Lamezia, incontro a 48 anni dalla morte di Adelchi Argada: “Ucciso per i suoi ideali”

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Lamezia Terme - Un giorno di riflessione collettiva per Lamezia, il 20 di ottobre. Il giorno in cui, 48 anni fa, un ragazzo di 20 anni, Adelchi Argada, muore di morte violenta in uno scontro con un gruppo neofascista, che questa volta, invece dei soliti manganelli, ha in dotazione una pistola. Era il 1974, e da allora il 20 ottobre i pensieri di molti vanno ad Adelchi, e la stele su Corso Numistrano si riempie di fiori. Ma soprattutto ancora di Adelchi si parla, instancabilmente. Lo fa soprattutto chi gli era accanto e ha avuto la fortuna di andare avanti, e di poter ricordare, lasciando qualcosa attraverso l’attività politica alle nuove generazioni.

É affollato l’incontro al Chiostro San Domenico, moderato e introdotto da Franco Sesto e organizzato da ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Lamezia Bene Comune, Potere al Popolo e Unione Popolare. Siedono al tavolo dei lavori il segretario PD Gennarino Masi, il professor Antonio Bagnato, il giovane attivista Antonio Pandolfo e il presidente ANPI di Catanzaro Mario Vallone. E mentre scorrono le immagini dell’enorme manifestazione in cui si trasformarono i funerali di Adelchi, va in sottofondo un pezzo di Storia d’Italia – il periodo stragista, la strategia della tensione, il conflitto a bassa intensità – e viene recitato un elenco infinito di nomi di ragazzi, morti violentemente per un ideale. Fra quei nomi, insieme a Pinelli e Impastato, c’è anche quello di Argada.

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“Il fascismo è una mentalità” sottolinea Sesto, “Adelchi aveva solo 20 anni e molti sogni da realizzare. Dobbiamo ricordarlo per non dimenticare le nostre radici. Perché noi eravamo giovani, istintivi e testardi. Ma avevamo ragione”. S’intrecciano i ricordi, ed emergono quelli di Masi, insieme con quelli di Italo Reale e di Rosa Tavella, che li condividono nel loro intervento. Riaffiora “il clima di terrore e la lotta di classe” di quegli anni, in cui ci s’incontrava al Circolo PC di Bella, e con il buio – per non essere intercettati dai militanti fascisti – ci si partiva per incollare i manifesti con colla di farina e soda – perché quelli non riuscissero a staccarli. Si rivendicava “uno spazio per fare politica attiva, e per conquistarlo si doveva combattere materialmente”. “Oggi si dovrebbe combattere con nuovi mezzi per la pace” sottolinea Tavella. Anche se, secondo Bagnato, che rivendica il valore fondante dell’Utopia come strumento ideale per dare senso alla vita, “oggi la sinistra si è suicidata, non agisce diversamente dagli altri partiti”. Sulle difficoltà del momento politico presente, in realtà tutti sono d’accordo, compreso Pandolfo, che suggerisce il superamento dei “dissidi interni” che allontanano l’elettorato, in un mondo peraltro totalmente diverso da quello degli anni ‘70. “Ciò che più dovrebbe spaventarci è la mancanza di memoria” conclude Vallone, “Non dobbiamo avere nostalgia, ma una memoria attualizzata, che nutra la nostra spinta ideale verso il futuro”.

Giulia De Sensi

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