
Lamezia Terme - Un Natale speciale quello che si festeggia ogni anno all’interno delle mura aperte di Comunità Progetto Sud, senza limiti o barriere, senza sovrastrutture: una Festa multiculturale, che rispetta le diversità e le difficoltà di ognuno, in un clima di gioia e di condivisione totale, in cui l’incontro autentico con l’altro è tutto ciò di cui si ha bisogno per cogliere il senso più profondo di questo tempo. Ce ne parla don Giacomo Panizza, dischiudendo idealmente le porte di Progetto Sud, per condividere quest’esperienza con il territorio in cui la Comunità è inserita.
Come si vive il Natale in Comunità? C’è uno spirito diverso, più lontano dal clima consumistico al quale siamo abituati all’esterno?
"Siamo una Comunità improntata al servizio e all’accoglienza, e ad ogni nostra iniziativa dobbiamo dare un significato di crescita: far qualcosa insieme che impegni la testa, o i sentimenti, o che inneschi una catarsi. Il Natale ha per noi un significato religioso, ma in Comunità esistono persone appartenenti a confessioni differenti da quella cattolica: in alcune realtà, come il centro per minori “Luna Rossa”, il 50% dei ragazzi sono di religione diversa, e hanno le loro festività. Noi cerchiamo di festeggiarle tutte: le nostre, le loro, anche quelle laiche di chi non crede. Tante Feste, tutte diverse, ma ci si invita vicendevolmente, e il tempo di Natale viene festeggiato in maniera motivata e motivante anche con persone di altre religioni, perché l’amicizia e il vivere insieme portano a condividere i momenti di gioia, nell’affetto e nel rispetto reciproco. Abbiamo quindi menù diversi – per chi mangia il salame e beve alcolici e per chi no, ad esempio – in un clima d’attenzione a 360 gradi: perché il Natale è la venuta di un Dio che si interessa all’umanità, e che dice: “Vengo disarmato: aiutatemi”; così come il Ramadan è l’invito di un Dio alla penitenza per condividere la fame e la sofferenza del mondo".
Ѐ difficile rendere felice, o quantomeno sereno, il Natale di persone che vivono condizioni di fragilità o di disagio? Quali difficoltà si incontrano?
"Ѐ difficile e rimane difficile, anche per chi è più libero da problemi. Noi, in Comunità, viviamo in piccoli gruppi dislocati: non crediamo nell’accoglienza di massa, perché la massa genera indifferenza, e inoltre genera l’instaurarsi di un sistema in cui c’è chi comanda e chi obbedisce. Nei piccoli gruppi c’è più cura verso l’altro, più attenzione alle differenze: ci si accorge di chi è felice e di chi non lo è. Ed è importante, anche se non sempre facile, capirlo e parlargli a tu per tu, non in maniera generica. Ѐ questo che richiede attenzione, ma nel superare l’indifferenza c’è una difficoltà bella, che stimola a fare di più: per i malati, per chi è dipendente dalle droghe, per chi va imboccato, per chi è in sedia a rotelle, per chi ricorda le feste come il momento dell’ubriacarsi e non dell’essere presente a sé stesso. Chi dà questo tipo di attenzione prova la gioia di esserci riuscito. Chi la riceve, alla fine dirà: “Oggi sono stato capito”. E sarà Festa davvero per tutti".
Quali sono le vostre tradizioni natalizie all’interno della realtà di Progetto Sud? Ci sono momenti d’incontro o abitudini particolari?
"In ognuna delle nostre realtà si fa il presepe, ma in ognuna lo si fa in maniera diversa. Nella sede di via Conforti lo facciamo nel camino della sala da pranzo, con dei manufatti creati dalla nostra Rita. Alla Comunità Fandango si fa di solito il presepe alla Napoletana, con piccoli particolari curatissimi. Anche a “Luna Rossa”, “Dopo di noi”, e nel centro “Sintonia” si fa un presepe, ed è ogni anno diverso. Ma evitiamo di fare a gara, perché sono tutti differenti e hanno tutti qualcosa di prezioso e di insostituibile. Inoltre, nel tempo di Natale, è nostra abitudine fare una riunione il più aperta possibile, con tutti i nostri membri e collaboratori, per gli auguri e una riflessione comune. Quest’anno il tema del laboratorio annesso sarà “Il bello dell’età del rame”, per riflettere insieme sulle origini della nostra Comunità, che un tempo si autogestiva lavorando il rame e l’ottone".
Quali sono le iniziative particolari che ogni realtà metterà in campo quest’anno per festeggiare e rendere speciale il Natale?
"Fra le nostre iniziative, giorno 19 dicembre è stata allestita la mostra fotografica “Come siamo diventati” organizzata da Comunità Fandango, con i contributi di un fotografo e di una giornalista che hanno raccontato i ragazzi della Comunità nel corso del tempo. Ѐ un modo per dire che nasciamo tante volte nella nostra vita, e per dire anche di come eravamo, in rapporto alle tante rinascite che siamo chiamati a fare: dall’infanzia, all’adolescenza, alla fine di una dipendenza. Per questo l’abbiamo voluta per Natale, che è una nascita per antonomasia. Un’altra novità di quest’anno è l’albero che ci è stato regalato dal gruppo di giovani che vivono disagio mentale: un abete interamente costruito da loro che renderà più bella la nostra sede di via Conforti".
Giulia De Sensi
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