A Lamezia arriva il “Tenente Colombo” con Pietro Bontempo: "I retroscena del femminicidio perfetto smascherato"

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Lamezia Terme - Andrà in scena il 29 gennaio alle 21 al Grandinetti di Lamezia, per la Stagione Teatrale di AMA, “Tenente Colombo – Analisi di un omicidio”, con Gianluca Ramazzotti nei panni del protagonista e Pietro Bontempo in quelli dell’assassino: i due ridaranno vita a un poliziesco divenuto celebre sul piccolo schermo, ma nato in realtà proprio da una commedia teatrale, e già con un enorme successo di pubblico in America e in Europa. Bontempo ce ne parla, disvelando i retroscena di quello che è in realtà un femminicidio ante litteram, compiuto, per il colmo, da uno psichiatra.

Come nasce l’idea di riportare il personaggio del tenente Colombo a teatro, e di proporlo anche in Italia dopo il successo riscosso all’estero?

“Nasce da una curiosità del produttore e primo attore Ramazzotti: una buona idea, considerando che pochissimi sanno che il personaggio di Colombo viene da un’opera teatrale. Chi la sceneggiò scrisse qualcosa che andava talmente bene per il piccolo schermo che sembrava fatta a posta. Tante volte non ci si aspetta che determinate storie di successo vengano dal teatro, invece, secondo me è un dato molto importante. In Italia, in particolare, spesso mancano le condizioni perché ciò che viene scritto per il teatro passi al Cinema o in televisione, come invece accade in America, Francia o Inghilterra. Se l’Italia facesse lo stesso questo andrebbe molto a nostro vantaggio, sia per quanto riguarda il piccolo che il grande schermo”.

Cos’ha di speciale il tenente Colombo come personaggio, e perché cattura da sempre l’attenzione del pubblico?

“Colombo è uno che si fa passare per una persona modesta, che non arriverà a nulla; invece poi riesce a far cadere l’assassino in trappola. Si presenta volutamente con un profilo basso, cosa che fa sentire il colpevole al sicuro, e poi rivela la propria intelligenza, il saper andare in fondo alle cose. “Lei arriva con la sua Peugeot 59, con il cane, la moglie, in modo che la gente la sottovaluti, per farli inciampare”, gli dice in scena l’assassino (io, appunto) che fra l’altro si rivela al pubblico da principio, uccidendo la propria moglie (che poi è veramente mia moglie) già nella prima scena. L’intero spettacolo è dedicato al disvelamento geniale dell’omicidio da parte di Colombo”.

Cosa c’è di particolare nel rapporto fra il tenente Colombo e l’assassino che alla fine arresterà, rispetto ad altri polizieschi classici?

“Tutto si basa sulla supposizione dell’assassino di averla fatta franca. Anche nella realtà chi uccide pensa spesso di aver fatto il delitto perfetto – ed esistono comunque tantissimi casi irrisolti, anche se abbiamo l’illusione che tutto sempre si risolva. Il nostro assassino suppone di eludere la giustizia in quanto psicologo: crede di penetrare a fondo la coscienza umana, di saperla pilotare e irretire. Be’, non succederà”.

Era già stato a recitare in Calabria e a Lamezia? Che immagine ha di questo posto?

“Certo, ero già stato in Calabria, e ho già visto Lamezia. Mia moglie, Caterina Misasi, è infatti di Cosenza e siamo molto legati alla Calabria. Io stesso sono abruzzese, ed entrambe le nostre regioni sono un po’ in seconda linea per quanto riguarda la presenza nei circuiti teatrali, cosa di cui soffriamo un po’. Dunque, quando si vedono spettacoli di qualità come questo, che riescono ad arrivare, siamo sempre molto felici”.

Giulia De Sensi

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