Concluso convegno “Un’olivicoltura sostenibile per valorizzare olio e territorio”

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Lamezia Terme - Tiriolo e, in particolare, l’oleificio Torchia, hanno promosso, nei giorni scorsi, un convegno di grande valore scientifico e culturale dal titolo: “Un’olivicoltura sostenibile per valorizzare olio e territorio”. Davvero un parterre de roi quello allestito con una serie di esperti del settore che, raramente, capita di vedere tutti insieme. A coordinarli il direttore della rivista specializzata on line «Olivo News». A fare gli onori di casa, Lucia Talotta, capo panel e responsabile di formazione, commercializzazione e marketing all’interno dell’azienda. Prima parte dedicata ai saluti istituzionali a cominciare dal presidente dei Lions di Lamezia Terme, Davide Gambarotti: “È un onore partecipare a questa giornata così importante. Il nostro motto è essere al servizio e quale miglior occasione di questa che ci dà l’oleificio Torchia per parlare di agricoltura sostenibile e sviluppo del territorio”.

Il presidente del Gal Due Mari, Francesco Esposito ha dichiarato: “Qui mi sento a casa. Tommaso (Torchia ndr) è un componente del direttivo del Gal. Noi siamo sempre in prima linea per promuovere i prodotti del nostro territorio in giro per l’Italia. Saremo presenti a Sibari a Vinitaly”. “Questa - ha aggiunto – è una delle aziende migliori del nostro territorio, e dimostra che, nonostante le difficoltà viaria, si possono creare grandi aziende tenaci e di grande destrezza. Esempio di come si può rimanere e fare imprenditoria sana”.

Quindi il Sindaco di Tiriolo, Domenico Greco. “L’ azienda in cui siamo è nata decine di anni fa e col passare del tempo si è estesa con i giovani, segnale importante rispetto allo spopolamento. Iniziative come questa e aziende come Torchia lo contrastano”.

Il presidente della federazione regionale dei dottori agronomi e forestali, Antonino Sgrò: La sostenibilità non è solo ambientale ma si declina in altre due varianti: sociale ed economica, non si può prescindere da questi tre aspetti. Stiamo affrontando settore in crisi che però ci offre un’opportunità. Attraverso i giovani e lo storytelling, facciamo un racconto bello della nostra terra e delle sue imprese. Non dimentichiamo poi l’importanza delle attività formative legate all’olivicoltura che è il traino dell’intera regione”.

Fulvia Caligiuri, Arsac, ha espresso una visione ottimistica. “I numeri – ha detto - sono in crescita. Purtroppo, abbiamo iniziato ad amare Calabria solo nell’ultimo periodo. Oggi siamo invidiati anche da altre nazioni, stiamo narrando la Calabria in modo diverso con un lavoro di squadra tra imprenditori che non ha eguali e precedenti. Vedo un futuro roseo poiché sta scoprendo la Calabria anche chi non è calabrese. Tutti insieme ce la possiamo fare”.

Il Magnifico Rettore dell’Università di Reggio Calabria, Zimbalatti ha ripreso quanto detto da Sgrò sulla sostenibilità, aggiungendo a proposito del suo ambito: “Un accademico o può svolgere un ruolo importante nella formazione e informazione, ad esempio, con i master di alta formazione in grado di intercettare figure importanti, come fece a suo tempo Arsac con i divulgatori”.

Il convegno ha vissuto, a questo punto, il momento clou con gli interventi degli esperti del settore, autentici pezzi da 90, a cominciare da Sonia Ferrari, docente all’Unical sul Turismo delle Radici.

“il Turismo delle radici rappresenta una delle nicchie del mercato e del turismo lento. Dà l’opportunità di essere a contatto con la natura e godere di piccole realtà, sperimentare gli home restaurant, passeggiare insieme a qualcuno che racconti il luogo. Sono gli amanti dei cosiddetti prodotti nostalgici che diventano ambasciatori made in Italy e fanno conoscere i nostri prodotti nei loro paesi, avviando, quindi, anche un discorso commerciale oltre che letterario”.

Adolfo Rosati si è concentrato sulle pratiche consociative in olivicoltura e sui vantaggi e sul sempre crescente bisogno di carne. “Dai numeri – ha spiegato – il 45% del pianeta è utilizzato da attività agricola e di questo l’80% alla zootecnia. Consociazione di colture orticole o anche selvatiche (asparagi) su superfici già esistenti o su colture permanenti come frutteti, vigneti e uliveti ha un grande vantaggio. Come l’utilizzo di alcuni animali (polli, bestiame, ecc) per tenere pulito il terreno e anche cibarvisi con gli scarti di potature o con foraggi che vengono seminati. Meno mezzi meccanici, quindi, prodotti di trasformazione più salutari, minori spese e impatto ambientale e aumento di produzioni. Per fare ciò, però, la politica deve essere in sintonia e non creare ostacoli, facendo sì di accrescere la sostenibilità”.

Barbara Alfei, tecnico e capo panel AMAP Marche si è concentrata sulle varietà di olivo più diffuse. “Ce ne sono ben 24, coratina in testa. Qui in questa parte della Calabria è il regno della Carolea. La biodiversità deve essere una risorsa e dietro l’olivo c’è un progetto che parte da questo aspetto, ma deve considerare la compatibilità della varietà con l’ambiente in cui vive e il clima e i suoi cambiamenti, la resistenza a parassiti, la potatura, ad es. a vaso policonico”.

“Bisogna considerare anche l’importanza degli olii monovarietali – ha proseguito la Alfei - di cui esiste una banca dati, vero e proprio tesoro a livello nazionale”.

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Infine, le caratteristiche nutraceutiche e l’impatto sulla salute. “La presenza di acidi grassi e polifenoli nelle varietà considerate come la coratina e la carolea, significa salute ed è importante anche considerarne i cambiamenti di percentuali in esse contenuti che variano da un anno all’altro”.

Le conclusioni sono state affidate al Direttore del Crea di Rende, Enzo Perri che ha fatto una panoramica su quanto era stato detto in precedenza riguardo i genotipi e la loro resistenza ai parassiti e il loro adattamento al clima, aggiungendo che “Si può dare un aiuto alle piante con i biostimolanti”. Un occhio anche alle iniziative della Regione e dell’assessore Gallo “che ha messo in campo nuovi sistemi di meccanizzazione, irrigazione per i nuovi oliveti. Un patrimonio non solo economico, ma dall’enorme valore paesaggistico e turistico, ad esempio con olivi e oliveti millenari e progetti oleoturistici, inoltre si immettono sul tappeto sempre maggiori risorse per la ricerca”. Infine, l’annoso problema della concorrenza fortissima di paesi esteri come la Spagna, che – ha detto – “possono disporre di un’enorme massa critica anche nella ricerca”.

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