
Catanzaro – “A me la riforma Nordio non piace, e lo dico senza infingimenti per una ragione di metodo e per una ragione di merito”. Non poteva non centrare il cuore del dibattito politico e pubblico la relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto di Catanzaro della presidente della Corte d'appello Concettina Epifanio.
“A nessuna delle criticità strutturali la riforma Nordio offre una soluzione”.
“Come mi è già capitato di affermare in altre occasioni pubbliche – scrive nella relazione - la riforma Nordio non è (solo) la riforma sulla separazione delle carriere, e non è neanche la riforma della giustizia. Certo, se la legge costituzionale entrerà in vigore le carriere dei giudici saranno separate da quelle dei pubblici ministeri e la giustizia generalmente intesa (rectius, la magistratura) muterà il proprio volto. Ma qui non si tratta soltanto di separare le carriere”.

Per poi aggiungere: “Essendo in pieno svolgimento la campagna referendaria, anche quest'anno l'anno giudiziario si apre in un clima di polemica e contrapposizione che fa male a chiunque abbia a cuore il mondo della giustizia. Ma tant'è! II processo di riforma è ormai giunto alle fasi finali e sarà il popolo sovrano - che, speriamo vada numeroso alle urne consapevole e informato, scrollandosi dall'astensionismo che ormai da tempo caratterizza tutte le elezioni”.

“Le leggi, soprattutto quelle che modificano i principi costituzionali dello Stato, non devono giovare né al Governo, né agli avvocati, né ai magistrati ma servire esclusivamente alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e alla salvaguardia e alla promozione della dignità umana. Sarebbe la fine dello Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, come noi l'abbiamo conosciuto, se la magistratura diventasse strumento di governo, perdendo la propria autonomia e indipendenza. Presenti le più alte cariche istituzionali della Regione, le autorità militari e civili, Epifano si è soffermata sui dati e sul lavoro del distretto, ponendo per prima l’attenzione sul problema del sovraffollamento delle carceri.
Sovraffollamento carceri è negazione della Costituzione
"Una problematica su cui sento forte la necessità di soffermarmi anche quest'anno riguarda il sovraffollamento carcerario – si legge nella relazione - che nella relazione dello scorso anno definivo una vera e propria vergogna nazionale, anche se per la verità si tratta purtroppo di un fenomeno che riguarda anche tanti altri Paesi europei e non solo. Su questo tema voglio e devo tornare perché interpella la mia coscienza di giudice, di cittadina, di cristiana".
"Alla data del 30 giugno 2024 - ha proseguito - il sovraffollamento riguardava sei Istituti penitenziari su sette: ne era esente solo il carcere di Catanzaro. A un anno di distanza è diminuito il numero delle carceri sovraffollate: solo tre su sette: Castrovillari è passato da una percentuale del 132,79% al 49%; Rossano dal 122% al 120%; Crotone dal 140% al 128%. Ma questi risultati non ci confortano più di tanto. Fino a quando la situazione delle carceri italiane continuerà ad avere le criticità prima evidenziate, divenute ormai strutturali, sarà sempre concreto iI rischio che l'art 27, comma 3, della Costituzione resti soltanto una mera affermazione di principio. Il sovraffollamento è, anzi, violazione e negazione di quell'articolo, sia nella parte in cui proclama che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, sia nella parte in cui dichiara che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato".

Presenza pervasiva della ‘ndrangheta su tutto il territorio
Ampi stralci della relazione sono stati dedicati al contrasto alla criminalità organizzata: "La piaga purulenta che continua a mettere a rischio, in tutto il distretto, il tessuto sano di una comunità che nella stragrande maggioranza dei suoi componenti vorrebbe vivere in pace – spiega Epifano - è rappresentata dalla presenza asfissiante e pervasiva della 'ndrangheta, che nonostante l'impegno costante delle forze dell'ordine e della magistratura, parte perpetuarsi, di padre in figlio, di generazione in generazione". Epifano cita la relazione del procuratore capo della Dda Di Catanzaro, Salvatore Curcio, da cui emerge che "la 'ndrangheta è ormai riconosciuta come l'organizzazione criminale più pericolosa e più potente tra le mafie. Tutti i circondari del distretto registrano dunque - ha poi aggiunto la presidente della Corte d'appello di Catanzaro nella relazione - la presenza di potenti, insidiose e temibili associazioni per delinquere di stampo 'ndranghetista, che hanno una elevata capacità di condizionamento e infiltrazioni nei settori economici, istituzionali e politici del territorio. Il fenomeno è talmente preponderante che nella Procura di Catanzaro ben 15 sostituti su un organico complessivo di 30 magistrati sono assegnati alla Direzione distrettuale antimafia. E, come evidenzia il procuratore Curcio nella sua relazione, l'impegno che vene richiesto a questi magistrati continua a essere gravosissimo". Nel periodo 1 luglio 2024-30 giugno 2025, "i procedimenti scritti per il delitto ex articolo 416 bis codice penale sono stati 85, restando sostanzialmente inalterato il numero complessivo di iscrizioni rispetto a quelle del periodo precedente".
G.V.
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