
Lamezia Terme - "Troppo costoso andare in vacanza. Assistiamo a molte rinunce, non tanto per i costi dei biglietti, quanto per quelli raddoppiati o triplicati rispetto al passato e che riguardano i prezzi delle strutture ricettive dei posti dove andare". L'estate dei lametini si presenta controversa. Per i più, stando a quanto da noi raccolto presso alcune agenzie di viaggio, spostarsi dalla città è diventato un miraggio, per altri invece la vacanza si attende con ansia e dopo aver prenotato si parte senza esitazione per la sospirata meta. Ma occorre spiegare alcune cose.
Intanto, Claudio, il primo da noi interpellato e titolare di un'agenzia, ha fatto un'analisi lucida e anche "spietata" della situazione attuale. "C'è chi gongola - ha aggiunto dopo aver parlato delle tante rinunce - perché vede una Lamezia piena di gente anche ad agosto. Ma a parere mio non è un buon segno. Anzi, significa che la gente rimane in città perché non ha soldi per potersi permettere una vacanza. Bisogna che si sappia questo e non che la gente è innamorata di Lamezia. La verità è che non ci sono soldi. È un segno chiaro della crisi che stiamo attraversando. Forse l'unico momento di svago che si possono permettere i lametini, avendo un giardino o un cortile, ma forse anche sul balcone, è quello di stare in compagnia davanti ad un barbecue. C'è veramente poca roba. Almeno fra quanti si rivolgono a noi".
E, giusto per fare un confronto, ci siamo rivolti ad un'altra agenzia, rimanendo nel centro della città. "Da noi - risponde una voce femminile dall'altro capo - c'è una grande richiesta. È vero che i prezzi sono aumentati ma, nonostante ciò, non si rinuncia alla vacanza. La nostra comunque è un'agenzia di nicchia per vacanze di lusso". Come dire, c'è chi può e chi non può. Ma tant'è. Il dato più vicino alla realtà è che sono in tanti, al di là dei resoconti delle agenzie di viaggio, a rimanere effettivamente in città nei mesi di luglio e agosto per le difficoltà del momento, l'incertezza sul futuro prossimo e a causa dell'annunciato "autunno caldo" del quale francamente i lametini, così come tutti gli italiani, farebbero volentieri a meno.
A. C.
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