Lamezia, un ponte di culture che attraversa il mare nel libro “Mappe della giustizia mediterranea” presentato in città

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Lamezia Terme - Un libro di grande importanza nella creazione di un dialogo possibile fra sistemi di cultura e di giustizia diversi, creando un ponte ideale fra una sponda all’altra di uno stesso mare: “Mappe della giustizia mediterranea. Cultura secolare del processo e giustizia islamica”, uscito per Mimesis, Jouvence Editore, è stato scritto a quattro mani con questo scopo da due giuristi di calibro, Domenico Bilotti, docente di Storia del Diritto Canonico all’Università Magna Graecia di Catanzaro, e Mohamed ‘Arafa, docente di Legge alla Prince Sultan University College of Law in Arabia Saudita. A firmare la prefazione l’avvocato Francesco Iacopino, presidente della Camera Penale di Catanzaro, che ha introdotto la conferenza di presentazione, moderata dall’assessore alla Cultura di Lamezia Terme Giorgia Gargano, dopo i saluti del sindaco Paolo Mascaro, e della professoressa Aquila Villella, neoeletta direttrice del DIGES (Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia) dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. L’ente è patrocinatore dell’evento, “in un’ottica di collaborazione e passaggio di saperi fra mondo accademico, avvocatura e territorio”, secondo le parole di Villella, che riceve per il nuovo incarico le congratulazioni degli astanti, in primis il sindaco Mascaro.

Delineano una serie di mutazioni intervenute nel sistema della giustizia, sia nel mondo occidentale che nei paesi islamici, gli interventi dei relatori: il sociologo Charlie Barnao, docente dell’Università Magna Graecia e delegato del Rettore al Polo Universitario creato presso la Casa Circondariale di Siano; l’avvocato Lucio Canzoniere, membro della Camera Penale di Lamezia Terme; l’avvocato Vittorio Platì del Foro di Catanzaro, e in ultimo l’autore e docente Domenico Bilotti.

“Con l’avvento dello Stato Costituzionale di Diritto avevamo pensato di poter archiviare gli -ismi del ‘900, salvandoci dal rischio di arretramento, e facendo delle democrazie occidentali modelli da esportare”, introduce Iacopino, “ma non è così. Si fa strada, infatti un’inversione di tendenza, una deriva alla quale è necessario trovare un argine”. Viene così messo sul tappeto il problema della diastasi fra la Costituzione scritta e quella realmente applicata, o, citando Bobbio, “la divaricazione fra normatività ed effettività”, in un susseguirsi di nuovi provvedimenti “emergenziali” – che finiscono per sostituire quelli vigenti, divenendo legge – emessi da una politica debole e schiava del consenso, “in un’ottica di “populismo penale”, amplificato dal mondo dell’informazione e dei social media, che “promuove la punizione come panacea di tutti i mali. Così, nonostante in Italia non sia in crescita il numero dei reati commessi, le prigioni si affollano di persone che vivono ai margini: emigrati, tossicodipendenti, malati psichici”, sottolinea ancora Iacopino. Ne sa qualcosa Charlie Barnao, che riconduce la radice del problema alla “crisi post-globalizzazione che spinge l’occidente ad arroccarsi, specie dopo il turning point dell’11 settembre, su posizioni rigide che prendono di mira chiunque ne metta in discussione l’identità, utilizzando il diritto penale contro un nemico interno”. Per questa ragione viene reintrodotta negli Stati Uniti la tortura e la militarizzazione della giustizia specificamente contro detenuti, cosiddetti “radicalizzati”, di religione islamica. Per contro in alcuni paesi islamici, come spiegato da Canzoniere e Platì, il diritto e la religione vanno a coincidere, in una volontà di ritorno ad un Islam in forma “pura” che in realtà travisa profondamente le norme del Corano – il quale “predica il primato del perdono, della mitezza, della grazia” – anche in questo caso con derive terribili come la tortura e la pena di morte.  La conclusione? “Sentinelle della giustizia dovrebbero essere gli stessi cittadini, perché alla magistratura spetta semplicemente il compito di far applicare le leggi, ma il loro rispetto è compito di tutti”, spiegano gli intervenuti in assenso con la prefazione.

Importante riflettere su questi temi attraverso occasioni di incontro che il comune di Lamezia Terme, come sottolineato dal sindaco e dall’assessore Gargano, si impegna a promuovere, non in ultimo con l’istituzione in Biblioteca della scuola di arabo per bambini, e con l’intervento in sala Luisi dell’Imam Pallavicini di Milano: momenti di dialogo interculturale che rendono più saldo il ponte di culture che attraversa il mare.

Giulia De Sensi

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