Lamezia, si è spento il filosofo Paolino Mongiardo: il ricordo della figlia

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Lamezia Terme - Si è spento ieri all’ospedale di Lamezia Terme, lo scrittore Paolino Mongiardo, all’età di 91 anni, dopo una lunga malattia, assistito costantemente dalle cure di sua figlia. Filosofo contemporaneo, specialista in psicologia della scrittura e in investigazioni criminali, Paolino Mongiardo ha insegnato lettere e filosofia nella scuola pubblica, esercitando la professione di consulente tecnico psicografologo, prima presso il tribunale di Roma e poi, ritornato in Calabria, presso il tribunale di Lamezia Terme, dove si recava spesso per incontrare sua figlia Antonella, dirigente scolastica che così lo ricorda: “Autore di numerosi saggi filosofici e testi sulla psicologia della scrittura, Paolino Mongiardo è nato a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio il 15 giugno 1933. All’età di quattro anni perse il padre a causa di un brutto incidente. Unico figlio, rimase a vivere con la madre fino all’età di 14 anni. A questa età, anno in cui è passato da qualche mese lo spaventoso terremoto del 1947, lasciò la Calabria e si avventurò nella sua amata Roma alla ricerca di un lavoro qualunque che gli consentisse di sostentarsi e di frequentare una scuola serale per lavoratori per istruirsi. Possedeva solo la licenza elementare e aspirava di conseguire col tempo, lavorando, un diploma superiore, al quale al massimo giungevano i suoi compagni compaesani, mandati a scuola dai genitori con tutti i mezzi a disposizione. Paolino, trovate le 2000 lire necessarie per il biglietto per Roma, all’insaputa dei suoi raccozzò una valigetta di cartone con effetti personali e partì. Egli, guardando il suo paese illuminato mentre il treno iniziava la marcia, con le lacrime agli occhi giurò a sé stesso che non sarebbe più tornato al paese se non con un titolo di studio. A Roma per i primi giorni trovò asilo presso lontani parenti del paese, ma presto trovò un lavoro di apprendista calzolaio e se ne andò per conto suo. Era l’unico lavoro che sapesse un po’ fare perché in paese dagli undici ai 14 anni aveva lavorato in un’ottima bottega, non avendo avuto la sua mamma la possibilità economica di mandarlo a scuola come gli altri ragazzi. Il primo lavoro lo trovò presso una bottega in Via Alcamo. Il secondo lavoro lo trovò al Pigneto presso un artista di nome Armignacca e il terzo e ultimo lavoro a Roma lo trovò in Via di Torpignattara, nella bottega di un ciabattino di origine sicula. Era l’Anno Santo, il 1950, quando Paolino riusci’ finalmente a trovare una scuola romana che insegnava per corrispondenza, l’Istituto Volontà di Via Arno. Per avere più tempo di studiare dopo il lavoro, Paolino si trasferì a Vercelli, dove gli avevano offerto un lavoro all’interno del Distretto Militare, prospiciente il campo sportivo, dove egli non mise mai piede per non perdere tempo a danno dello studio. Per tutta la vita non conoscerà mai un campo sportivo e non vorrà mai sentirne parlare. Dopo un anno di intensa preparazione per corrispondenza sostiene esami da esterno presso i Salesiani di Soverato e viene promosso in prima battuta. Incoraggiato dal successo, si iscrive per il ginnasio allo stesso Istituto, dove diventa l’allievo prediletto del prof di matematica Aldo Maruccelli, col quale si ritroveranno insieme successivamente quando il Marrucelli diventa professore di matematica alla facoltà di architettura. Finito il ginnasio, Paolino si iscrisse al liceo classico Augusto di Roma. Un lusso che non poteva permettersi ma con l’aiuto economico di suoi parenti residenti a Brooklyn e qualche lavoro che faceva nel pomeriggio riuscì a frequentare di mattina il liceo”.

“Conseguita la maturità classica, il giovane - prosegue - si iscrisse a Filosofia ed ebbe la fortuna di avere come insegnanti il fior fiore dei professori: Ugo Spirito, Guido Calogero, Natalino Sapegno, Ettore Paratore, Franco Lombardi, Aldo Ghisalberti e Visalberghi, Raffaello Morghen. Non gli sembrava vero quando il presidente di turno alle lauree quel giorno che fu Guido Calogero lo nominò dottore in filosofia. Una gioia immensa, ma vissuta da solo, perché non c’era nessuno con lui per congratularsi, come facevano tutti gli altri parenti presenti alla cerimonia. La tesi di laurea, pubblicata dopo 56 anni, se la scrisse da sé impostandola come un libello da pubblicare. Fu il suo primo scritto ufficiale, dopo quelli che aveva fatto come compiti a scuola o a casa sotto la supervisione di Ugo Spirito. Insegnò per venti anni negli istituti superiori, durante i quali non scrisse alcun libro. I soli scritti che fece furono quelli per il concorso a cattedra. Da pensionato, Paolino Mongiardo riprese a scrivere arrivando a comporre e pubblicare 10 libri e diversi testi di argomento filosofico ancora non pubblicato. L’ultimo saggio di filosofia, l’undicesimo, riguarda il problema gnoseologico in Tommaso Campanella, preso a cuore dall’editore Gangemi di Roma, con sede a via Giulia. Paolino Mongiardo, prima di morire, ha espresso la volontà di dedicare il suo ultimo libro alla sua amata figlia Antonella, la quale anni prima gli aveva suggerito l’idea di scriverlo e alla quale pensava sempre, durante la stesura, come sua musa ispiratrice”.   

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