Lamezia, con "Non Una Di Meno" weekend di presidi, cortei e sciopero transfemminista anche in città

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Lamezia Terme - Non una di meno chiama a un nuovo “weekend lungo” di lotta e di sciopero per l’8 e il 9 marzo, articolando le due giornate con cortei e mobilitazioni per l’8 marzo e con lo sciopero generale del 9 marzo. Gli appuntamenti sono: ore 11:30 Presidio isola pedonale e alle ore 17 Proiezione film al Chiostro di San Domenico. Sono diversi i sindacati che hanno proclamato lo sciopero. Le mobilitazioni saranno dislocate in più di 60 città in tutta Italia con lo slogan “le nostre vite valgono. Noi scioperiamo”. Le giornate, dichiarano: “mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra: la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabili e povere.  In particolare, le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria. “Il DdL Bongiorno va bloccato con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Rilanciamo l’agitazione permanente contro l’approvazione del DdL sul Dissenso: Sorella, io ti credo! Senza consenso è stupro!” La bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l'aumento del lavoro povero e precario, il part time imposto, l'aumento dei prezzi e la distruzione del welfare.  Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare”.

Questo 8 marzo si svolgerà mentre si apre un nuovo fronte di guerra contro l’Iran e la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo per la repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano. "Scioperiamo. Contro la guerra all'Iran e i bombardamenti sul Libano, fuori da ogni legalità internazionale, che stanno provocando un'escalation dagli esiti imprevedibili. Contro l'utilizzo delle basi italiane ed europee e qualsiasi coinvolgimento italiano nel conflitto", annunciano. “La guerra è sempre più vicina: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica. Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero globale transfemminista, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere, per Fermare la guerra, non vogliamo essere né vittime né complici”.

 

 

 

 

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