dallo sbarco sanno presentarsi correttamente in Italiano, che desiderano fare il ballerino, l’elettricista, guidare il muletto o semplicemente avere la possibilità di continuare a studiare: sono i ragazzi di “Luna Rossa”, la comunità per minori non accompagnati allocata nella struttura confiscata alla criminalità organizzata di via dei Bizantini, e gestita da Comunità Progetto Sud, che con il suo presidente don Giacomo Panizza opera da 46 anni sul territorio lametino ed è fautrice di questo e altri innumerevoli progetti. Oggi i ragazzi di “Luna Rossa” hanno ricevuto la visita di una comitiva di coetanei: sono gli scout del clan nautico “Stella Polare” di Reggio Calabria, gruppo unico nel suo genere nella nostra regione, che utilizza il mare come scuola di vita e gli sport acquatici come strumento educativo. Guidato da Alessandro Taverriti, operatore delle Forze dell’Ordine, biologo marino e istruttore di vela autorizzato FIV, il gruppo, che opera in collaborazione con la Lega Navale, è stato fra l’altro assegnatario di una barca a vela confiscata, “Vento del Sud”, utilizzata per lo sbarco di 65 migranti, che oggi è stata rimessa a nuovo e viene usata dai ragazzi, in tutto 16, nelle loro attività, anche in collaborazione con altre realtà di natura sociale.

“Abbiamo deciso di inserire il tema delle migrazioni dal nord-Africa nel nostro Capitolo di Clan, che prevede come sempre tre fasi: conoscere, giudicare, agire” dice Taverriti, “E siamo venuti a “Luna Rossa” proprio per approfondire la fase del conoscere”. Non poteva esser fatta scelta migliore, e lo conferma Maria Pia Tucci, responsabile della Comunicazione per Comunità Progetto Sud, che racconta la storia che ha portato alla creazione della Comunità. “La vita di “Luna Rossa” è strettamente collegata a questo stabile, il primo bene della città di Lamezia ad essere confiscato, nel 2001, appena varata in Italia la Legge relativa. È uno dei palazzi più alti della città, ben 4 piani, un modo simbolico per gli ex proprietari di sancirne il dall’alto il controllo assoluto. Oggi quello che era un luogo di crimine e sopraffazione è diventato un simbolo di rinascita, per questo quartiere e per tutto il territorio. Infatti, oltre a “Luna Rossa”, lo stabile ospita la casa famiglia “Dopo di noi”, e ancora una biblioteca, le sedi regionali di Banca Etica, Fish Calabria e del Forum del Terzo Settore, oltre ad uno spazio “Agorà” che utilizziamo per le attività di gruppo” spiega Tucci. Anche gli ex proprietari abitano ancora una parte dello stabile, ma le minacce che hanno costretto don Panizza a vivere sotto protezione, rifiutando la scorta per scelta volontaria, vengono definite con un sorriso “ordinaria amministrazione”. Il rischio viene condiviso dall’intera comunità, compresi gli importantissimi mediatori culturali e gli educatori, rappresentati oggi da Anna Bambara, che ne coltivano i doni e le diversità. “Luna Rossa” nasce qui nel 2011, nel periodo della Primavera Araba, da un’idea di don Giacomo” continua il referente Nicola Emanuele, seguitando a raccontare la storia seduto accanto al suo protagonista. “Lavoriamo per scelta su piccoli numeri – la comunità ospita meno di 20 ragazzi – ma siamo capaci arricchire il territorio, a livello economico, culturale, lavorativo”.
Perché i ragazzi qui crescono, studiano, imparano, e hanno la comunità a fare da mediatrice nei loro rapporti con il mondo del lavoro, evitando il rischio di essere sfruttati. “Le Leggi sono importanti ma non sempre vengono rispettate: c’è comunque la possibilità che questo non accada. La sacralità della persona umana, e la sua tutela, tanto più se si parla di minori, viene prima” conclude don Panizza, vero fautore della politica dei piccoli numeri, una scelta che gli è costata addirittura una multa, per essersi rifiutato di confermare da parte della comunità l’apertura di un Cas, “dove l’unica cosa che doveva essere offerta ai migranti – centinaia di persone – era il cibo e un letto”, in un paese dove “l’unico scopo sembra essere quello di prelevare uomini dalle banchine, affidandoli poi al loro destino”. Un insegnamento non da poco per i giovani di Reggio, che dopo aver condiviso con i ragazzi di “Luna Rossa” un pranzo preparato insieme, giocheranno con loro una partita a calcetto, sentendosi parte del loro percorso di rinascita.
Giulia De Sensi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
