Lamezia, benedizione del vescovo Parisi per la domenica delle Palme: si aprono le celebrazioni della Settimana Santa

palme-2_69ce3.jpg

Lamezia Terme - Una folla accorata di fedeli si è raccolta stamattina in piazza Ardito punteggiandola di rami d’ulivo per la tradizionale benedizione della domenica delle Palme, con la quale si aprono le celebrazioni della Settimana Santa. Prima della breve processione verso la Cattedrale, il Vescovo Parisi, officiante della liturgia, ha offerto alla comunità il suo augurio, invitando a vivere la giornata “con gioia e consapevolezza, quella di Gesù Re e Profeta, la cui Parola d’amore va oltre le nostre fragilità e cadute: quello che faremo oggi lungo il percorso è portare attraverso le strade della nostra città il suo Vangelo”.  Un augurio che anticipa l’omelia della celebrazione, in un viaggio attraverso le varie fasi della passione, illustrato dal Vescovo.

palme_ff65f.jpg

“Una prima parentesi – spiega Monsignor Parisi – “è racchiusa fra il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, e vede al centro l’abbandono dei discepoli: è la sensazione di fallimento umano, la voragine che si apre quando poniamo la paura in luogo della fiducia nell’amore di Dio, rimanendo schiavi di idoli che costruiamo da soli. Eppure Pietro, che ora dice “non lo conosco”, aveva risposto bene alla domanda “Chi dite che io sia?”. Credere in Dio in realtà non vuol dire escludere dalla vita, come per una profilassi, la sofferenza, il male, la morte: significa credere che anche nell’abisso il Signore è vicino, e valorosamente ci difende. Perché Dio scende nella voragine dell’umanità, vuole toccare il fondo: non per restarci ma perché sa, vede, capisce la finitudine dell’uomo. Nella seconda fase, questo dinamismo vettoriale vede Gesù collocarsi in alto: la glorificazione del Cristo, del Figlio dell’uomo, avviene su un trono scomodo, che è la croce".

palme-1_db363.jpg

"Quel legno dice che si muore nella consapevolezza del dolore, e anche nella delusione del tradimento, dell’abbandono: pensiamo alle guerre, ai terremoti, alle tragedie dell’umanità. Il Vangelo non ha paura di dirlo: anche Gesù prova angoscia. Il suo grido finale è quello dell’umanità che cerca luce, che cerca Dio. Anche noi gridiamo di fronte la dolore gratuito, di fronte al male banale. Ma Gesù grida nella consegna di sé al Padre, la consegna più grande in cui l’amore supera il tradimento umano, supera la fragilità, risale dall’abisso: Lui ama come nessuno mai ha saputo amare, dice: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dal baratro si risale con il perdono, perché solo amando si vince il tradimento, la cattiveria, la paura. Con l’amore di un Dio di cui possiamo fidarci, che ci chiama alla salvezza e alla vita”.

Giulia De Sensi

palme-6_446c6.jpg

palme-3_5a429.jpg

palme-4_d2e64.jpg

palme-8_17530.jpg

palme-7_05c42.jpg

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA