
Lamezia Terme - "Abbiamo avuto un numero di accessi il doppio rispetto a quello usuale, parliamo di parecchie centinaia di persone in più. E questo ha messo in crisi il sistema, senza considerare poi le carenze nel territorio, le guardie mediche e quant'altro". Così il dottor Gerardo Mancuso, direttore della struttura complessa di Medicina interna dell'ospedale di Lamezia e vicepresidente della Società italiana di Medicina interna, da noi sollecitato per commentare il picco di influenza da Covid e non solo, che si registra in città e l'intasamento che si è creato al Pronto soccorso.
Da cosa deriva questo incremento?
"L'incremento del numero di casi Covid deriva perché durante il periodo natalizio c'è stato un aumento dei contatti interpersonali. La gente era meno protetta per l'influenza e il Covid. Ovviamente questi elementi hanno fatto sì che si presentassero le malattie con sintomi che sembravano da Covid e quindi la gente è andata in ospedale anche per una febbre che di solito le nostre mamme ci lasciavano curare in casa stando due o tre giorni a letto. Invece adesso con le persone più fragili e la paura di gestirli, si portano subito al Pronto soccorso e quindi questo il motivo perché è andato in tilt".
Un picco comunque annunciato?
"Esatto. Lo abbiamo detto più volte. Quest'anno l'influenza fa la differenza rispetto al Covid, perché nell'accezione della gente è rimasta l'idea che il Covid, malattia grave, non lo è così come lo era tre anni fa. Diventa una malattia importante nei pazienti fragili, anziani, con politologie. E accanto a questo però vi è un numero di incremento di casi di influenza che si presenta un po’ più aggressiva rispetto agli anni scorsi, con gli stessi sintomi della malattia da Covid più aggressiva, ripeto, rispetto al periodo pre-Covid. Noi sostanzialmente non abbiamo avuto l'influenza nei due anni da Covid perché protetti con le mascherine. Quindi, questa situazione si aggiunge alla campagna vaccinale che non è andata bene, per usare un eufemismo, perché i dati che noi abbiamo relativi alla prima decade di dicembre parlano di solo un 19 per cento di vaccinati nell'Asp di Catanzaro. Mentre a livello nazionale siamo intorno al 22 per cento, sempre lì comunque. Questi aspetti hanno fatto incrementare improvvisamente i casi e determinato il picco dell'influenza".
Quel 19 per cento riguarda sia il vaccino Covid che quello influenzale?
"Si il dato riguarda l'intera vaccinazione della nostra Asp e comprende entrambi i vaccini. Altro dato da evidenziare è quello che riguarda anche gli operatori sanitari con una vaccinazione del 5 per cento. E, come si ricorderà, era un obbligo".
Al momento quanti ricoveri ci sono?
"Attualmente abbiamo 5 polmoniti in area Covid. Poi abbiamo dovuto aprire un'area Covid in Medicina interna e lì abbiamo 2 polmoniti Covid e poi altri 2 casi di polmonite in Ortopedia. In tutto quindi abbiamo 9 polmoniti in ospedale che è un numero molto alto rispetto ai dati a cui eravamo abituati. Oltre a due polmoniti da influenza. Ovviamente si tratta di persone tutte anziane, tutte persone con politologie, fragili e senza il vaccino della quarta dose Covid. Purtroppo questo è ricorrente. Chi non ha fatto la quarta dose se ha un contatto prende la malattia. Infine come ultimo dato, anche negli altri reparti abbiamo pazienti con febbre ma sono tutte influenze".
A.C.
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